Caro Direttore, col suo permesso, vorrei svolgere qualche breve riflessione sull’interessante articolo del Prof. Marco Mayer: “La vera sfida del Congresso di +Europa”.
Sono perfettamente d’accordo con quel che scrive il Professore. Forse a differenza di lui (se ne comprendo bene il punto di vista) io credo che la prospettiva di una convergenza fra +Europa e lo schieramento “terzista” di Renzi e Calenda sia auspicabile, perché è bene che le piccole forze politiche tendano all’aggregazione, anziché no. Che tale aggregazione si persegua in forma di frequente e negoziata convergenza parlamentare o come più esplicita ipotesi federativa, questa dovrebbe comunque essere, a mio sommesso giudizio, la strada da seguire. In particolare lo sarebbe se dovesse, nel tempo, decollare la prospettiva di riformare in senso presidenziale la Repubblica, giacché tale riforma non potrebbe non “portarsi dietro”, volente o nolente, anche una legge elettorale maggioritaria (probabilmente di tipo francese), che scoraggerebbe presenze politiche di pura testimonianza.
Ma, stando al qui ed ora, condivido la tesi di Mayer: la difesa delle democrazie e dei diritti umani dovrà essere il profilo caratterizzante di +Europa e, auspicabilmente, di tutto il terzo polo. Con tutto quel che ciò comporta in materia di sostegno all’Ucraina (che combatte a difesa dell’Europa intera e non si dovrà mai smettere di farlo capire) e di posizionamento nei confronti delle autocrazie, a cominciare dal neonazismo russo e dall’Iran. Nonché, aggiungo io, con quel che comporta, sul piano interno, sul cruciale tema della Giustizia, sul quale +Europa e il Terzo Polo dovrebbero sostenere senza deflettere l’Agenda Nordio e tutti i suoi postulati garantisti.
Senza fare un pedante elenco dei temi ai quali si dovrebbe prestare attenzione, mi limito a dire che un secondo tema da agitare dovrebbe essere quello dell’elezione diretta del Presidente della Commissione europea, primo auspicabile passo verso una maggiore integrazione della Ue, di cui oggi come non mai si avverte il bisogno.
Terzo e imprescindibile punto (che suppongo presente sia a Mayer, sia ad un giornale di informazione laica come Pensalibero, ma che vorrei comunque richiamare) dovrebbe essere la laicità dei programmi e dell’azione politica. Parrebbe ovvio, ma in Italia non lo è poi così tanto. Laicità nell’azione politica può significare, in questa fase, più di una cosa. In primo luogo la piena adesione alle battaglie di civiltà condotte, ad esempio, per l’eutanasia legale (come fa, con altri, l’associazione Luca Coscioni). In secondo luogo, una posizione più assertiva nei riguardi della Chiesa, specialmente dopo tutto quel che è venuto fuori in questi anni su speculazioni immobiliari e abusi sessuali (sui quali si veda l’ottima inchiesta svolta recentemente dal Domani di Stefano Feltri).
Non solo. Uno dei passaggi più illuminanti dell’articolo del prof. Mayer mi pare quello in cui egli dice che “l’opinione pubblica non ha capito che la caduta del muro di Berlino ha solo spostato i confini, ma non ha superato la grande divisione tra mondo libero e dittature”. Perfetto, concordo. E non resisto ad aggiungere che l’attuale guida del Vaticano ha contribuito (e tuttora contribuisce) non poco a intorbidire le acque su questo versante, vista la sua linea di profonda diffidenza verso l’Occidente e il mondo libero e la sua benevola “attenzione” verso le più pericolose autocrazie del pianeta: Russia e Cina (e Iran). O abbiamo dimenticato quando, all’indomani dell’invasione russa, Bergoglio “pontificava”, non richiesto, sul fatto che quella non “era una guerra fra buoni e cattivi, ma una guerra in cui tutti erano ugualmente colpevoli” (aggressori e aggrediti, evidentemente)? Che il conflitto era “stato provocato” dall’”abbaiare della Nato” ai confini russi (talché era, in fondo, giustificabile)? Che l’Ucraina va sostenuta, al più, “con il sentimento e le preghiere” (cioè passivamente) ma non con l’invio di armi con le quali difendere la propria gente, la propria terra, i propri averi e la propria vita? Oppure non riusciamo a notare come, ancora oggi, quando Bergoglio commisera a beneficio delle telecamere “la martoriata Ucraina” eviti accuratamente di ricordare chi la martirizza? Abbiamo dimenticato i suoi assordanti silenzi sulle esecuzioni di giovani, spesso poco più che adolescenti, in Iran? Dimenticato quando, anni fa, dopo l’attentato a Charlie Hebdo, essendo già noto quale ne fosse stato il bilancio di morte, intervistato da un giornalista di La Croix, egli spiegò che quella strage era stata innescata dalla satira, quella sì oggetto della sua deplorazione? Dimenticato come, rilasciando i suoi consueti monologhi – pardon, “interviste” (a giornalisti “embedded” nei suoi viaggi all’estero) – dica che “la Cina è un Paese democratico”? La Cina? Il Paese di Piazza Tien An men, del genocidio degli Uiguri, dell’oppressione sistematica a Taiwan? Il Paese che più pratica la pena di morte su questo pianeta? Proprio non cogliamo la propensione di questo signore ad “empatizzare” con le ragioni degli aggressori, anziché degli aggrediti, che essi siano soggetti collettivi (Russia, Cina, Iran) o semplici individui (come “padre” Marco Rupnik, al quale ha revocato in men che non si dica e senza spiegazioni la scomunica che la stessa Chiesa gli aveva inflitto per gli abusi commessi su diverse suore)?
Perdoni questo sfogo da cristiano deluso e offeso, ma se difesa dei diritti umani dovrà essere, come dice Mayer, dovrai anche guardare accanto a chi cammini.
E allora, si rafforzi la laicità dello Stato italiano e si mettano finalmente all’ordine del giorno sia temi di libertà civili, come il fine vita, sia quelli di una nuova fiscalità sulle enormi e lussuose proprietà immobiliari ecclesiastiche, visto anche il modo, ormai ampiamente documentato, in cui la chiesa usa l’8 per mille, sul quale rimando alla citata inchiesta del Domani.
Grazie per l’attenzione e molti distinti saluti.
Giancarlo Lupi (Roma)
“La versa sfida del Congresso di +Europa”, qualche riflessione
Sull’articolo di Marco Mayer “La vera sfida del congresso di +Europa” riceviamo alcune considerazioni dal signor Giancarlo Lupi di Roma, che volentieri pubblichiamo.

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