Quando se ne va un amico che è nato e cresciuto con noi e ci ha accompagnato con la sua musica i suoi show o semplicemente con la sua vicinanza. Quando questo amico termina la sua esistenza intorno ai 70 anni, oggi si pensa: troppo giovane.
Dopo le polemiche degli ultimi giorni sulla vecchiezza e sul fatto che i settantenni dovrebbero mettersi da parte, si rimane sconvolti. Forse perché siamo nati cresciuti e invecchiati insieme. E si rimane sempre ragazzi.
Premetto che sono fra quelli che non si scandalizzano nel considerare che gli inattivi nel lavoro possano tranquillamente mettersi, per un attimo fuggente, da parte. Per abbassare una curva drammatica che ci sta rovinando la vita. A tutti, vecchi e giovani e anche bambini.
Sono dunque favorevole a consigliare agli inattivi in senso lavorativo e anche agli improduttivi, termine che ha fatto rizzare i capelli a mezza Italia, una momentanea uscita di scena. Per aiutare a interrompere quella catena virale o quanto meno a renderla più leggera, meno ferrea, più duttile e malleabile.
Evidentemente il termine improduttivi è stato equiparato, erroneamente, a una sorta di inutilità e inefficacia, considerando addirittura superfluo o in eccedenza un essere umano. E allora dagli al vecchino che si vuol far fuori per risparmiare sulla pensione.Credo che l’errore sia stato quello di limitare l’età e di far tutta l’erba un fascio. Sappiamo tutti che non è l’età anagrafica che determina la situazione fisica e mentale di un essere umano. E che tanti grandi vecchi sono delle eccellenze. Ancora.
Dunque si diceva della vecchiezza. Il secolo scorso, nel dopoguerra, andarsene a 70 anni era considerato naturale. Io ricordo il nonno. Grande dispiacere ma con accettazione di un evento fatale.
Col passare degli anni, con l’evoluzione della ricerca e i conseguenti progressi della medicina, l’età si è innalzata di parecchio e oggi solo quando qualcuno ha superato i novanta, forse, si può dire che la vita ha fatto il suo corso. Ma solo se non è più in grado di pensare a causa di alcune patologie tipiche della senilità che, in se stessa, non è una malattia.
Che cosa determina dunque la vecchiaia? Io una mia idea ce l’ho, ma ripresa e condivisa. Una frase che mi porto dietro negli ultimi anni : “Si è vecchi quando i rimpianti superano i sogni”
E non l’ho inventata io ma non uno qualsiasi, Albert. “Si diventa vecchi quando si accantonano i propri sogni che vengono superati dai rimpianti. Non smettere di sognare è forse la prima regola per non invecchiare mai”.
Condivido dunque in toto questo assunto. E, aggiungerei , si diventa vecchi quando si perde la curiosità, quando non si ha più nulla da guardare in avanti verso il futuro ancorché breve. Del resto inutile vivere nell’attesa di morire.
Anche la solitudine fisica può essere arginata dalla capacità di penare. Dunque nessuna età anagrafica può determinare la vecchiezza, bensì la volontà o meno di vivere. Si può stare soli con se stessi e non annoiarsi mai.
La rivolta dei datati.
Qualche buontempone ha scritto “Sembra che si stia pensando di confinare in casa gli over70, anche perché, come scrive Toti, “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese. ”C’è chi ha estrapolato il termine “non indispensabili” definito insieme al “selezione per età”, termine nazista . Siamo arrivati al punto che alcuni termini che evocano quell’obbrorio non si possono più usare per fraintendimenti ideologici vari.
Panico al Quirinale e alla Consulta, preoccupazioni anche alla Casa Bianca!” Tanto che Il Presidente si è svegliato per raccomandare “no partigianeria” all’opposizione, il momento è difficile. Traduzione: per un anno il governo ha fatto come gli pare. Ora il centrodestra gli deve dare una mano a evitare la figuraccia finale.
Segregare i vecchi in casa è orribile e per giunta incostituzionale. Chiedere di stare fermi a chi se lo può permettere per un periodo limitato per provare ad abbassare il contagio mi pare saggio e non scandaloso.
Infatti nulla di tutto ciò è accaduto.
Del resto, come dice l’amico Vincenzo Placido, “La produttività non sorretta da un adeguata distribuzione ( commercio) e la dovuta acquisizione( consumo anche e soprattutto da parte dell’anziano) è nulla. E un principio base dell’economia”.
Dunque nessuna selezione per età ma semplicemente incoraggiare e consigliare di stare a casa il più possibile e con le dovute precauzioni, specie se conviventi con chi va a scuola o lavora. Evitando promiscuità o uscite non necessarie e per un periodo breve e per libera ma saggia scelta.
Per scongiurare un nuovo lock down. Che sarebbe devastante
Siamo tutti un po’ nervosetti, come se il covid 19 prima del fisico avesse attaccato la psiche.
La locuzione incriminata è “non indispensabili allo sforzo produttivo del paese”.
C’è chi ha estrapolato il termine “non indispensabili” definito insieme al “selezione per età”, termine nazista . Siamo arrivati al punto che alcuni termini che evocano quell’obbrorio non si possono più usare per fraintendimenti ideologici vari.
Carla Cerertelli

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