
“Presidente Abū Māzen, mi par d’aver letto che gli israeliani la rispettino più di quanto lei li rispetti. Domanda: è capace di rispettare i suoi nemici?”
L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha rivolto un appello diretto ad Hamas affinché accetti un accordo che preveda la liberazione degli ostaggi in cambio dell’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. “Chiediamo ad Hamas di firmare un’intesa affinché gli aiuti possano raggiungere chi ne ha disperatamente bisogno”, ha dichiarato in un videomessaggio pubblicato su X. La dichiarazione segue un incontro con un coordinatore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che avrebbe chiesto agli Stati Uniti di fare pressione su Israele per facilitare l’accesso agli aiuti. Huckabee ha però ribadito che la responsabilità principale ricade su Hamas: “La pressione deve andare dove serve davvero. Solo con la liberazione degli ostaggi potremo garantire un flusso libero e costante di aiuti umanitari”. Si è arrivati ad un “rendi conto” tra il capo dello Shin Bet Ronen Bar e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il capo dell’agenzia d’intelligence interna ha presentato all’Alta Corte di Giustizia un documento formale, accusando nero su bianco il capo dell’esecutivo di aver preteso fedeltà personale e di avergli ordinato di spiare i manifestanti antigovernativi. Il mese scorso il governo ha votato all’unanimità il licenziamento di Bar adducendo come motivazione una grave crisi di fiducia, proprio mentre lo Shin Bet sta conducendo un’indagine sullo scandalo del Qatargate, i presunti pagamenti di Doha a collaboratori del premier. Donald Trump sostiene fortemente il capo del Pentagono Pete Hegseth. Lo afferma la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in un’intervista a Fox dopo lo scandalo che sta travolgendo il segretario alla Difesa, che ha diffuso i dettagli di un attacco americano agli Houthi in una chat in cui erano presenti anche la moglie e il fratello. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato che il ritorno a casa degli ostaggi da Gaza “non è l’obiettivo più importante” del governo. “Dobbiamo dire la verità, il rientro degli ostaggi non è la cosa più importante”, ha detto intervenendo in un’intervista a Radio Galey Israel. Hamas detiene ancora 59 ostaggi che promette di restituire in cambio della fine della guerra e del ritiro di Israele dalla Striscia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ripetutamente affermato di non essere disposto a porre fine alla guerra finchè Hamas, che governa Gaza, non sarà completamente smantellata. Israele sta valutando una mossa drastica contro Hamas: “arrestare nuovamente i terroristi rilasciati durante l’accordo di tregua in cambio degli ostaggi, soprattutto quelli che sono tornati in Cisgiordania e a Gerusalemme est”. Lo riferisce Channel 12 spiegando che la proposta è stata messa sul tavolo più volte nelle riunioni di governo ed è stata ogni volta respinta dai responsabili della sicurezza. Dopo che i ministri del governo hanno continuato a premere in questa direzione, come il falco Bezalel Smotrich, la mossa è stata riconsiderata. Se ne discuterà domani nella riunione di governo, afferma l’emittente. L’Iran ha accusato Israele di voler “indebolire” i colloqui in corso con gli Stati Uniti sul suo programma nucleare, un punto chaive di tensione con l’Occidente. “Si sta formando una sorta di coalizione per indebolire e interrompere il processo diplomatico” ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baqaei, affermando che Israele è dietro l’iniziativa. “La Cina e l’Iran mantengono comunicazioni a tutti i livelli e in tutti i settori”. Così il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha risposto a una domanda sulla visita del capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi oggi a Pechino. Il ministero degli Esteri cinese ha precisato che “non verranno fornite indicazioni dettagliate sulla visita” di Araghchi. Durante la sua visita a Mosca la scorsa settimana, Araghchi ha dichiarato che Teheran si consulta sempre con gli alleati, Russia e Cina, sulle trattative in corso sul suo programma nucleare. Dopo i colloqui di sabato 19 aprile a Roma con gli inviati americani, un terzo round è previsto per il prossimo sabato a Muscat, in Oman. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi si recherà in Cina oggi in vista dei nuovi colloqui sul nucleare tra Iran e Stati Uniti. Lo riporta l’Agenzia di stampa iraniana Irna. La Cina è uno dei paesi firmatari dell’accordo nucleare internazionale concluso nel 2015 con l’Iran, scaduto in seguito alla decisione degli Usa di ritirarsi tre anni dopo, sotto la prima presidenza di Donald Trump. Conclusioni: voi non volete affatto la pace che tutti auspicano.
Giuseppe Basilico

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