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La strategica partita del “voto utile”

Il primo partito dà le carte del prossimo governo. Ecco la finalità (e l’importanza) della richiesta lettiana del voto utile. E richiesta che, in modo alquanto più subdolo ed ambiguo, pronuncia Giorgia Meloni nel suo distinguersi quotidiano dalla Lega di Matteo Salvini senza il timore o lo scrupolo di ridicolizzare talvolta le stesse uscite del leader lumbard. di Daniele Marchetti

di Daniele Marchetti | 19 Settembre 2022

Non è solo tattica. La richiesta del cosiddetto “voto utile” avanzata a più riprese dal segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha una chiara e precisa strategicità. Non un semplice sgarbo verso gli alleati o verso i vari soggetti che si contendono il consenso del popolo progressista (i vari SI, M5S o calendian-renziani), come è parso ai più, ma bensì una chiara mira: il PD primo partito italiano.

Un’ambizione che nel linguaggio parlamentare significa avere la possibilità di indicare il nuovo Presidente del Consiglio. Certo, la nomina e poi l’incoronazione del successore di Mario Draghi, risiedono rispettivamente nelle mani del Presidente della Repubblica prima e, successivamente, del Parlamento con l’espressione della fiducia.

Ma è indubbio che uscire dalle urne come primo partito italiano conferisce una forza politica importantissima impossibile da ignorare per qualsiasi inquilino del Quirinale.

I precedenti parlano da soli: Enrico Letta non sarebbe mai diventato Premier se, nel 2013, il PD allora guidato da Pier Luigi Bersani non avesse vinto -seppur di misura- le elezioni su una sorprendente Forza Italia. E lo stesso Giuseppe Conte, che allora nessuno conosceva neppure per caso, non avrebbe mai varcato la porta di Palazzo Chigi se non lo avesse indicato Luigi Di Maio capo di un Movimento 5 Stelle vittorioso alle elezioni politiche del 2018.

Morale: il primo partito dà le carte del prossimo governo!

Ecco la finalità (e l’importanza) della richiesta lettiana del voto utile. Richiesta che a suo tempo avanzò lo stesso Silvio Berlusconi quando il suo competitor era Romano Prodi. E richiesta che, in modo alquanto più subdolo ed ambiguo, pronuncia Giorgia Meloni nel suo distinguersi quotidiano dalla Lega di Matteo Salvini senza il timore o lo scrupolo di ridicolizzare talvolta le stesse uscite del leader lumbard. Anzi!

Del resto la volata è lanciata e non si può andare tanto per il sottile! La lotta che si giocherà in queste due ultime settimane di campagna elettorale riguarderà proprio e forse solo questo: chi sarà il primo partito? Chi avrà la fiche per indicare il nuovo Presidente del Consiglio?

Una partita che, per altro verso e di assolutamente di rimessa, gioca anche il terzo polo cercando di divenire indispensabile tanto a sinistra quanto a destra per la nascita del nuovo governo. Un ruolo assai delicato e potente che potrebbe permettere al duo Renzi-Calenda di “imporre” (e non solo proporre) il nome del nuovo inquilino di Palazzo Chigi.

Ecco il boccone più succulento e decisivo. E chissà che tra i due litiganti …. Mario Draghi non goda….

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, berlusconi, bersani, campagna elettorale, consenso, draghi, elezioni, elezioni politiche, enrico letta, governo, italia, lega, mario draghi, meloni, movimento, nuovo governo, palazzo chigi, parlamento, partito democratico, pd, presidente del consiglio, presidente della repubblica, prodi, renzi, repubblica

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    16 Settembre 2022 alle 11:24

    Due piccole riflessioni (di Pensiero Libero):
    – “Voto utile” a chi? Certamente non al popolo che lo esprime, ma sicuramente a favore di una classe politica la cui principale attitudine è l’inettudine anche nella formulazione del pensiero costituito da veti incrociati senza base ideo_logica.
    – Perché “in modo alquanto più subdolo e ambiguo”? Siccome rivolto all’elettorato silente (in prevalenza dx) che costituisce il deprecato astensionismo.
    Astensionismo determinato dall’ormai collaudato sistema del non condividere l’idea dell’altro solo per non accettare la sua idea che dovrebbe essere – ab origine -:quella tua. Andassero, i vari prof. e assimilati a rileggere (presumendo una prima lecture) “Les partis politiques” di Duverger (così si risparmiano una buona parte di Marx-Engels-Lenin, che obtorto collo governa il terraqueo mondo).

    Rispondi

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