I passi falsi si sa’, si pagano! Soprattutto in politica. E soprattutto se innaturali, ovvero, se perpetrati in sfida alla “buona creanza” politica.
Sono passati ormai anni da quella settimana di fine gennaio 2015: la settimana che portò allo strappo del Nazareno e all’imposizione del candidato renziano alla presidenza della Repubblica, eppure anche la recentissima vicenda dell’affossamento del PD in Commissione Affari Costituzionali, appare figlia di quella stagione.
Sembrò, allora, il trionfo dell’infante sull’ex- sovrano deposto. Il coniglio uscito dal cilindro del nuovo “burattinaio”. Una trovata geniale per portare il PD lontano dalle secche della realpolitik e condurlo verso lustri di “dominio” politico.
Invece è proprio da lì, da quel 31 gennaio 2015, che la strada politica di Renzi si è diabolicamente complicata. Quella che sembrata essere la liberazione dalle maglie di un redivivo cavaliere uscito -bisogna sempre ricordarlo ed onestamente riconoscerlo- a testa alta e da gran signore dalla prova assai difficile dei servizi sociali, si è rivelata e si sta rivelando, giorno dopo giorno, il big bang per l’ex-Sindaco, ex-Premier, ex-Segretario ed ex-boyscout.
Anche il boicottaggio del candidato renziano alla guida della strategica commissione che gestirà il fascicolo più delicato di fine legislatura: la legge elettorale, ha riproposto, in miniatura lo scenario referendario in cui Renzi si è nuovamente trovato solo contro tutti. E, immancabilmente, ha perso!
Come ha perso sulla legge elettorale, prima discussa ad ampia maggioranza con FI per poi -dopo il 31 gennaio 2015- doverla imporre -anche dentro il partito- con la fiducia. Come ha perso il referendum dopo aver scritto e votato molte delle nuove norme con l’inquilino di Arcore.
Quella luce spenta di botto nel saloncino del Nazareno, non sembra aver portato bene a Renzi. Anzi! Essersi privato -per pura spavalderia- di una spalla utilissima (non solo nei numeri ma, soprattutto, nella “furbizia” politica) come quella del Cav è stato l’errore politico più grave compiuto dal “giovanotto” di Rignano.
Un errore strategico che -nonostante tutto- non sembra essere stato ancora pienamente compreso né, tantomeno, metabolizzato. Un errore destinato a segnare il tempo politico presente almeno fino al voto. Dopo -soprattutto se il Parlamento dovesse essere eletto con una legge puramente proporzionale, senza premi né soglie di sorta e con i capilista bloccati, come sembra delinearsi,- sarà tutta un’altra storia.
E le lancette ripartiranno da zero!
Daniele Marchetti

Analisi molto interessante e condivisibile.