
Rintuzza le critiche come Landini sindacalista. Sabato 25 ottobre realizza una grande manifestazione della Cgil a Roma contro la legge di bilancio del governo Meloni. La protesta segue altre mobilitazioni di piazza su diversi temi: la solidarietà ai palestinesi per i bombardamenti israeliani a Gaza e il sostegno ai diritti degli immigrati.
In particolare lo sciopero generale della Cgil dello scorso 3 ottobre con manifestazioni in tutta Italia causa un duro scontro con Giorgia Meloni. Sono iniziative attaccate dalla destra perché, è l’accusa, sono lontane dall’attività di sindacalista in difesa dei lavoratori.
Maurizio Landini fa il sindacalista o aspira a scendere in politica? Ambisce a diventare il segretario di un futuro partito della sinistra come sostiene qualcuno o, come dice Salvini, a fare il ministro di un governo Schlein? L’interessato replica: «Faccio il sindacalista».
La protesta della Cgil a Roma (200.000 persone secondo la confederazione) stavolta è contro la manovra economica del governo da cambiare, la manifestazione è tutta centrata sui diritti dei lavoratori come prestatori d’opera e come cittadini. Sciopero generale in arrivo? Landini sindacalista avverte: «Non escludiamo assolutamente nulla».
Il segretario della Cgil striglia Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture: «É lui che non parla da ministro» perché non ha cancellato la legge Fornero sulle pensioni come promesso ma «è riuscito a peggiorarla addirittura». In sintesi: racconta «balle».
Landini sindacalista parla a piazza San Giovanni a Roma. Espone un decalogo, una vera contro-finanziaria: salari troppo bassi da aumentare, più tasse sui profitti troppo alti come quelli delle banche, una politica industriale che guardi al futuro, lotta al precariato, misure per la sicurezza del lavoro, drenaggio fiscale insopportabile da ridurre su stipendi e pensioni, lotta all’evasione fiscale, investimenti sulla sanità pubblica e nello stato sociale invece che nell’acquisto delle armi.
Aggiunge anche un decimo punto: la difesa della libertà di stampa. Esprime solidarietà a Sigfrido Ranucci, il giornalista di Report, colpito da un attentato dinamitardo per fortuna senza gravi conseguenze. Esalta l’informazione d’inchiesta e la libertà di stampa: «Non è un caso che abbiamo chiamato la nostra manifestazione “Democrazia al lavoro”, perché pensiamo che ci sia una crisi della democrazia e la democrazia la si difende praticandola ed estendendo i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione».
Landini sindacalista vuole cambiare le scelte economiche del governo. La richiesta proveniente dalla società è forte: «Ci sono cose nuove che vengono dal Paese, dal basso, dal popolo, e c’è chi non le vuole vedere anzi, c’è chi demonizza chi scende in piazza perché ha paura della democrazia».
Il segretario della Cgil però non deve fare i conti solo con il governo di destra-centro e con la Confindustria. Ha anche il problema di ricucire i contrasti con la Cisl e la Uil. Daniela Fumarola (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) sono assenti da piazza San Giovanni. Da tempo i rapporti tra la Cgil e le altre due confederazioni sindacali sono in crisi.
Ma i sindacati divisi perdono, è una regola storica. Lama, Carniti e Benvenuto uniti mietevano grandi successi negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Luciano Lama era un grandissimo fautore dell’unità sindacale. Bruno Ugolini, ex giornalista di punta del servizio sindacale de “l’Unità” ricorda quando Lama ipotizzò perfino «il Congresso di scioglimento della CGIL per l’unità organica». Con Lama, Carniti e Benvenuto l’unità portò grandissimi successi contrattuali e sociali. Lama salvò l’unità perfino quando nel 1984 ci fu la rottura sul Patto antiinflazione con il governo Craxi: firmarono Cisl, Uil, socialisti Cgil ma non i comunisti della confederazione. Lama sembrava favorevole ma Berlinguer bloccò tutto. Il referendum del 1985 voluto dal segretario del Pci diede ragione ai firmatari dell’accordo. Dopo quello “strappo” Lama si adoperò per la ripresa dei rapporti unitari nonostante le forti difficoltà.
Rodolfo Ruocco

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