
Tendenza alla cosiddetta “moralizzazione del capitale”.
Perchè l’uomo non dovrebbe amare il denaro ma usarlo per soddisfare i propri bisogni materiali senza arrivare a idolatrarlo, sentirlo come mezzo e non come fine.
Questa idolatria è , a nostro parere, il cancro dei nostri tempi .
I media ci tartassano quotidianamente con notizie della Borsa, dell’andamento dei titoli che spesso sono basati fittiziamente proprio “sulla sabbia”…. banche che hanno speculato acquistando il “ nulla” con i denari dei propri clienti che ingenuamente glieli hanno affidati.
Non siamo economisti, come si può chiaramente capire dal nostro modo di esprimerci e non , e non entriamo nel merito. Ma guardando ciò che sta accadendo con gli occhi della gente comune, che di economia si intende poco, e ancora meno di finanza, non si può fare a meno di considerare che anche gli economisti, i banchieri, hanno ammesso di avere fatto errori di valutazione sulla “bolla” che si sta abbattendo anche sulla nostra Europa, sui cittadini ignari, inconsapevoli e incolpevoli. Non è stata infatti prevista e considerata l’estrema volatilità che si stava abbattendo sull’intero sistema finanziario, pur confermando la solidità del nostro sistema per non creare allarmismo. Ma chi può affermare che proprio questa sia una valutazione giusta? L’esortazione a mantenere la fiducia, stare all’erta ma non cadere nel panico e avere attenzione all’economia reale, potrebbe essere un modo per tranquillizzare la popolazione e i mercati, ma i dubbi sono ancora tanti.
Mai come oggi si dovrebbe tendere a un equilibrio fra ricchezza materiale e ricchezza interiore.
Il denaro è ovviamente utile, necessario per vivere dignitosamente, per procurare benessere, per stare al passo con i tempi, per seguire il progresso scientifico e tecnologico.
Ma non si può e non si deve dimenticare che l’uomo è un microcosmo composto da “anima, cuore, mente” e che si deve preoccupare anche del proprio percorso spirituale.
Non tutti siamo San Francesco. Ma il denaro dovrebbe servire a renderci liberi dai bisogni, dai problemi di sopravvivenza quotidiana, e liberi di pensare e riflettere anche sulla propria interiorità.
Denaro procurato onestamente con il lavoro, da reinvestire per creare nuovo lavoro, per l’acquisto di beni, primari, necessari o anche voluttuari ma comunque rimesso in circolo per rendere l’economia reale e dinamica, virtuosa. Certamente non dovrebbe dare origine a una perversa rete virtuale ricca di speculazioni per offrire soltanto a pochi, potenti, il potere sulla vita di tutti gli altri.
Questo è il mio pensiero, da sempre, da quando , da giovane, mi definivo laica-social-liberale e qualcuno mi diceva che ero contraddittoria. Non lo pensavo allora e tanto meno lo penso ora.
Nei periodi di crisi è la donna che ne risente di più.
Colf, moglie, madre, figlia e lavoratrice, una serie di ruoli, è impegnata su molti fronti..quando si dice farsi in quattro, niente si adatta meglio alla donna.
Spesso non si tratta di fatica fisica, ci sono degli aiuti esterni, baby sitter, gli aiuti domestici, badanti…naturalmente a pagamento per chi se lo può permettere… sono un sostegno ma ce ne saranno sempre meno. Ma la fatica più grande è mentale e psicologica.
(Una parentesi per una raccomandazione ai giornalisti: ragazzi, smettetela di definire anziani i sessantenni…)
L’organizzazione della famiglia più o meno allargata… La cinquanta sessantenne, non ha le risorse fisiche e psichiche della trentenne, ma ha l’esperienza…
Ci si sveglia la mattina e una mole di pensieri si affollano, per i figli, i nipoti, i genitori anziani, i veri grandi vecchi…e arrivare alla fine del mese…voglia di scappare?
Ma il senso del dovere che contraddistingue noi donne, in generale, con le dovute eccezioni, ci fa rimboccare le maniche, anche quelle dei neuroni, e si va avanti.
Mia madre..no, lascialo fare, lui è un uomo..frase ricorrente..alludendo a mio fratello.
Infatti spetta a noi, non solo per dovere ma perchè dotate di buon senso e di pazienza, sostenere i nostri vecchi, ridare fiducia ai notri giovani che tendono sempre più a vivere all’impronta, lavoricchiando di qua e dilà: ben venga il lavoretto, ma come momento contingente in un contesto progettuale di vita.
E allora noi, per stare al passo coi tempi, dobbiamo anche evolverci, utilizzare le tecnologie avanzate , internet, you tube, FB.
La generazione del dopoguerra, la mia generazione è nata e vissuta per anni senza tv, senza frigo e lavatrice ha preso il tram… e oggi ci ritroviamo a messaggiare e spippolare sulla tastiera… Abbiamo conosciuto i vinile e i registratori a nastro, e oggi arranchiamo per non perdere la connessione con le nuove generazioni…, che sarebbe davvero pericoloso….
E le istituzioni? Non è più il momento, a mio parere di destinare contributi e contributini più o meno a pioggia per assicurarsi l’elettorato.. L’ AC taglia il sociale, spesso destinato a sostenere sedicenti cittadini in difficoltà, con controlli che lasciano a desiderare, edifici pubblici dati a beneficio di persone non sempre realmente disagiate…e la società della salute? Grandi promesse ma quando si ha bisogno dell’ospedale, sono dolori….e peggio di visite ambulatoriale, per carenze di presidi sanitari territoriali.
E ci chiediamo a chi quando e come vengono destinate le risorse pubbliche:sarebbe sufficiente migliorare i servizi, renderli efficienti anche per chi non ha bisogni particolari ma per rendere il quotidiano vivibile: asili nido per tutti, per esempio…anzichè ipotizzare il sostegno psicologico per gli operatori dei call center trattati male dagli utenti pazienti, o invitare i cittadini a sottoporsi a controlli medici..basterebbe rispondere ai bisogni….
Le famiglie non disagiate, si stanno avvicinando alla soglia di povertà in quanto hanno tutto sulle loro spalle e devono farsi carico di quei servizi che una buona amministrazione dovrebbe garantire..dalla mobilità, alla sanità, al sostegno reale di bambini e anziani che non si risolve con vacanze estive a costi ridotti per gli uni e per gli altri. Occorre facilitare la vita di tutti i giorni, non con aiuti diretti ma evitando di mettere paletti impossibili, bastoni fra le ruote per chi quotidianamente, le donne in particolare, anche quelle che non lavorano hanno da fare..occcuparsi dei bambini degli anziani della casa… Disincentivare l’uso della macchina? E dove sono i mezzi pubblici, dov’è una rete integrata che possa soddisfare la mobilità?
Si bloccano le strade, si riducono le carreggiate nei pochi viali ad ampio respiro, si cambiano le direzioni di marcia, costringendo a gimkane indescrivibili ..per non parlare della gestione allegra dei parcheggi.
I nostri giovani vogliono scappare da Firenze, che gli sta stretta, che sta diventando il bengodi per giovani di altri paesi. Ben venga lo scambio culturale internazionale, ma dobbiamo pensare anche ai giovani di casa nostra.
Invece si destinano le risorse per le piste ciclabili, perchè si è deciso di privilegiare la bicicletta. Si va verso il bikesharing, per carità ottimo per piccoli spostamenti o per chi si vuole divertire a farsi un giretto . Ma non affronta certo e tanto meno risolve il problema della mobilità.
61 km di piste, di cui 30 negli ultimi due anni..sempre vuote, come vuoti sono i cantieri che affogano la città, vuoti di mano d’opera…e le piste esistenti carenti di manutenzione e piene di buche, come le strade…che fine hanno fatto le risorse promesse per rendere le strade meno pericolose per ciclisti e due ruote eper le sospensioni delle quattro ruote? E i dissuasori di velocità, quelle cunette artificiali non sempre adeguatamente segnalate e dunque pericolose?
Negli ultimi 10 anni, sono stati realizzati progetti le cui cantierizzazioni hanno creato non pochi disagi ai cittadini e…finalmente portati a termine, non uno soltanto è stato realizzato a regola d’arte..sempre qualche errore di calcolo, previsioni sballate, sottopassi troppo stretti troppo bassi, troppo curvi e gli autotreni non ci passano e i bus nemmeno.
L’ovonda, che per mesi ha creato il caos intorno alla fortezza, le corsie dei bus in mezzo a viali destinati allo scorrimento per uscire e entrare dalla città, ridotti a corsie perennemente intasate e la corsia dei bus, guai a toccarla e…vuota. E le carreggiate laterali con le auto in coda, che certamente non giova all’ambiente, con il traffico che si riversa per andare da un capo all’altro della città, dato che una sorta di circonvallazione non si è riusciti a realizzarla..cordoli in ogni dove pericolosissimi per le due ruote e non. Ultima trovata, gli spartitraffico sul viale del Poggio Imperiale…….
Si dice che gli incidenti sono diminuiti del 40 per cento. ….
E non voglio parlare della tramvia e della invasività allucinante, ora della cantierizzazione, e domani? Si vedrà…Perchè le varianti in corso d’opera sono all’ordine del giorno, i lavori bloccati continuamente con le più svariate motivazioni, si procede a vista, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, senza una vera e sincronica visione d’insieme, senza un progetto di viabilità a 360 gradi che una volta terminato, risolverebbe almeno in parte i problemi di mobilità. I mezzi pubblici? Non ne parliamo… di notte? A piedi o in taxi., con la ZTL notturna… Questi i limiti del project financing, finalizzato alla realizzazione di progetti definiti…o quello o ciccia!
La segnaletica assolutamente inadeguata, agli ingressi della città, per non parlare di quella di accesso alle porte telematiche che ha prodotto ricorsi a non finire per contravvenzione elevate per scarsa trasparenza..
I miei 10 anni al quartiere come consigliere di opposizione sono stati per ricaduta pressochè inesistenti, dato che qualunque mozione relativa alle piccole cose delle quali si dovrebbe occupare proprio il consiglio di quartiere, sono state sempre disattese.Una soddisfazione grama è stata quella vedere realizzate alcune istanze fatte negli anni e, spesso ironicamente rifiutate a suo tempo.dalla maggioranza ..i posacenere ai cestini, i vespasiani incrementati ma ancora assolutamente insufficienti, il progetto realizzato in altre città, Roma, di evidenziare con display o altro la chiusura e l’apertura delle porte telematiche,( ordinati, poi, dal sindachino).
Questi anni mi piace definirli il massimo dell’autolesionismo e del masochismo, certo ironicamente.
Dunque da un lato scelte politiche superficiali e di comodo, dall’altro progetti affidati a urbanisti incompetenti. Peccato che uno di questi, dirigente dell’ufficio traffico dal 2001, sia proprio una donna.
E allora, basta raccontarci che donna è bello, che le donne sono più intelligenti degli uomini… siamo persone, più o meno competenti, più o meno volenterose più o meno tutto….senza distinzione di genere.

grazie carissima. ho scritto questo pezzo 5 anni fa.. ma l’ho riproposto perchè non mi pare sia cambiato granchè
Carla, bel pezzo letto tutto d’un fiato! Dopo aver sottolineato, mentalmente, la differenza tra ” Donna e donna ” [lo faccio sempre anche tra Uomo ed uomo] aggiungo che, per me, il ruolo della Donna, nella società di ieri e di oggi, “non ha mai smesso di cullare nel proprio ventre il seme della speranza, della cura, del rispetto della persona e dei suoi diritti”
A differenza dell’Uomo, poi, la Donna è, oggi, anche protagonista pronta a sfidare culturalmente e politicamente il nuovo mondo. Il gioco è appena iniziato!