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Le carceri della vergogna

di Redazione Pensalibero.it | 9 Luglio 2015

clip_image001Di recente ho letto il libro di Alfredo Cosco e Carmelo Musumeci “Fuga dall’assassino dei sogni”.

In fondo al romanzo sono state inserite delle testimonianze di vari detenuti passati, anni fa, nelle carceri dell’Asinara e di Pianosa.

Nel 1975, in seguito a episodi di terrorismo, lo Stato introdusse in alcuni istituti penitenziari dei reparti speciali.

I detenuti che hanno narrato le loro vicende, si sono trovati a passare in questi reparti negli anni ’90.

Uno dei titoli che sono stati date a queste lettere dice: quando lo racconteremo, non ci crederanno.

La nostra costituzione prevede che chi commette reato venga tolto dalla società e, come pena, debba scontare un periodo in carcere. Tale periodo, deve servire alla comprensione del reato e alla riabilitazione del soggetto.

Ho sempre creduto fortemente in questo concetto.

Ebbene, leggendo queste pagine… ho scoperto un mondo dove era consentita la tortura, dove nulla è servito alla correzione dell’uomo, ma, semmai, all’abbruttimento e all’annientamento dello stesso.

La detenzione consisteva in frequenti pestaggi quotidiani. In persone lasciate al freddo, col cibo “corretto” da sputi, urina, preservativi usati, pezzi di vetro… tanto che molti dei detenuti avevano un importante calo fisico.

Docce consentite solo una volta alla settimana, dove le guardie si divertivano a lasciare che la persona si insaponasse, per poi levare l’acqua.

Avevano una bottiglia di acqua al giorno, e solo quella; dai rubinetti non scendeva acqua potabile.

Alcune persone, se ne ha il forte sospetto, sono state uccise di botte.

Improvvisamente in queste carceri, i delinquenti erano quelle persone che indossavano una divisa e che si arrogavano ogni diritto nei confronti di coloro che avrebbero dovuto custodire e tutelare.

Tutto ciò di fronte a uno Stato che ha consentito che ciò accadesse e col benestare di medici e altre figure che entravano lì per lavoro e che facevano finta che tutto fosse regolare.

Quando episodi simili sono accaduti in altri stati, appena se ne veniva a conoscenza, la stampa e il cinema, correvano a raccontare quanto accaduto, puntando il dito. Qui da noi… il silenzio. Se non fosse per questi detenuti che hanno avuto il coraggio di raccontare le loro vicende, nulla trapelerebbe alla luce del sole.

Qualunque sia il reato commesso, dobbiamo sempre concedere la possibilità alla redenzione. Siamo in uno Stato di giustizia, non di vendetta.

Riporto alcune testimonianze che valgono più di tante parole: “Una volta litigai con un detenuto e mi portarono alle celle d’isolamento, dove mi conciarono in modo tale da lasciarmi a terra svenuto con la testa rotta, dal mattino fino al pomeriggio, senza nessun soccorso”. Antonio de Feo – Detenuto.

“Tra le altre torture c’era il dover correre, quando si usciva dalla cella, per tutto il primo braccio; io mi trovavo alla nona cella, il primo braccio era di quindici metri, c’erano altri quindici metri per arrivare al cancello dell’aria e lì, sistematicamente, si mettevano in quindici, venti o anche trenta guardie, il numero dipendeva da quante di loro volevano partecipare al gioco. Ci facevano togliere le scarpe, ci perquisivano, poi, mentre recuperavamo le scarpe buttate a terra, c’era chi dava una pedata, chi una manganellata, chi una spinta, chi sputava, chi ci buttava acqua; capitava si scivolasse nella curva ed erano nuove botte”. Rosario Indelicato – ex detenuto.

“Nei primi giorni era così tanto il mal di pancia dopo aver mangiato, che iniziai a nutrirmi solo di pane e frutta, ma poi dovetti soccombere e vincere la nausea. In seguito apprendemmo che nel nostro cibo ci mettevano ogni tipo di schifezza: detersivi, cibi scaduti, urina e altro”. Pasquale de Feo – detenuto.

Credo che leggendo queste righe proviate anche voi lo sdegno e un dolore particolare che prende allo stomaco. Vero, sono persone che hanno sbagliato, ma sopra questo c’è che sono esseri umani. Credo che solo chi ha un’anima nera possa gioire ed essere felice che delle persone abbiano subito tali torture.

© Miriam Ballerini

Miriam Ballerini è nata a Como il 28 ottobre 1970.

SCRITTRICE

Ambasciatrice dal 2010 dell’università della pace della Svizzera italiana.

Presidente della Universum Como dal 2010 al 2011. 


“Fuga dall’Assassino dei Sogni“- Edizioni Erranti  di  Carmelo Musumeci e Alfredo Cosco 

 

APPENDICE:  RICORDANDO PIANOSA E L’ASINARA
PREMESSA         a cura di     Marcello Dell’Anna   
–L’Isola del diavolo                                                            Carmelo Musumeci 
-Pianosa                                                                                Matteo Greco
-Quando lo racconteremo, non ci crederanno           Pasquale De Feo
-Asinara                                                                                 Sebastiano Prino
-Tortura                                                                                 Antonio De Feo
-In memoria di Pianosa                                                     Rosario Indelicato   
         
  • Pagine 278, brossura
  • Anno: 2015
  • Prezzo 14,00
  • Info e ordinazioni: zannablumusumeci@libero.it

 

Pubblicato in : Primo piano

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