
Il Libano brucia, e noi rimaniamo a guardare. Sotto i colpi implacabili dell’offensiva dell’Idf, la terra dei cedri si consuma nell’ennesimo capitolo di una tragedia infinita, mentre i burattinai del terrore tessono la loro tela nell’ombra. E l’Iran? L’Iran alza la posta, gioca d’azzardo sul tavolo della geopolitica mondiale e lancia l’ennesimo, arrogante ricatto agli Stati Uniti: “Allentate la pressione, o chiuderemo lo Stretto di Hormuz”.
Ecco la verità nuda e cruda, quella che i burocrati di Bruxelles e i pacifisti da salotto non vogliono vedere. Non si tratta di diplomazia, si tratta di un baratto cinico sulla pelle della povera gente, orchestrato da teocrati che usano il petrolio come un’arma e il fanatismo come scudo. La minaccia di bloccare le arterie energetiche del pianeta è il riflesso di un Occidente debole, castrato dalla propria stessa correttezza politica, incapace di opporre un rifiuto categorico a chi calpesta la libertà.
Mentre i cieli di Beirut si tingono di rosso e le navi da guerra pattugliano le acque del Golfo, la storia ci impone una scelta. Cedere al ricatto di Teheran significa firmare la nostra condanna a morte spirituale e politica. Significa accettare che la forza bruta e il terrorismo di Stato dettino le regole del mondo. Io non ci sto. Non si negozia con chi stringe il cappio intorno al collo del mondo libero, sperando che tiri meno forte. Il sonno della ragione genera mostri, e oggi quei mostri stanno banchettando sulle macerie del Medio Oriente.
L’Occidente rischia di ripetere gli errori del passato barattando la propria dignità e libertà per una finta tregua energetica con l’Iran. Cedere al fanatismo e alle minacce sullo Stretto di Hormuz non garantirà la pace, ma consegnerà l’Europa e gli Stati Uniti a una sottomissione inevitabile.
Giuseppe Basilico

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