
La riconquista dello stretto di Bab el-Mandeb da parte delle forze governative yemenite, sostenute dalla coalizione a guida saudita, non è soltanto un successo militare locale: è un evento geopolitico che ridefinisce, almeno temporaneamente, gli equilibri di una delle rotte commerciali più vitali del pianeta. Strappare il controllo di questa “Porta delle lacrime” (questo il significato in arabo dello stretto) alle milizie ribelli Houthi significa allontanare lo spettro di un blocco marittimo globale che avrebbe potuto mettere in ginocchio l’approvvigionamento energetico occidentale.
L’operazione, denominata in codice “Alba dello Yemen”, ha dimostrato l’efficacia del coordinamento strategico tra le truppe di terra fedeli al governo di Aden e la massiccia copertura aerea fornita da Riad. La caduta delle posizioni Houthi a Dhubab e la liberazione del porto strategico di Mokha infliggono un duro colpo logistico e psicologico ai ribelli sciiti, la cui avanzata di settembre aveva fatto scattare l’allarme rosso nelle cancellerie internazionali e nei mercati finanziari, provocando un’immediata fiammata del prezzo del petrolio.
Tuttavia, fermarsi all’euforia dei comunicati ufficiali del ministro dell’Informazione Moammar al-Eryani sarebbe un errore di miopia politica. Sebbene il corridoio marittimo che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano sia ora più sicuro, la stabilità dell’area resta drammaticamente appesa a un filo. La smentita iniziale dei media vicini agli insorti filoiraniani e la loro tenacia dimostrano che la guerra civile yemenita è tutt’altro che conclusa; Bab el-Mandeb rischia di rimanere a lungo il palcoscenico di una guerra per procura in cui le ambizioni regionali di Arabia Saudita e Iran continuano a consumarsi sulla pelle della popolazione civile. La vera sfida, ora, sarà trasformare questa vittoria tattica in un deterrente duraturo.
Eppure, in questa riconquista da bollettino militare, in questo ennesimo passaggio di mano della “Porta delle lacrime”, non c’è spazio per le illusioni o per la retorica dei vincitori. Perché Bab el-Mandeb non è solo un pezzo di costa conteso o un punto strategico sulla mappa di generali che non si sporcano le mani di fango. È l’ennesima ferita aperta di una terra condannata a essere il mattatoio del mondo, il palcoscenico dove il fanatismo si maschera da fede e il cinismo dei potenti si traveste da geopolitica. Oggi i mercati occidentali tirano un sospiro di sollievo perché il petrolio tornerà a scorrere senza intoppi, perché i loro preziosi commerci sono salvi. Ma la verità, quella vera che si legge negli occhi di chi la guerra la subisce, è che la tregua è solo un’impostura. Le armi degli Houthi taceranno per un po’, forse, ma l’odio seminato non si cancella con un comunicato stampa. Abbiamo salvato la rotta delle navi, sì. Ma abbiamo dimenticato, ancora una volta, di salvare l’uomo. E finché accetteremo che il diritto alla vita di un popolo sia barattato con il prezzo di un barile, saremo tutti complici di questa immensa, sanguinosa messinscena.
Giuseppe Basilico

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