
La pioggia di miliardi per l’emergenza Covid fa sembrare piccole le spese bandiera, stanziate nel 2018 per consentire che il governo giallorosso potesse nascere tra due partiti rivali in populismo fino al voto, poi conciliati dal potere e dalla sommatoria delle rispettive promesse.
Ma quella spesa a debito appare oggi sottratta a usi ben più urgenti, e si rivela distorsiva rispetto agli obiettivi dichiarati.
Senza contare i soldi europei, che in gran parte non sono ancora arrivati o sono ignorati perché 5Stelle e PD non li ritengono utili (!) per la sanità, calcolando solo le spese effettive fatte da marzo per obiettivi sociali, si tratta di 26,2 miliardi. Altri stanno arrivando con la seconda ondata.
I due progetti bandiera del governo precedente, reddito di cittadinanza e quota 100, al confronto costano meno: il primo ha distribuito 3,9 miliardi, e il secondo 2,6 nel 2019 e 5,4 nel 2020. Oltre 6 sono previsti nel 2021 e poi stop.
Ma i numeri, in questi casi, non dicono tutto. I guai più grossi li ha causati quota 100 che, pur di raccontare che aveva “superato” la Fornero, ha accorciato il lavoro a una piccola frazione dei 16 milioni di pensionati, ma resterà a carico del sistema Inps anche dopo il blocco (se ci si riuscirà, perché ci sarà uno scalone per i pensionandi successivi). Analizzando i dati, ci si è accorti che solo 5000 persone hanno effettivamente centrato il numero 100 (età più contributi). Gli altri hanno anticipato l’uscita, con relativa penalizzazione.
I guai sono però già oggi evidenti. Quale è il maggior problema emerso dalla seconda fase di crisi Covid? Non la mancanza di soldi, non di attrezzature e tecnologie, ma di operatori. Ebbene, proprio nella sanità c’è la percentuale maggiore. A fine 2019, poco prima dello scoppio della pandemia erano usciti dal Servizio sanitario 7225 operatori, sparsi nel 90% delle funzioni sanitarie (media della PA: 31%). A questi, vanno aggiunti i 1881 dipendenti delle aziende private. Gente esperta e qualificata, certo non tutti infermieri della rianimazione, ma anche gli amministrativi sarebbero stati utili per evitare il naufragio dell’operazione tracciamento. Oggi servirebbero almeno 9000 persone in più, ma la favola che per ogni prepensionato sarebbero entrate 3 nuovi addetti si è confermata una bufala e ora si mandano in corsia i neolaureati.
Il tutto in un quadro molto delicato, quello di un sistema pensionistico che la riforma era riuscita a inchiodare su un costo già elevato del 15% del Pil, e che è oggi al 17%, livello che le tabelle Fornero avevano calcolato plausibile tra 25 anni!
Quanto al reddito di cittadinanza il tema è più delicato. Il problema della povertà esiste e quello delle nuove povertà è materia al centro di una crisi mondiale di sopravvivenza della classe media. Il rdc qualcosa ha fatto, perché il tasso di povertà è sceso da 14,9 a 14,2, ma sono nate nuove diseguaglianze.
L’ultimo centrosinistra, quello di Gentiloni, aveva introdotto in colpevole ritardo il reddito di inclusione, ma almeno i meccanismi erano quelli individuati dall’Alleanza delle associazioni competenti in materia. Le stesse che oggi hanno formulato una proposta di otto modifiche, che vanno fatte per rimediare ad un disastro innanzitutto sull’ipocrita versante del lavoro: 2% di avviamenti, probabilmente risolvibili anche senza navigator e senza il loro capo, costoso pendolare a cinque stelle tra USA e Italia. Per non parlare delle truffe e dei casi limite dei carcerati con rdc, la convergenza tra salari bassi e reddito ha certamente favorito il lavoro nero. Molti non poveri, secondo Lavoce.info circa il 50%, ne usufruiscono, mentre i veri poveri sono stati raggiunti solo in piccola parte, meno del 20%, e pochissimo per le famiglie numerose. Lo dimostrano i dati del reddito di emergenza Covid, che ha raggiunto più di 280 mila famiglie nuove, con ben 600 mila domande. E, infine, più clamorosa di tutte, la disparità nord-sud: 64% di assistiti a Sud, che ricevono 100 euro in più. Nelle due aree ci sono 2 milioni di poveri assoluti ciascuna, ma la copertura a Sud è tre volte più generosa di quella al Nord.
Questo capita quando l’ansia di consenso fa fare le cose in fretta e furia.
Beppe Facchetti

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