
In termini assoluti anche i risultati delle parziali consultazioni amministrative definiscono il quadro politico così come le indagini recenti avevano fotografato, il recupero delle opposizioni avanti di qualche decimo nei sondaggi e il centro-destra che verrebbe eroso dalla scissione operata dal nuovo out-sider di ultra-destra ovvero il Generale che vuole rimettere ordine al mondo finito “all’incontrario”
Le elezioni amministrative che naturalmente risentono della peculiarità delle aree dove si sono svolte non recano particolari segnali di novità, semmai confermano una certa stabilità dei quadri politici locali e confermano la tendenza più che pericolosa della diserzione democratica dei nostri concittadini, un vero e proprio allarme che denuncia uno stato di crisi difficile da rovesciare, punte di astensionismo che vedono per esempio nella regione siciliana restare a casa pressoché la metà dell’elettorato.
Il deficit democratico è il terreno di coltura classico delle risposte avventuristiche alle crisi, in qualche caso mitigato da alcuni campioni dell’usato sicuro che si celano dietro il civismo, ma in qualche altro da offerte esplicite di nuove aggregazioni dal segno ambiguo, “né di destra né di sinistra”, che sottraggono l’elettorato ai partiti tradizionali nelle occasioni amministrative.
Così come non c’è stata la spallata che qualcuno imprudentemente vaticinava, la destra di governo conferma le proprie amministrazioni uscenti nei comuni capoluogo e riconquista Reggio con una proposta politica a metà fra la commedia di Albanese e la mai sopita retorica della rivolta cittadina, contro cosa e contro chi non è dato comprendere.
Autonomismo identitario, lotta al centralismo regionale e nazionale, allarme sicuritario sono stati i temi dominanti di campagne elettorali che per loro natura hanno esaltato legittimamente i campanilismi alle prese con il farraginoso lascito della fine delle province che erano il corpo intermedio collante fra regioni e comuni. Molte Città si sono aggrappate, per ottenere finanziamenti, alle iniziative dei singoli deputati ed ai loro emendamenti spot per ottenere scampoli di beneficio all’interno della legge Finanziaria dello Stato.
Una pratica antica che segnala l’arretratezza dei nostri enti locali sui quali nella seconda repubblica é ricaduta la scure della revisione della spesa pubblica che ha penalizzato amministrazioni e cittadini che si sono visti privati dei servizi essenziali per i quali non saranno sufficienti i buoni auspici contenuti nei programmi- elettorali.
Buoni risultati socialisti in particolare al Sud meglio con simbolo proprio ( Avanti-PSI o solo PSI) che in ordine sparso, affermazioni di candidati in liste civiche o del Sindaco, segnalo fra gli altri il ritorno di un consigliere a Mantova così come il successo personale di due giovani
A Salerno Simona Calzaretti ( ottimo
Successo della Lista) ed a Modugno in Puglia seppur risultato Secondo candidato Sindaco più votato Giovanni Lomoro ha trascinato la lista socialista. É stata un’ottima affermazione la prossima volta andrà ancora meglio.
Infine, la coalizione appare sempre meno a tre punte, i partiti AVS e Cinquestelle escono piuttosto ridimensionati; l’area sfusa e sparsa del centro-sinistra che commentatori e giornali tendono a nascondere in realtà ha una sua consistenza elettorale. Meno consistenza politica; ma questo dev’essere e può essere il compito delle forze che la compongono di trovare le strade più idonee per assemblarla.
p.s. Si vota anche in Sardegna il 7 e l’8 Giugno.
Bobo Craxi

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