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L’attentato a Trump, le teorie del complotto e la crisi Usa

Doveva essere l’evento di gala più atteso del calendario politico-mediatico americano. Si è trasformato in uno scenario da film, con le signore in abito lungo accovacciate sotto i tavoli e gli agenti del Secret Service che perlustravano ogni angolo della sala. La cena dei corrispondenti a cui Donald Trump avrebbe dovuto partecipare per la prima volta si è così rivelata il teatro del terzo attentato sventato ai suoi danni in meno di 24 mesi. Il primo, nel luglio 2024, quando un proiettile gli sfiorò l’orecchio mentre parlava a un comizio in Pennsylvania, aveva rafforzato le sue possibilità di rielezione, e la convention repubblicana della settimana successiva fu dominata dall’idea che l’ex presidente fosse stato salvato da Dio per servire la nazione.

di Alessia De Luca | 28 Aprile 2026

Doveva essere l’evento di gala più atteso del calendario politico-mediatico americano. Si è trasformato in uno scenario da film, con le signore in abito lungo accovacciate sotto i tavoli e gli agenti del Secret Service che perlustravano ogni angolo della sala. La cena dei corrispondenti a cui Donald Trump avrebbe dovuto partecipare per la prima volta si è così rivelata il teatro del terzo attentato sventato ai suoi danni in meno di 24 mesi. Il primo, nel luglio 2024, quando un proiettile gli sfiorò l’orecchio mentre parlava a un comizio in Pennsylvania, aveva rafforzato le sue possibilità di rielezione, e la convention repubblicana della settimana successiva fu dominata dall’idea che l’ex presidente fosse stato salvato da Dio per servire la nazione. Due mesi dopo, un secondo sparatore fu catturato dagli agenti dei Servizi Segreti nei pressi del campo da golf della sua residenza di Mar-a-Lago. L’incidente di Washington avviene in un momento molto diverso. Oggi l’indice di gradimento di Trump è ai minimi storici e fatica ad arrivare al 40%, mentre una maggioranza di americani pensa che sia una minaccia per la democrazia. Ciononostante, non c’è dubbio alcuno che il presidente proverà a capitalizzare l’accaduto per invertire il trend negativo: “Ho studiato gli assassinii e devo dire che in genere colpiscono le persone più incisive, quelli che agiscono di più… guardi personaggi come Abraham Lincoln” ha detto in una conferenza stampa in cui ha ringraziato i servizi di sicurezza per essere intervenuti prontamente e ha aggiunto di non essersi preoccupato. “So come va la vita – ha dichiarato – e che viviamo in un mondo folle”.

Un “assassino gentile”?

Il profilo personale dell’uomo che ha provato a colpire Trump e i rappresentanti della sua amministrazione, contribuisce a rendere la vicenda ancora più incredibile. Cresciuto a Torrance, periferia meridionale di Los Angeles, Cole Tomas Allen ha alle spalle un percorso accademico brillante: laurea in ingegneria meccanica al California Institute of Technology nel 2017, esperienze di tirocinio presso la Nasa, e un master in un istituto altrettanto prestigioso. La svolta verso una progressiva radicalizzazione potrebbe essere avvenuta tra il 2023 e l’estate dell’anno successivo, quando Allen acquistò diverse armi da fuoco e coltelli. Pochi minuti prima dell’azione, Allen ha lasciato un messaggio ai familiari, un testo che gli inquirenti stanno analizzando come possibile ‘manifesto’ della sua volontà e chiave interpretativa del gesto. In quelle righe, dense di riferimenti morali e religiosi, si definisce un “assassino federale gentile”, rivendicando una sorta di giustizia in difesa di presunti oppressi. Nel documento emerge anche un riferimento implicito al presidente Donald Trump, descritto con accuse violente. Ma al di là delle parole, ciò che colpisce gli investigatori è l’accuratezza nella preparazione del piano, che riaccende inevitabilmente il dibattito sulla sicurezza presidenziale: Allen sosteneva di aver notato lacune nella gestione della sicurezza interna dell’albergo, lamentando una concentrazione eccessiva dei controlli all’esterno e una minore attenzione agli ospiti già registrati.

Staged or not staged?

Poche ore dopo l’attentato in rete sono esplose le teorie del complotto: “Staged, or not staged”, questo è il dilemma che corre sui social, e non solo. Influencer, opinionisti e gente comune si interrogano su sorrisi sospetti, espressioni di sorpresa innaturali e studiate sul volto di alcuni dei presenti e tempistiche poco chiare che hanno indotto più di qualcuno a sospettare di una messa in scena finalizzata a confondere l’opinione pubblica e ritrovare consenso. Lo stesso popolo Maga ultimamente deluso dalle scelte del Presidente Trump, l’influencer di estrema destra Alex Jones e la ex ‘pasionaria’ Marjorie Taylor Greene nutrono dubbi. E sul web impazza la clip in cui Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, intervistata da Fox News poco prima della cena, annuncia che durante la serata “saranno sparati alcuni colpi”, un’espressione traducibile come “se ne vedranno delle belle” ma che, alla luce di quanto accaduto si presta ad altre interpretazioni. Chi sostiene la teoria dell’inside job non ha prove valide su cui basarsi ma tant’è, e a colpire è soprattutto il fatto che a prestarvi orecchio siano una parte consistente dei suoi elettori e sostenitori di un tempo. Segno che, forse, il vento è cambiato.

Un contesto rovesciato?

Su una cosa Trump ha ragione: il suo è un mestiere pericoloso. Soprattutto, pare, per lui che ha all’attivo un attentato eseguito e non riuscito per pochi centimetri, e due sventati sul nascere. Di conseguenza l’evento di Washington segna un record, ma soprattutto un contesto unico, quasi rovesciato rispetto ai casi precedenti. Il presidente, infatti, non è più un outsider in piena campagna elettorale, ma parte integrande di un establishment che ha contribuito a plasmare a sua immagine e somiglianza e che punta a schiacciare gli avversari interni e i nemici esterni con la stessa brutalità. Anche per questo, i più maliziosi hanno cominciato a sospettare una strategia, e un buon numero di ragioni che motiverebbero l’inside job: Trump vuole riconquistare almeno una parte della base MAGA, con cui il rapporto è entrato in crisi negli ultimi mesi a causa della poca trasparenza sugli Epstein files, le aggressioni dell’ICE e una guerra dei dazi che non ha portato agli Americani “l’età dell’oro” che aveva promesso ed è accelerata con la guerra all’Iran.

Qualcun altro, più genericamente, afferma che il Presidente aveva bisogno di un evento che facesse risalire il suo pessimo tasso d’approvazione crollato ai minimi man mano che l’inflazione e i prezzi della benzina aumentano in seguito alla guerra all’Iran. La verità, come sempre, potrebbe stare nel mezzo, in una società irrimediabilmente polarizzata dagli scontri politici e culturali in cui il conflitto esplode quando e dove meno te l’aspetti, in perfetta coerenza con il clima che le ha rese possibili e in cui Donald Trump ha svolto il ruolo di primo piano.

Il commento

Di Paolo Magri, Presidente del Comitato Scentifico ISPI

“La violenza politica non è nuova nella storia americana: nei 250 anni di vita, celebrati proprio quest’anno, ci sono stati almeno una dozzina di attentati a presidenti o candidati alla presidenza, metà dei quali riusciti. Un record mondiale. I fatti di sabato (pur nell’incertezza sugli obiettivi reali) fanno comunque notizia perché stabiliscono un nuovo primato: il terzo tentativo di assassinare il presidente in meno di due anni. Dopo il successo del suo “Fight fight fight” a pochi mesi dal voto, Trump proverà anche questa volta a capitalizzare l’accaduto. Se ci riuscirà, però, è tutto da vedere. Nel clima imbarbarito della politica americana non è difficile credere che una parte dell’elettorato avrà pensato – magari con qualche senso di colpa – all’occasione mancata…“.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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