
Ci mancava il ministro della Salute Orazio Schillaci a rafforzare l’inconsistenza di un sistema che non funziona. L’argine della medicina di base – il medico condotto, tanto per capirci – è saltato e dopo anni ci troviamo ancora a discuterne le ragioni invece di risolvere il problema. Intanto i cittadini che non sanno più a chi rivolgersi si rivolgono al Pronto Soccorso per curare il mal di gola. Una tonsillite mette in crisi il sistema. Il ministro chiamato alla Camera a riferire sulla situazione risponde non con una visione o una prospettiva per il futuro, ma con una sequenza di banalità. Del resto a domande banali è facile cavarsela rimettendo in funzione il registratore delle risposte già sentite. La nostra salute affidata a una nenia, come se fossimo bambini noiosi da addormentare con una favola ascoltata troppe volte. Il racconto del ministro è questo: pronto soccorso congestionati, carenza di medici di medicina generale, crescente domanda di salute da parte dei cittadini. Ma davvero? Emergenze-urgenze intasate da codici bianchi e verdi, persone che potrebbero – e dovrebbero – essere seguite altrove ma che spesso non sanno dove andare. Una situazione che, dice il ministro, non sarebbe colpa né dei cittadini né dei medici di famiglia, ma il risultato di un mondo cambiato e di un sistema incapace di tenere il passo. Ha inoltre evidenziato come la professione del medico di medicina generale abbia progressivamente perso attrattività: “Carichi burocratici, isolamento professionale e mancanza di prospettive di carriera hanno allontanato i giovani medici. Chi resta regge spesso in maniera eroica un modello non più adeguato alla domanda di salute attuale”. Da qui la necessità della riforma che, sempre secondo il ministro, non smantellerebbe la figura del medico di famiglia ma ne libererebbe il potenziale. L’obiettivo sarebbe riportarlo al centro del sistema come “garante della salute dei cittadini”: non più soltanto gestore delle gravità, ma protagonista della prevenzione, della gestione della cronicità e dell’educazione agli stili di vita. Per farlo servirebbero “una squadra, strumenti digitali e un contesto organizzativo adeguato”: non un’idea astratta, ma la risposta concreta a un medico oggi spesso solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa. Complessa al punto che nel 2024 quasi sei milioni di italiani hanno rinunciato alle cure. Dunque? È la domanda che poniamo, intimiditi da una speranza ormai flebile. Ma la risposta sembra essere: nulla. Questa è la situazione, poi si vedrà cosa fare. Nel frattempo fate i gargarismi con acqua e bicarbonato. Per il mal di gola, s’intende.
Angelo Santoro

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