
(fonte Wikimedia Commons e nostra elaborazione delle immagini)
L’avevo scherzosamente definita così mesi fa, all’inizio del suo lavoro da presidente del Consiglio. Non mi ero sbagliato.
La frase dell’altro giorno ripresa da tutti i giornali sui “profitti ingiusti” delle banche ci riporta esattamente al “giustizialismo” peronista. Dovremo abituarci anche noi a questo nuovo significato della parola “giustizialismo”, perché il giustizialismo sociale peronista accomuna, per nostra disgrazia quasi tutta la destra e quasi tutta la sinistra.
Nega la funzione sociale del mercato, rinuncia a regolarne il funzionamento, affida allo Stato il ruolo diretto di dirigere l’economia verso la giustizia sociale. Se poi il risultato di questo accentramento è maggiore ingiustizia sociale e minore libertà – pazienza, la cultura delle conseguenze inintenzionali delle scelte politiche non fa parte della dogmatica nazionale di destra e sinistra.
Il Peronismo è un miscuglio antiliberale che (prendo la perfetta sintesi di Wikipedia) unisce il socialismo, il patriottismo, la terza via economica del fascismo italiano e il socialismo nazionale.
Il peronismo, ha scritto Mario Vargas Llosa, “ha sedotto con misure demagogiche, c’è una fantasia che gli attribuisce una giustizia sociale che in realtà non è mai esistita e che è servita fondamentalmente a trasformare un Paese che era nel primo mondo in un Paese del terzo mondo”.
Insomma, mettete dove volete l’accento, Evita Melon.
Marco Taradash

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