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I documenti top secret: grattacapi per Biden, pericoli per Trump?

Il numero dei documenti riservati venuti a galla dei due presidenti ci offre un’idea della gravità della situazione dei due leader politici che nel caso di Trump è molto più preoccupante. Gli atteggiamenti di Biden e Trump sulla serietà dei documenti ci dimostrano anche i comportamenti relativamente professionali dell’attuale inquilino alla Casa Bianca e la spavalderia dell’ex presidente.

di Domenico Maceri | 19 Gennaio 2023

“Beh, ho pensato che fosse terribile quando lei strappò il discorso. Prima di tutto, si tratta di un documento ufficiale…Ciò che ha fatto è illegale. Ha commesso un reato”. Queste le parole di Donald Trump nel febbraio del 2020 mentre commentava l’azione senza precedenti della speaker Nancy Pelosi che davanti a milioni di telespettatori strappò la sua copia del discorso pronunciato dall’allora presidente in occasione del discorso sullo Stato dell’Unione. La Pelosi spiegò poi che lo fece perché non aveva trovato nemmeno una “briciola di verità” nei 90 minuti della diatriba di Trump. Alcuni però hanno interpretato l’azione della Pelosi come una piccola vendetta per lo screzio visibilissimo di Trump che, con la sua tipica maleducazione, si rifiutò di stringerle la mano.

Il documento strappato dalla Pelosi non era riservato poiché consiste di informazione pubblica, accessibile a chiunque la voglia esaminare. I documenti che hanno inguaiato Trump però erano riservati e alcuni top secret esponendo il possessore a potenziali reati. Il procuratore speciale Jack Smith, nominato dal ministro di Giustizia Merrick Garland, sta conducendo indagini, facendo ipotizzare una possibile incriminazione. Nelle ultime settimane però anche l’attuale presidente Joe Biden si trova coinvolto in una simile ragnatela come ci dimostrano le informazioni venute a galla recentemente. Alcuni documenti riservati erano in possesso di Joe Biden da cittadino privato durante i quattro anni della presidenza di Trump. I documenti risalgono al periodo della carica di Biden a vicepresidente durante l’amministrazione di Barack Obama. Sono stati rinvenuti nella residenza privata e nel Penn Biden Center for Diplomacy, un centro di studi fondato da Biden. I repubblicani hanno subito attaccato accusando il ministro di Giustizia di usare due pesi e due misure nell’affrontare il possesso potenzialmente illegale di documenti governativi. In realtà dalle informazioni emerse fino ad oggi tutto ci fa credere che i due casi siano diversi non solo per i contenuti di documenti ma anche per l’atteggiamento di Trump e Biden nell’affrontare la situazione.

Il numero dei documenti riservati venuti a galla dei due presidenti ci offre un’idea della gravità della situazione dei due leader politici che nel caso di Trump è molto più preoccupante. Nel caso dell’ex presidente si tratta di centinaia di documenti marcati riservati, trovati nella residenza di Mar-a-Lago in Florida. Nel caso di Biden si tratta di un numero che si aggira su alcune dozzine.

Gli atteggiamenti di Biden e Trump sulla serietà dei documenti ci dimostrano anche i comportamenti relativamente professionali dell’attuale inquilino alla Casa Bianca e la spavalderia dell’ex presidente. Biden ha dichiarato che i suoi legali stanno cooperando con le autorità e i documenti in causa sono già stati consegnati al National Archive, l’agenzia governativa che li mantiene in luoghi sicuri. Trump invece ha sempre dimostrato una mancanza totale di rispetto per i documenti. Da testimonianze di suoi collaboratori sappiamo che durante i quattro anni alla Casa Bianca era solito strappare alcuni documenti e buttarli a terra. Alcuni furono raccolti e poi ricostruiti con nastro adesivo dai suoi assistenti. In altri casi il 45esimo presidente ne ha persino buttato alcuni nel water.

Questa mancanza di serietà nei documenti si vede anche nei rapporti di Trump con il National Archive. L’ex presidente ha resistito gli sforzi di consegnare documenti costringendo i funzionari dell’agenzia a informare il Dipartimento di Giustizia che li ha richiesti. Trump e i suoi avvocati risposero che avevano già consegnato tutti i documenti. L’affermazione si era rivelata falsa e il Dipartimento di Giustizia è stato costretto all’uso di una subpoena alla quale Trump non ha risposto in maniera adeguata. Alla fine, temendo che alcuni documenti in possesso di Trump potessero causare serissimi danni al Paese, si è fatto ricorso alla perquisizione della tenuta di Mar-a-Lago mediante la quale altri documenti sono stati rinvenuti.

Trump ha resistito perché secondo alcuni suoi collaboratori aveva dichiarato che i documenti erano di sua esclusiva proprietà e ha intrapreso procedure legali con pochissimi successi eccetto causare ritardi alla giustizia. La gravità del caso ha costretto Garland, il ministro di Giustizia, a nominare Smith a procuratore speciale per indagare se l’ex presidente ha commesso atti illegali non solo nel caso dei documenti ma anche sugli eventi degli assalti al Campidoglio il 6 gennaio del 2021.

Garland ha avuto poca scelta nella nomina di Smith ad indagare l’operato di Trump ma ha fatto la stessa cosa nel caso di Biden, nominando Robert Hur per indagare se anche Biden avrebbe commesso reati. Nella scelta di Hur, Garland ha dimostrato una certa obiettività poiché è un ex procuratore del Maryland nominato da Trump. L’ex presidente avrà dunque difficoltà ad attaccarlo come ha fatto nel caso di Smith includendo nei suoi messaggi al vetriolo persino la moglie del procuratore speciale.

Il possesso dei documenti riservati di Biden ha ovviamente attenuato senza però assestare un colpo mortale alle indagini di Smith. L’attuale inquilino della Casa Bianca non sarebbe in pericolo legale come invece lo è Trump. D’altra parte la “macchia” dei documenti riservati potrebbe essere la goccia a fare traboccare il vaso e costringere Biden a non ricandidarsi a un secondo mandato presidenziale.

Domenico Maceri

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : #Pensalibero24, EditorialeTag: amministrazione, anni, barack obama, campidoglio, casa bianca, danni, dichiarato, discorso, informazione, misure, obama

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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