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L’aeroporto Silvio Berlusconi vince anche al Tar

La decisione del Tar della Lombardia di respingere i ricorsi presentati dal Comune di Milano e dai Comuni del Varesotto segna un punto fermo in una vicenda che, fin dall’inizio, ha intrecciato diritto amministrativo, simboli pubblici e conflitto politico. L’intitolazione dell’Aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi, decisa nel 2024 dall’ENAC, resta dunque pienamente valida. Il giudice amministrativo ha ritenuto i ricorsi “in parte inammissibili e per il resto infondati”, chiudendo una controversia che aveva assunto un forte valore simbolico ben oltre i profili tecnici. In gioco non vi era soltanto una denominazione formale, ma la legittimità delle procedure e il significato pubblico di un’infrastruttura strategica.

di Luca Rampazzo | 25 Aprile 2026

La decisione del Tar della Lombardia di respingere i ricorsi presentati dal Comune di Milano e dai Comuni del Varesotto segna un punto fermo in una vicenda che, fin dall’inizio, ha intrecciato diritto amministrativo, simboli pubblici e conflitto politico. L’intitolazione dell’Aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi, decisa nel 2024 dall’ENAC, resta dunque pienamente valida. Il giudice amministrativo ha ritenuto i ricorsi “in parte inammissibili e per il resto infondati”, chiudendo una controversia che aveva assunto un forte valore simbolico ben oltre i profili tecnici. In gioco non vi era soltanto una denominazione formale, ma la legittimità delle procedure e il significato pubblico di un’infrastruttura strategica.

La genesi del provvedimento chiarisce il contesto politico-istituzionale in cui si è sviluppata la decisione. Già nel giugno 2023 il Consiglio regionale lombardo aveva approvato un ordine del giorno favorevole all’intitolazione, mentre pochi giorni dopo il consiglio di amministrazione dell’ENAC aveva deliberato all’unanimità nella stessa direzione. L’ordinanza della Direzione territoriale di Milano Malpensa, entrata in vigore l’11 luglio, ha quindi formalizzato un indirizzo che si presentava come coerente con il riconoscimento del ruolo politico ed economico dell’ex premier. La sentenza del Tar richiama esplicitamente il profilo istituzionale di Berlusconi, sottolineandone la lunga carriera pubblica e il legame con il territorio lombardo, elementi che hanno contribuito a giustificare la scelta sotto il profilo dell’interesse pubblico.

Sul piano giuridico, uno dei nodi centrali riguardava la competenza in materia di intitolazioni. I Comuni ricorrenti avevano sostenuto che la toponomastica fosse prerogativa esclusiva degli enti locali, contestando quindi la legittimità dell’intervento dell’ENAC. Il Tar ha però operato una distinzione netta tra spazi urbani tradizionali e infrastrutture di rilievo sovralocale, affermando che gli aeroporti non possono essere assimilati a vie o piazze comunali. In questa prospettiva, Malpensa viene qualificata come infrastruttura funzionale a interessi pubblici di rango nazionale e internazionale, sottraendola di fatto alla competenza toponomastica dei singoli Comuni. Si tratta di un passaggio interpretativo rilevante, perché ridefinisce i confini tra autonomia locale e governance delle grandi reti infrastrutturali.

Un ulteriore profilo di rilievo riguarda la posizione del Comune di Milano, escluso dal Tar per difetto di legittimazione. Secondo i giudici, manca infatti quel requisito di “vicinitas” necessario per impugnare l’atto, poiché l’aeroporto non insiste né sul territorio comunale né su quello provinciale milanese. La rivendicazione simbolica legata all’uso del nome “Milano” non è stata ritenuta sufficiente a fondare un interesse giuridicamente rilevante. Questa impostazione evidenzia una separazione tra dimensione identitaria e titolarità giuridica, limitando la possibilità per un ente di intervenire su decisioni che riguardano infrastrutture collocate altrove, anche quando ne condividono la denominazione commerciale.

Non meno importante è il rigetto delle censure relative alla mancata consultazione degli enti locali e alla presunta violazione del principio di leale collaborazione. Il Tar ha implicitamente riconosciuto che, nel caso di infrastrutture strategiche, il procedimento decisionale può legittimamente concentrarsi su livelli istituzionali superiori, senza necessità di coinvolgimento diretto dei Comuni interessati. Ciò rafforza il ruolo dello Stato e degli enti nazionali nella definizione delle scelte simboliche e operative legate ai grandi nodi di trasporto. In questo senso, la sentenza si inserisce in una tendenza più ampia di centralizzazione delle decisioni su infrastrutture considerate essenziali per la competitività del Paese.

Sul piano politico e comunicativo, la decisione ha riacceso contrapposizioni già emerse al momento dell’intitolazione. Le dichiarazioni dei familiari di Berlusconi e di esponenti della maggioranza hanno sottolineato il valore di riconoscimento storico dell’atto, mentre le amministrazioni locali coinvolte avevano posto l’accento sulla rappresentatività democratica e sulla sensibilità della cittadinanza. Il Tar, tuttavia, ha scelto una linea rigorosamente giuridica, evitando di entrare nel merito delle valutazioni politiche e limitandosi a verificare la legittimità formale e sostanziale del procedimento. In questo senso, la sentenza contribuisce a delimitare il perimetro entro cui il conflitto politico può tradursi in contenzioso amministrativo.

In conclusione, la conferma dell’intitolazione di Malpensa a Silvio Berlusconi non rappresenta soltanto l’esito di una disputa specifica, ma definisce un precedente significativo in materia di competenze e simboli pubblici. La decisione chiarisce che le grandi infrastrutture non rientrano nella tradizionale sfera della toponomastica comunale e che le scelte relative alla loro denominazione spettano a livelli istituzionali superiori. Allo stesso tempo, evidenzia come il diritto amministrativo tenda a neutralizzare il conflitto politico, riportandolo entro coordinate procedurali precise. Resta, sullo sfondo, una questione più ampia: il rapporto tra memoria pubblica, identità territoriale e decisione istituzionale, destinato a riemergere ogni volta che un nome proprio diventa oggetto di una scelta collettiva.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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