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Come l’abito non fa il monaco le riforme costituzionali non fanno buona politica

Il 4 dicembre lo scontro tra 3 tipi di populismo

di Benedetto Statuto | 5 Novembre 2016

Matteo “la Volpe” Renzi preferisce vincere facile, senza rischi, quando si va alle urne. Alle ultime elezioni europee il suo partito vinse ed interpreto’ il voto come un mandato a governare. Al prossimo referendum se vincono i No, puo’ sempre dire che il risultato non riguardava l’attivita’ di governo e continuare la legislatura. Di fatto Renzi ha trasformato il referendum in un plebiscito su di se’ e la sua visione (molto immaginaria) dell’Italia post-riforme e cosi’ questa votazione ha assunto un aspetto fondamentale per il futuro del nostro Paese. Anche all’estero, in primis i mercati finanziari, seguono con trepidazione questa vicenda perche’ una sconfitta di Renzi sarebbe una vittoria dei populisti Grillo e Salvini. Il problema e’ che il populismo non e’ un ideologia, ma una logica politica, un modo di pensare e fare politica. Possiamo avere populismi diversi in base a quei nemici da abbattere che indichiamo al popolo. Cosi’ abbiamo il populismo anarcoide di Grillo/5Stelle che vede nella Casta il nemico da abbattere. Il populismo nazionalista della Lega ed affini individua nell’Euro, Bruxelles e governo pro-immigrati i nemici del popolo. E poi abbiamo il populismo demagogico di Renzi che imputa alla classe politica precedente, da rottamare, tutti i mali dell’Italia. Tutti questi populismi, indipendentemente dalla loro origine ideologica si assomigliano nelle loro logiche ed espressioni. Per esempio e’ impressionante come Renzi e Trump usino gli stessi slogan.

Trump dice: Make America Great Again. Renzi proclama: Con le riforme, l’Italia diventera’ piu’ grande della Germania. Trump alla minoranza nera: Votatemi, non avete niente da perdere, tanto peggio di cosi’..  Renzi: Dopo Berlusconi, Prodi, provate me. Cosa avete da perdere. Un’altra caratteristica di tutti i populismi e’ la pretesa di trovare una soluzione semplice a problemi complessi. Per questo il referendum/plebiscito con la sua scelta binaria e’ ideale per un demagogo in quanto gli permette di suscitare paura e rabbia, distorcere la realta’ e fare appello ad istinti e sentimenti. Non a caso in Germania i referendum nazionali sono molto limitati, dopo che Hitler ne indisse e vinse tre per consolidare il suo potere. Forse non e’ una coincidenza che con le riforme proposte sara’ piu’ facile indire un referendum che tra i suoi vantaggi ha quello di evitare impopolarita’ ai governi, perche’ rimanda direttamente al popolo la scelta su questioni spinose.

In buona fede, forse, Renzi crede che la madre di tutti i problemi italiani sia il lento, macchinoso funzionamento del Parlamento ed ha individuato nel superamento dell’attuale bicamerismo perfetto la soluzione. Furbescamente nel quesito referendario si fa appello anche al contenimento dei costi come se nella nostra costituzione ci fosse scritto che i senatori ed i dipendenti del Senato debbano essere di diritto quelli piu’ pagati nel mondo. Ma e’ proprio vero che il bicamerismo sia il problema? Secondo il Financial Times no, perche’ come ha spiegato in un articolo il nostro Parlamento produce un numero di leggi, con gli stessi tempi di gestazione pari  ad altri parlamenti.

Il problema semmai e’ la quantita’ eccessiva e la poca chiarezza delle leggi e quindi non e’ un caso di malfunzionamento dello strumento parlamento, ma di debolezza della politica. Storicamente nell’Italia repubblicana il potere e’ stato diffuso, frammentario, diviso tra governo, partiti, correnti, sindacati, ordini professionali, associazioni di categoria etc. e quando si tratta di legiferare tutti quegli interessi  sono rappresentati e salvaguardati con il risultato di avere leggi poco incisive. D’altra parte le democrazie non sono come automobili che si possono confrontare: la piu’ veloce, la piu’efficiente, tutte hanno delle idiosincrasie, per esempio in Francia ed America si puo’ avere un tipo di maggioranza per il presidente ed un’altra per il parlamento. L’importante e’ rispettare la volonta’ degli elettori espressa con un libero voto. Il mondo e’ pieno di repubbliche delle banane che hanno delle costituzioni bellissime scritte anche da esperti italiani, ma con il difetto di non essere rispettate. Prendiamo ad esempio l’articolo 1 della nostra costituzione, quello piu’ famoso e conosciuto,  “L’Italia e’ una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranita’ appartiene al popolo…” Questo articolo non ha impedito al presidente Napolitano di brigare di nascosto per anni con politici italiani e stranieri, accademici ed industriali, per sostituire un capo di governo eletto liberamente dal popolo sovrano.

Il referendum costituzionale proposto da Renzi dovrebbe essere il primo passo del percorso di riforma generale dello Stato e di modernizzazione della societa’ italiana in generale. Veramente Renzi puo’ emulare de Gaulle e la Thatcher e trasformare in meglio il nostro Paese? Purtroppo la risposta non puo’ che essere negativa in considerazione dei grandi limiti dell’ex sindaco di Firenze.

Renzi non ha avuto il coraggio e la sensibilita’ democratica di farsi confermare nell’incarico con elezioni politiche; per motivi caratteriali od altro, non e’ in grado di costruire ampie alleanze politiche sia in Italia che in Europa; i suoi stretti collaboratori e consiglieri sono per lo piu’ economisti di formazione anglosassone, seguaci del neo-liberismo, una teoria economica screditata perche’ crea ricchezza per pochi e poverta’ per molti; ha nominato i vertici di enti pubblici ed aziende di stato tramite chiamata diretta (la sua), sostituendo cosi’ la partitocrazia con la renzicrazia; ed infine la colpa maggiore: non ha iniziato il risanamento finanziario dello Stato per non perdere consensi. Il referendum nella migliore delle ipotesi e’ un diversivo per vincere le prossime elezioni politiche e nella peggiore, un rafforzamento del cesarismo.

Benedetto Statuto

Pubblicato in : Editoriale, SituazioneTag: anni, berlusconi, bruxelles, casta, classe politica, costi, costituzione, elezioni, elezioni politiche, estero, euro, europa, financial times, firenze, francia, futuro, germania, governo, italia, italia repubblicana, lavoro, lega, matteo renzi, referendum, Riforma costituzionale

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Commenti

  1. Giampaolo

    6 Novembre 2016 alle 19:56

    Lei mi costringe a ritirare fuori un luogo comune caro sig. Zorro: “la costituzione va applicata, non riformata” riformare la costituzione significa ri-formare lo Stato. Siamo d’accordo no?
    Lo Stato Sabaudo aveva lo Statuto. La Repubblica, con tutti i partiti (non c’erano ancora repubblicani e MSI), dopo la scelta del 2 giugno 1946, si è dotata di nuove regole RIGIDE, che con l’art. 138 potevano essere revisionate, non rivoluzionate.
    La repubblica è stata concepita con un motore BICILINDRICO, ad esempio. non si può farla funzionare con un motore e mezzo e per di più non della stessa lega (il popolo sovrano VOTA, altre forme sono per lo meno sospette).
    Oggi invece viene inaugurata la regola che sono i nominati (per di più in virtù di una norma incostituzionale tra l’altro) che cambiano le regole e per di più non per iniziativa propria ma su input del Governo. Travolgendo la filosofia Monntesquieiana della divisione dei poteri.
    Veda Lei.
    Sa mi diceva un mio vecchio amico maresciallo dell’Arma: “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”.

    Rispondi
    • zorro410

      6 Novembre 2016 alle 20:14

      revisionare le regole a distanza di 70 anni e’rivoluzionario perche’ non lo si e’ fatto prima –
      Se uno guarisce dall’influenza e’ la normalità’ se si lascia che l’influenza diventa polmonite allora la guarigione e’ un mezzo miracolo – Il motore bicilindrico , ce lo hanno raccontato i Padri Costituenti , era un compromesso per accontentare la sinistra timorosa di colpi di mano . Non serve piu’

      Rispondi
  2. Giampaolo

    5 Novembre 2016 alle 22:30

    Caro sig. Zorro410, mi scusi, posto che QUALCOSA si era fatto: quando si FONDA uno Stato è molto difficile pensare di cambiarlo a piacere,
    La Costituzione della Repubblica va letta interamente. Non c’è solo la parola Costituzione e la parola Repubblica, ma delle regole per la nascita del NUOVO STATO, perché di questo si tratta.
    Prima esisteva l’Italia Sabauda, con la variante Mussolini ed il fascismo. Che purtroppo furono frutto di conquista e di conseguenza ci avevano convinti che gli italiani “sono” SUDDITI.
    Capirà quindi la difficoltà per i giuristi costituzionali trovare adattamenti e regole compatibili con una Democrazia Parlamentare, scelta voluta col referendum del 2 giugno 1946.
    Per anni il fattore K ha bloccato l’Italia e dal 1989, a mio parere ma anche prima con la proposta berlingueriana di “compromesso storico”
    con la nascita del PD è riuscito il tentativo di “ingessare il Paese facendo scomparire le forze laiche che di questa Repubblica ne rappresentavano il Sale.
    Come vede dal 1992 tutte le conquiste sociali, economiche e di prestigio internazionale sono state via via smontate ed oggi, azzerata la conoscenza della nostra storia, è stato gioco facile eliminare le idealità e la progettualità, riportando sotto il controllo di una casta tutti i gangli e le articolazioni dello Stato.
    Forse Le sembrerà un’aberrazione, ma questa è la sensazione che ho da una ventina d’anni.
    La Costituzione andava APPLICATA, non modificata ad usum delphini. che mi sa tanto del famoso adagio di Tommasi di Lampedusa: Bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima.

    Rispondi
    • zorro410

      6 Novembre 2016 alle 01:54

      ‘ Bisogna che cambi tutto per non cambiare niente ” infatti … per trenta anno ci hanno detto che bisogna cambiare e non lo hanno fatto . Scherzavano o dicevano sul serio ?

      Sono state fatte commissioni , governi , coalizioni ecc ecc tutto in nome di riforme . Perche’ non le hanno fatte ? Forse perche’ gli faceva comodo che tutto restasse come prima . Ora in tanti dicono che queste riforme sono sbagliate , ma nessuno ci dice quale e’ quella giusta , quella che va bene per tutti , quella che non e’ ad ” USUM DELPHINI ” Ognuno ha una sua proposta e ognuno blocca quella degli altri . La democrazia non muore quendo si fanno cose sbaglite , ma quando non si fa niente ” ad usum delphini “

      Rispondi
    • Raffaello Biagiotti

      7 Novembre 2016 alle 17:04

      Preg.mo sig. Giampaolo, sono convinto che Lei è uomo di esperienza, con una vena di ricordi meravigliosi e pertinenti ai vari argomenti, Non potevo regalare un abito (costoso) a mia moglie che invece lo chiedeva perchè il nostro vicino lo aveva regalato al suo coniuge e quindi, mia moglie, riteneva la nostra famiglia più facoltosa e non voleva o non poteva comprenedere la mia posizione di diniego.
      Sono passati gli anni e ricordandomi di questa richiesta, un giorno dissi a mia moglie, vuoi una pelliccia? Risposta, conoscendoti meglio ho capito che i soldi c’erano, ma tui non vai dietro alla corrente, mi accontento di quello che abbiamo, forse un giorno regalerò la pelliccia a mia moglie.
      La nostra COSTITUZIONE è sempre attuale, devono applicarla nei modi in cui l’anno progettata e costruita.
      Salute e Saluti da Raffaello di Montepulciano.

      Rispondi
      • Giampaolo

        7 Novembre 2016 alle 22:38

        Abbiamo entrambi apprezzato buona musica cari sig. Biaggiotti. La ringrazio.

        Rispondi
  3. zorro410

    5 Novembre 2016 alle 18:23

    Le riforme costituzionali non fanno la buona politica ? come slogan non e’ male .. e le non riforme ? E’ buona politica parlrne per trenta anno e non fare niente ?

    Rispondi

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