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Le droghe legalizzate in carcere potrebbero far bene anche lì

Premesso che dopo l’approvazione della Camera del ddl che stabilisce che i detenuti tossicodipendenti non debbano restare in carcere ma, se aderiscono ad un programma di  recupero, debbano scontare la pena agli arresti domiciliari…. non è certo così che sia stato risolto uno dei tanti problemi della privazione della libertà a persone in attesa di sentenza o che scontano la pena.

di Vincenzo Donvito | 18 Agosto 2026

Premesso che dopo l’approvazione della Camera del ddl che stabilisce che i detenuti tossicodipendenti non debbano restare in carcere ma, se aderiscono ad un programma di  recupero, debbano scontare la pena agli arresti domiciliari…. non è certo così che sia stato risolto uno dei tanti problemi della privazione della libertà a persone in attesa di sentenza o che scontano la pena.

Sono fatti/tragedie quotidiane legate al sovraffollamento, alla carenza strutturale delle case circondariali e alla qualità della  vita dentro le stesse, che rendono queste ultime delle bombe che esplodono ogni giorno, invece che luoghi di detenzione per il recupero sociale e civile degli ospiti. Coinvolgendo in questa situazione anche tutti coloro che ci lavorano, dal personale amministrativo fino alle  guardie carcerarie.

Prendiamo quanto accade a Prato, ultimo tra i tanti simili casi, anche se la città toscana ultimamente si sta ben distinguendo per le sue criticità 

Domenica scorsa sono stati individuati lanci di sostanze stupefacenti dall’esterno, con conseguente reazione da parte delle guardie carcerarie, una  delle quali è sotto accusa per tentato omicidio: avrebbe sparato e ferito un detenuto che fuggiva verso una impossibile fuga. Disperati entrambi, per la propria condizione uno e per la tensione del proprio servizio l’altro.

Le droghe, come i telefonini, circolano liberamente nelle carceri (talvolta anche con la complicità del personale di custodia), e l’episodio pratese è solo punta di un iceberg. Chi fa uso di sostanze illegali non è necessariamente tossicodipendente ma – diciamo – un consumatore ricreativo, soprattutto di sostanze tipo hashish e marijuana. Sostanze che, se fossero consumate al pari del tabacco (droga legale, che nessuno penserebbe mai di proibire in carcere, pena ulteriori motivi di esplosione dei reclusi), attenuerebbero tensioni e atti di violenza/illegalità per procurarsele. 

Allora perché non fornire ai detenuti queste sostanze? Perché sono illegali? Premesso che il loro  consumo è illecito e non illegale (soggetto, nel caso a richiamo/sanzione amministrativa) e che è illegale produzione e spaccio… così come si sono fatti esperimenti che a suo tempo hanno portato alla  legalizzazione  della cannabis per uso terapeutico, perché non si può fare altrettanto per l’uso ricreativo? Ovviamente i detenuti non dovrebbero essere cavie come i topi in gabbia, ma soggetti che volontariamente si mettono a disposizione per un esperimento al fine di verificare/studiare le reazioni di questo consumo su soggetti non portatori di patologie mediche.

Ci rendiamo conto che c’è un problema di fondo: chi decide per gli esperimenti e per l’eventuale cambio di normativa per legalizzare i consumi individuali è quella politica che non vedrebbe l’ora di far tornare reato anche il semplice consumo…. ma non fa nulla oltre che dirlo in occasione di qualche propaganda elettorale.

Il vantaggio sarebbe doppio. L’esperimento, direttamente tangibile e con alto potenziale numero di soggetti disponibili a farne parte, attenuerebbe molto le tensioni carcerarie comunicando anche ai detenuti la disponibilità dell’amministrazione a venir loro incontro per le difficoltà in corso. Dall’altro porrebbe il nostro Paese all’avanguardia per una sperimentazione che, considerato anche come succede in tanti altri Paesi nostri stretti alleati (Paesi Ue, Usa, Canada, etc), non potrebbe che far bene a persone e diritto.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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