Dunque, abbiamo fatto un esperimento interessante. E pensare che fior di sociologi ed antropologi si affannano a compiere studi approfonditi sulla nostra socialità, quando bastano dieci righe di ironica provocazione per avere l’esatto polso della situazione. Stiamo parlando del Primo Premio Gnocco senza testa, da noi indetto su Pensalibero con la complicità del mitico Tuttocchiali, che ci ha permesso di capire molte cose di questo nostro Paese, considerando che il nostro sito è letto da Nord a Sud, da uomini e da donne. Quasi tutti di buona volontà.
Intanto nessuno, ma proprio nessuno, è entrato nello spirito del gioco – e questo è già un dato interessante, perché il lato ludico dell’intera faccenda non è stato neanche preso in considerazione. Che non si sappia più ridere, di questi tempi?! In realtà, non è così: ha prevalso lo smascheramento, operazione affatto semplice che pochi strumenti, come l’ironia, sono in grado di compiere. Perché va bene sghignazzare sulla Gnocca senza testa, va bene rivedere il filmato in Rete, in tv, ovunque, va bene la caccia al colpevole – in realtà testè eletto campione nazionale della maschia virtù – insomma va bene tutto, purchè non si consideri l’ipotesi contraria: ovvero, che un uomo possa essere definito Gnocco senza testa nell’esercizio della propria professione, attività nella quale, come accade a molti di noi, si presume dia il meglio di sé. Nessuno – tranne una lettrice – ha speso una parola per la Jebreal, umiliata in diretta televisiva mentre stava facendo il suo lavoro, ma tutti si sono rivoltati all’idea che ci possa essere una sorta di par condicio anche per le offese gratuite. Eh no, scherziamo, un uomo quando lavora è serio, preparato, responsabile e, soprattutto, degno del massimo rispetto. La Jebreal torni a fare la calza, che è meglio. Leggiamo nei commenti che la nostra difesa di questa professionista è politically correct, e ci viene da ridere, pensando ai tanti articoli uncorrect che abbiamo scritto – ad esempio, pur essendo lontanissime per mentalità, formazione, cultura, opinioni e financo aspetto fisico, abbiamo difeso Rosy Bindi dagli insulti di un parlamentare bifolco che la definiva lesbica, vedendo in ciò un’offesa. Ecco, lesbica va bene, ma gnocca non si tocca – è goliardico, che diamine, fa tanto spogliatoio da palestra, bar sport, insomma è il modo in cui ci guardano gli uomini, no?! E se poi incidentalmente sei una neurochirurga che salva vite umane, chissenefrega, ciò che conta è pensare a cosa c’è sotto il camice. La superficiale, esilissima patina di eguaglianza che pervade in questo Paese i rapporti fra i sessi, si fa evanescente alla prima provocazione, portando a galla uno zoccolo duro altamente resistente e per niente facile da rimuovere: siamo ancora a fare distinzioni sessiste, soprattutto nel campo della professione. Triste ma vero. Non siamo in grado di parlare di persone, ma di uomini e donne intesi come categorie sociali separate ed affatto equiparate – e non si è ancora capito che qui non stiamo disputando una gara per stabilire chi è il migliore, ma piuttosto si cerca una via per riconoscere che un vero equilibrio sociale passa attraverso il reciproco rispetto e riconoscimento. Cè una persistente forma di ignoranza, di incultura, di pregiudizio, di luogo comune, di volgarità e di sostanziale insicurezza, che penalizza le donne e tenta di ricacciarle indietro, nel buio, nel silenzio, nelle ultime posizioni della scala sociale, laddove sono più facili da gestire, controllare, meglio ancora opprimere. Questo non vale per tutti, ovviamente: ci sono uomini intelligenti, brillanti e capaci di dialogo e di confronto che non sarebbero mai neanche tentati da certi atteggiamenti, ma ce ne sono troppi, ancora, che vedono nelle donne una sorta di accessorio della vita, un incrocio di mamma-amante-colf-badante che però sta sempre un gradino, meglio due, più in basso. Il nostro gioco ha fatto emergere questa realtà; che diamine, gnocca è un complimento, senza testa poi è la definizione che tutte le donne, da quando compiono tre anni, sognano di sentirsi attribuire, dunque di cosa ci si lamenta?! Inoltre, nell’ordine: la Jebreal è bella, è palestinese, è antiamericana, lavora con Santoro, vuole fare la giornalista invece che la velina, dunque è senz’altro meritevole dell’appellativo che le è stato dato. Cari amici, questo premio non era un Crociata, non era una sparata femminista, non era una zingarata: no, era una provocazione, e ci siete cascati proprio tutti. Considerando che l’equivalente al maschile di Gnocca senza testa è senza dubbio C….senza testa, domando: a quanti, di voi che ci hanno scritto, piacerebbe essere definiti così sul luogo di lavoro da una collega che, per carità, non vorrebbe mai offendervi, ma solo apprezzare le vostre doti e farvi un goliardico complimento?! E questa volta, prima di risponderci, cercate di essere sinceri con voi stessi.
Chiara Boriosi

Cara Chiara
la solidarietà alla giornalista offesa e non parte di una “goliardica” trasmissione è d’obbligo.
Ma, come vedi, nasce spontanea se si nutrono delle convinzioni e dei sentimenti forse in altri come Te troppo sviluppati.
Colpisce anche a me l’assenza di solidarietà dei molti che sono intervenuti così come faccio mia che in questa società che si dice “aperta” il perbenismo detta che è bene essere gnocca e non lesbica!
Quanto al premio Ti invito a non assegnarlo con tanta repentinità.
Tieni il concorso ben aperto perchè il titolo dovrà essere dato con la dovuta riflessione così come il titolo di Miss Italia.
Rischio qui di concorrere io stesso, ma non voglio sottrarmi nel dire che conferirlo ad un ignoto avvocato veneziano (ignoto almeno a me) che sfoggia valutazioni (e dunque sottili conoscenze) in tema di “bellezza” e “volgarità” per poi cadere in partigiane (quanto legittime) posizioni politiche mi sembra un premio proprio sciupato.
Lo Gnocco, se proprio vogliamo cercarlo e premiarlo, è tra chi per essere gnocco tenta un pò di esserlo sul serio.
Nascondersi dietro la bellezza della giornalista è pari ad altre gnoccate indegne di ricevere considerazioni come è stata vittima la Bindi e per altri aspetti la Luxuria.
No, caro lettore, farò di meglio: visto il tenore delle sue argomentazioni, Le assegno direttamente il Primo Premio Gnocco senza testa. Si abbia la soddisfazione della vittoria. Le motivazioni del Premio sono spiegate nell’articolo soprastante. Congratulazioni!!
Che Rula Jebreal sia una “gnocca” – di una bellezza, peraltro, volgare e anonima – è un dato di fatto. Che sia senza testa, vista la sua ipocrisia terzomondista e il suo radicalismo modaiolo, è un altro dato di fatto. Ergo, Rula Jebreal è una gnocca senza testa. Chi. Bo. dedicherà un articolo anche a me?
solo una cosa. Non ne facciamo un esempio di maschilismo!! Il commento fatto a microfoni accesi era brutto di suo. E’ innegabile. Lo sarebbe stato anche se fosse stato fatto in un altro contesto! Uno può pensare quello che vuole ma non può essere maleducato, perchè – nel caso di specie – di maleducazione si tratta!! Quindi, chiuderei, che c’è stata maleducazione in TV!! Poi, tirare in ballo le difficoltà delle donne ad operare, come sanno e possono fare, nel mondo del lavoro, è un’altra questione che prescinde dalla “gnocca” anzi, ed è peggio, sono danneggiate soprattutto le “meno gnocche” ma con maggiori capacità… E’ il gioco delle parti…
Il caso di cui si discute è sintomatico non tanto del sistema maschilista che vige anche in TV ma del sistema di “raccomandazioni” che vige in TV… Ce ne sono tante “mega-gnocche” che vanno in TV per non dire nulla… quindi, qualche persona ragionevole, è evidente che evidenzi come la mega-gnocca è in TV solo per le doti fisiche e non culturali… Cosa bisognerebbe fare, stare zitti?? L’episodio di cui si discute dovrebbe servirci a riflettere su come sta scadendo la TV italiana… anzichè chiamare come commentatori chi ha la testa, si scelgono persone che non ce l’hanno (ma sono gnocche, gnocchi e raccomandati).
Tutto qua.
cicao
Caro Franco, vediamo di capirci, perchè il nostro mi sembra un bell’esempio di dialogo fra sordi. Certo che il Premio era una ghiotta occasione di discutere dei tanti giornalisti che non stanno in tv per i loro meriti professionali, in effetti l’ho indetto apposta. Se però l’occasione non è stata colta, non è colpa mia, non trovi? Non mi interessa la caciara, nè far scannare le persone fra loro – semplicemente, ho fatto un sintetico riassunto dei commenti che ho letto sotto il Premio. Non mi pare che nessuno abbia difeso la Jebreal, ma torno a ripetere che la domanda è un’altra: perchè lo sghignazzo volgare, se vogliamo il cachinno, va bene solo in un senso, e mai nell’altro? E, soprattutto, è questo un modo civile di rapportarsi? Se la Jebreal, come tutti noi per motivi diversi, è criticabile, bene, facciamolo, ma perchè giustificare l’insulto? E non mi rivolgo a quanto da te scritto in particolare, ma ai commenti in generale. Se non è brava, che si protesti con la Rai. Se le sue opinioni sono discutibili, bene, si controbattano – ma ridurla ad icona di un bassissimo livello di giudizio di una persona, no, non mi sta bene, forse perchè so anche troppo bene, da donna che lavora, cosa significa confrontarsi ogni giorno, e ripeto ogni giorno, con il pregiudizio. Credimi, avrei difeso un uomo con la stessa foga. Perchè sono ancora convinta che ogni volta che ci spendiamo per difendere un principio, in realtà difendiamo anche noi stessi, la nostra dignità di persone e la nostra libertà di espressione.
Sono d’accordo con Chi.Bo. Sarebbe ora che nel terzo millennio le cose andassero diversamente. Non solo nella professione, ma anche nella vita privata. Basta con queste divisioni fra uomini e donne. In una società che si vanta di definirsi multietnica e multireligiosa, che finalmente dà dignità anche a chi queste categorie vanno strette – gay, lesbiche, trans ecc. – non sarebbe ora di parlare solamente di rapporti fra persone? Probabilmente lo dimentichiamo spesso ma, prima di tutto, noi siamo esseri viventi e pensanti. Non importa se biondi o bruni, con gli occhi azzurri o castani, bianchi o neri, belli o brutti, cattolici o musulmani, eterosessuali o gay, di destra o di sinistra, uomini o donne… Evitiamo le “ghettizzazioni” e iniziamo a porci in modo diverso rispetto agli altri, chiunque essi siano. Impariamo a rispettarci gli uni con gli altri e riusciremo finalmente a cambiare concretamente la nostra società, invece che limitarci a sciacquarci la bocca con belle parole.
cara chiara,
il tuo articolo precedente non era certo un esempio di goliardia o di satira!! Era tra il serio e il “simpatico”!!
Non si discute se non si sappia più ridere. Si potrebbe farlo… Ma l’occasione di cui si discute era troppo ghiotta per non intavolare un discorso un po’ più serio e cioè sulla presenza in TV di persone, uomini o donne, che non si caratterizzano per brillanti doti culturali o intellettuali ma sono presenti per altre ragioni (per essere gnocche, gnocchi o…raccomandati)
Nessuno ne ha fatto una questione sessista (anzi tutti hanno difeso la giornalista in quanto persona) ma molti ne hanno fatto una questione di metodo (e di merito)!!!
Quindi, come vedi, il problema è un altro… se vuoi buttarla giù “in caciara”, facendo scannare -simpaticamente -uomini e donne, è un passatempo… ma la vera questione degli “incapaci” (chi più chi meno) in TV resta, compreso quella della giornalista (di cui non riesco mai ricordare il nome) che bella (o gnocca!!) lo è, ma un mostro di giornalismo no (addirittura va in prima serata in un programma di primo piano… pensa un po’ a cosa dicono i tanti giornalisti, uomini o donne, che sgobbano da anni ma che non sono telegenici e non rappresentano nessuna cultura estera che qualcuno vuole, invece, rendere “simpatica” ai telespettatori)…