
C’è un’America che si guarda allo specchio e dice basta. Dopo anni di torpore, tra cappellini rossi e patriottismi di cartone, la gente torna in piazza contro la deriva autoritaria di Trump. Sui cartelli una frase semplice e netta: “No Kings”. Niente re, niente uomini provvidenziali. La democrazia non è un effetto speciale, è un’abitudine faticosa.
Trump scambia la leadership con il culto della propria immagine. Davanti a lui ora c’è un Paese che non vuole più inginocchiarsi. Persino tra i suoi cresce il sospetto che dietro la parola “ordine” si nasconda solo la voglia di controllo.
L’America, con tutte le sue contraddizioni, sa ancora rialzarsi e dire: non in nostro nome. E lo fa ancor di più oggi, quando le politiche isolazioniste iniziano a mietere vittime e l’inflazione galoppa, svuotando i frigoriferi della gente comune. Perché la libertà non è solo un principio astratto: è anche poter riempire la dispensa, pagare l’affitto, garantire un futuro ai propri figli.
Anche la politica nostrana vive di apoteosi dialettiche. Elly Schlein parla come fosse l’unica custode della libertà, accusando in un intervento pubblico Giorgia Meloni di attentare alla democrazia. Con il resto della coalizione perennemente a corto di contenuti, pronta a riempirsi la bocca di slogan pseudo-rivoluzionari, e con un sindacato usato come clava, l’allarme democratico h24 rivela un progetto pseudo-politico che non regge alla prova dei fatti. Così chi governa sembra più forte di quanto sia davvero, perché davanti ha un’opposizione che preferisce il palco alla proposta.
Su questo balletto arriva la controreplica secca di Giorgia Meloni, che liquida la querelle con un colpo di spugna: “Comprendetela: delira.” Una frase che pesa più di un comizio. Perché se il dibattito politico si riduce a un palcoscenico di accuse e vittimismo, la politica stessa muore di caricatura.
Due parole sul caso Ranucci. Un attentato vile, da condannare senza esitazioni. Ma usarlo come prova generale del mantra “la destra ci vuole zittire” è un gioco vecchio. “Report”, su Rai 3, è palesemente colorato e tendenzioso: una finta investigazione pseudo-moralista che parte spesso dal verdetto e cerca le prove dopo, con il dito puntato sempre nello stesso verso. Non è informazione pubblica, è catechismo travestito da giornalismo.
Non servono certo formidabili strateghi di politica nostrana per comprendere che, se l’opposizione resta in mano a Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Landini così com’è oggi, diventa un assegno in bianco per Giorgia Meloni fino a data da destinarsi. Non per meriti celestiali del governo, ma per la povertà di idee, la mancanza di proposta e la dipendenza dal vittimismo dell’anti-qualcosa. In democrazia chi vince governa, chi perde prepara l’alternativa. Se l’alternativa non c’è, il risultato è automatico: assegno in bianco e timbro “fino a data da destinarsi”.
La lezione che arriva da oltreoceano è scolpita in due parole: “No Kings”. Niente capi salvifici, niente pensiero unico, niente scudi morali a coprire il vuoto. Qui servono onestà intellettuale, opposizione vera, grammatica della realtà. Meno catechismi, più soluzioni. Solo così la democrazia smette di essere rito e torna forza viva.
Piero Terracina

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