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Evíta Melon (o spostate l’accento)…

La frase dell’altro giorno ripresa da tutti i giornali sui “profitti ingiusti” delle banche ci riporta esattamente al “giustizialismo” peronista. Dovremo abituarci anche noi a questo nuovo significato della parola “giustizialismo”, perché il giustizialismo sociale peronista accomuna, per nostra disgrazia quasi tutta la destra e quasi tutta la sinistra.

di Marco Taradash | 12 Agosto 2023
La guida spirituale argentina Evita Duarte Peron e la premier italiana Giorgia Meloni
(fonte Wikimedia Commons e nostra elaborazione delle immagini)

L’avevo scherzosamente definita così mesi fa, all’inizio del suo lavoro da presidente del Consiglio. Non mi ero sbagliato. 

La frase dell’altro giorno ripresa da tutti i giornali sui “profitti ingiusti” delle banche ci riporta esattamente al “giustizialismo” peronista. Dovremo abituarci anche noi a questo nuovo significato della parola “giustizialismo”, perché il giustizialismo sociale peronista accomuna, per nostra disgrazia quasi tutta la destra e quasi tutta la sinistra. 

Nega la funzione sociale del mercato, rinuncia a regolarne il funzionamento, affida allo Stato il ruolo diretto di dirigere l’economia verso la giustizia sociale. Se poi il risultato di questo accentramento è maggiore ingiustizia sociale e minore libertà – pazienza, la cultura delle conseguenze inintenzionali delle scelte politiche non fa parte della dogmatica nazionale di destra e sinistra.

Il Peronismo è un miscuglio antiliberale che (prendo la perfetta sintesi di Wikipedia) unisce il socialismo, il patriottismo, la terza via economica del fascismo italiano e il socialismo nazionale. 

Il peronismo, ha scritto Mario Vargas Llosa, “ha sedotto con misure demagogiche, c’è una fantasia che gli attribuisce una giustizia sociale che in realtà non è mai esistita e che è servita fondamentalmente a trasformare un Paese che era nel primo mondo in un Paese del terzo mondo”.

Insomma, mettete dove volete l’accento, Evita Melon.

Marco Taradash

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, fascismo, giornali, giustizia sociale, lavoro, meloni, mercato, misure, mondo, presidente del consiglio, socialismo

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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