Caro Bobo,
pochi giorni fa, durante l’assemblea romana in cui hai ribadito la tua adesione al centrosinistra e il tuo appoggio alla premiership di Romano Prodi, hai ripetuto in modo molto chiaro come «l’identità dei socialisti italiani» debba «essere preservata alle prossime elezioni politiche». A settembre, al dibattito organizzato nell’ambito della Festa Nazionale dell’Unità di Milano, ero presente tra il pubblico quando hai detto: «Noi socialisti abbiamo il dovere di provare, dopo 13 anni, a perseguire l’unità a sinistra».
Cito queste due frasi perché giudico entrambe come il punto di partenza necessario per una politica socialista credibile e praticabile. Vale a dire: esserci alle elezioni del 9 aprile con la propria storia e la propria identità. Ed esserci da protagonisti, non in un ruolo subordinato.
In questi giorni, sui giornali, si sono rincorse voci e indiscrezioni su possibili candidature socialiste nella lista dell’Ulivo. E oggi, su Repubblica, ho trovato la conferma della presentazione imminente del nuovo simbolo dell’ennesimo partito socialista.
Le due cose sono naturalmente contraddittorie. Ma entrambe concorrono a un solo obiettivo: seppellire definitivamente i socialisti italiani e insieme con loro, la speranza di costruire un partito e un’autentica presenza riformista nel Paese.
Ogni ipotesi di “fusione” con l’Ulivo, anche soltanto in funzione strumentale e a causa di una legge elettorale proporzionale che penalizza oltremisura i piccoli partiti, non è condivisibile. Si può scegliere di nuotare in un mare vasto ma non di annegarvi consapevolmente.
Un leader, quale tu vuoi essere, deve avere capacità di raccogliere consensi e uomini, non di disperdere risorse e potenzialità.
Personalmente ho scelto finora di restare nel Nuovo Psi, pur vivendo con estremo disagio e delusione il “balletto” e l’andirivieni di segretari nazionali e ricorsi giudiziari. La base è attonita di fronte alle schermaglie dei dirigenti. Adesso basta.
Confluire con l’Ulivo sarebbe una scelta deleteria. Perché chiuderebbe la porta a ogni possibilità di ricomposizione della famiglia socialista. Da parte nostra, credo che si debba discutere ancora sulla ipotesi di lista unitaria con la Dc di Rotondi. Una prospettiva che non mi trova entusiasta, tutt’altro.
Dopo le elezioni bisognerà seriamente riprendere in mano la questione dell’unità socialista. Aprire nuovamente il confronto con la Rosa nel Pugno e con De Michelis. Una volta passata la buriana dei seggi e dei posti da assegnare o da accaparrarsi a qualunque costo, si deve rimettere in moto la politica. Una forzatura in stile Mastella – avere un proprio partito e candidarsi nelle liste di un altro soltanto per assicurarsi un seggio – precluderebbe ogni dialogo futuro. A meno che questo non sia il vero obiettivo: portare i socialisti italiani nel futuro Partito Democratico.
Il documento siglato oggi da decine di compagni dell’attivo regionale lombardo dovrebbe darti fiducia. Esiste ancora un pezzo di storia socialista che non intende tagliare le sue radici né abdicare al suo ruolo di «soggetto riformista, liberale, laico».
Sabrina Risi

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