• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’antisemitismo di Harvard tra Trump e Hamas

Il braccio di ferro tra Harvard e Trump potrebbe concludersi la settimana prossima, con un accordo transattivo da mezzo miliardo di dollari che sbloccherebbe due miliardi di miliardi di dollari in fondi federali e risolverebbe la causa che il più antico ateneo statunitense ha intentato contro il governo che l’ha attenzionata accusandola di antisemitismo. Secondo la stampa USA, Harvard avrebbe preso la decisione come male minore, in attesa delle presidenziali del 2028. Strategia pagante? Lo dirà il tempo.

di Gregory Alegi Carmen Dal Monte | 6 Agosto 2025

di Gregory Alegi e Carmen Dal Monte*

Il braccio di ferro tra Harvard e Trump potrebbe concludersi la settimana prossima, con un accordo transattivo da mezzo miliardo di dollari che sbloccherebbe due miliardi di miliardi di dollari in fondi federali e risolverebbe la causa che il più antico ateneo statunitense ha intentato contro il governo che l’ha attenzionata accusandola di antisemitismo. Secondo la stampa USA, Harvard avrebbe preso la decisione come male minore, in attesa delle presidenziali del 2028. Strategia pagante? Lo dirà il tempo.

Quello che è già chiaro – a prescindere dal cattivo rapporto della destra statunitense con l’istruzione e la libertà d’insegnamento in generale, tema sul quale sarà necessario tornare – è che a Harvard l’antisemitismo esiste davvero, da ben prima del 7 ottobre 2023, o meglio della reazione israeliana ai massacri di Hamas.

È questa la realtà catturata dalla task force istituita dal rettore di Harvard in risposta all’accusa di non far nulla contro antisemitismo e pregiudizio anti-israeliano. Già l’introduzione è eloquente: a uno studente viene vietato di ricordare come il nonno fosse sopravvissuto all’Olocausto emigrando nell’allora Palestina Mandataria e di come avesse aiutato altri a fare altrettanto. Il motivo? Il racconto sarebbe stato poco rispettoso dei palestinesi.

Scorrendo le oltre 300 pagine, il rapporto certifica come dal 2000 il dialogo tra studenti si sia logorato: posizioni un tempo marginali sono diventate la norma, mentre le tattiche di “anti-normalizzazione” hanno escluso collaborazioni tra israeliani e palestinesi se non rigidamente politicizzate. Tra “notifiche di sfratto” e installazioni che equiparavano il sionismo al razzismo, a radicalizzare il clima è stato il movimento BDS, con proteste mirate. Sui social, campagne di shaming e messaggi ostili hanno rafforzato l’idea di negare l’esistenza stessa dello Stato di Israele (la cosiddetta “eccezione Israele”). Il risultato è che molti studenti a celare la propria identità ebraica e che nel 2023 la presenza ebraica è scesa sotto il 10%.

Negli USA, dove imperano correttezza politica e woke, colpisce che su un tema tanto delicato sia stata tollerata una tale mancanza di pluralismo accademico e regole chiare da far percepire a così tanti studenti l’università come spazio ostile. Alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, il corso Settler Colonial Determinants of Health proponeva letture che dipingevano il sionismo come artificio religioso e l’identità palestinese come unica autentica Non a caso, la parola “genocidio” appariva 13 volte, “apartheid” quattro volte e “ostaggio” zero.

C’è da stupirsi se alcuni studenti hanno letto in questo una giustificazione implicita delle violenze del 7 ottobre, mentre le loro obiezioni venivano liquidate come «mosse del colono verso l’innocenza?». Alla Graduate School of Education, un relatore a un Teach-in (“lezione autogestita”) ha rifiutato di rispondere a una domanda sul 7 ottobre fatta da uno studente dal nome ebraico dicendo «Non sono a un interrogatorio», episodio poi definito “antisemita” dagli amministratori. Alla Divinity School, una docente ha escluso fonti israeliane dal syllabus a favore della sola letteratura palestinese, dando agli studenti l’idea che il sionismo fosse un progetto di religiosità fittizia. Alla Law School, un Teaching Fellow ha invitato via email a “piangere solo le vite perdute a Gaza”, senza menzionare le vittime israeliane, usando la sua posizione per diffondere un messaggio unilaterale.

Si potrebbe continuare. Il punto è che il fatto che il medico prescriva la terapia sbagliata non vuol dire che il paziente sia sano. D’altra parte già nel 1965 Tom Lehrer, una sorta di Jannacci americano, denunciava già l’ipocrisia degli obbiettivi americani di fratellanza universale cantando che «… everybody hates the Jews!». Poiché si era laureato in matematica a Harvard nel 1946, bisogna concludere non solo che l’università non gli fece cambiare idea, ma anche che da allora poco è cambiato.

Gregory Alegi e Carmen Dal Monte*

(* da Il Riformista)

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Gregory Alegi Carmen Dal Monte

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti