
Giustamente ce la prendiamo con chi si arrampica per farsi selfie con la Madonnina. E molto di più ce la prendiamo con chi dopo la scalata della Galleria Vittorio Emmanuele fa un graffito, peraltro del tutto inutile e pure bruttarello. Ma dopo essercela presa, un paio di riflessioni forse vale la pena di farle. Dopotutto, ai piedi della Galleria e del Duomo ci sono fior di pattuglie di militari con fucili d’assalto e aria truce. A volte ci ho visto delle camionette dei Carabinieri. E a buon titolo, direi: quello è il ventre molle della città. Il salotto buono da tutelare.
Una cosa, mi sono sempre chiesto: ma siamo sicuri che questo dispiegamento di forze serva davvero a qualcosa? Mi domandavo, ingenuamente: “Ma se un malintenzionato riuscisse ad arrivare al centro della piazza, estrarre un’arma automatica, quanti morti potrebbe fare prima di venire fermato? Contate che usare quei fucili nel fuggi fuggi potrebbe essere il modo migliore per aumentare il conto dei morti. Però, ogni volta, mi rimproveravo con asprezza: “Non hai le competenze per parlarne, taci!”.
Guardando a collo piegato quei graffiti mi rendo conto che avevo perfettamente ragione. Nel senso che per fare morti bastava salire fin lassù e sparare di sotto. Vedete che non ne sapevo nulla e dovevo tacere? Ma ora che ho taciuto, il dubbio riemerge più forte: lo stiamo proteggendo efficacemente il centro di Milano? È evidente che non può pensarci solo l’esercito. Così come è evidente, dopo il caso della statua imbrattata da Ultima Generazione, che come bersaglio quella Piazza è ghiotto.
Ecco, in una pausa nelle intense liti sul match Zuckerberg-Musk, vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse alla terza violazione della sicurezza della Piazza cosa stiamo facendo per evitare che si ripeta. Ma siamo nell’era in cui ci preoccupiamo tantissimo degli effetti avversi ultradecennali di un vaccino, ma zero della sicurezza delle nostre infrastrutture. Per cui, in effetti, vi chiedo scusa per l’ingenuità: penseremo a come proteggere Milano il giorno dopo che a scalare la Piazza, invece di un writer o di un alpinista in cerca di emozioni forti, sarà un cecchino in cerca di bersagli.
Luca Rampazzo

Articolo sensato, ma al di là di sollecitare emotività, la vera domanda è che fa il Paese per ‘salvare’ Milano. Milano città’ globale esposta ai rischi ed alle contraddizioni di tutte le città globali, con un rischio in piu’ perché’ inserita in un arcipelago di provincialismo culturale, politico e amministrativo. E’ ormai indispensabile uscire dalla neghittosa invidia, che Milano se la cavi da sola, lasciandola esposta alle angherie pregiudiziali e ideologiche di Regione, Governo e Parlamento. Una pericolosa sottovalutazione, scalare la guglia più importante del meraviglioso Duomo e’ una sfida da raccogliere e respingere, se lo si rende difficile e’ giusto denunciare responsabilità per nome e cognome.