E‘ stato approvato, intorno alla metà di gennaio di quest’anno, dal Consiglio dei Ministri, lo schema di decreto delegato attuativo della legge di delega dell’agosto dell’anno scorso sulla riforma della Pubblica Amministrazione, relativo alla “riorganizzazione” del Corpo Forestale dello Stato. Il risultato, in breve, costituisce una clamorosa caduta d’attenzione da parte del Governo ossia del legislatore delegato che, comunque, non aveva molti margini di discrezionalità dopo l’entrata in vigore della legge di delegazione con la quale si prevedeva la “riorganizzazione” del Corpo Forestale. Tuttavia impressiona il risultato di squasso istituzionale e schizofrenia amministrativa raggiunto, non soltanto per gli specialisti, ma per ogni persona che abbia del buon senso, tanto esso appare incomprensibile.
Di certo ora siamo venuti a conoscere il significato di “riorganizzazione” che compariva nella legge di delegazione al Governo e che, in realtà, già temevamo, tant’ è che ne scrivemmo al momento su questa Rivista. Riorganizzazione era infatti un termine eufemistico che stava per soppressione del Corpo forestale dello Stato e trasferimento delle sue funzioni, ora lo sappiamo, al Ministero della Difesa, sicché un Corpo di polizia che perseguiva i reati ambientali, ma che, va sottolineato, esercitava anche funzioni amministrative correlate alla difesa idrogeologica del territorio ed altre ancora rappresentative del momento unitario, diviene improvvisamente un Corpo militare da utilizzare dal Ministro della Difesa per le missioni all’estero. E però se “riorganizzazione”, secondo i principi ermeneutici che presiedono all’interpretazione della norma è termine diverso da “soppressione”, il primo atto amministrativo in esecuzione della legge potrà essere impugnato davanti al T.A.R. e lì sollevata l’eccezione di incostituzionalità per la violazione dell’art.76 della Costituzione essendo palese il contrasto di volontà tra il legislatore delegante e il legislatore delegato.
Abbiamo detto ora delle funzioni amministrative che, insieme a quelle di polizia, fanno capo al Corpo forestale e delle quali il legislatore delegante non ha tenuto affatto conto tranne nel caso della competenza relativa allo spengimento degli incendi che viene trasferita ai Vigili del fuoco. Si tratta, in generale, di competenze che sono state riservate allo Stato quando è stato dato attuazione all’ordinamento regionale per il loro rilievo d’interesse nazionale, alcune delle quali correlate alla difesa idrogeologica del territorio, oltreché alla difesa dagli incendi boschivi.
Fra queste funzioni ve ne è una assolutamente particolare. Essa è costituita dalla gestione da parte del C.F.S del patrimonio forestale residuato allo Stato dopo il massiccio, quanto disastroso, trasferimento delle foreste cosiddette demaniali alle Regioni. Un patrimonio di primissimo piano, conosciuto a livello europeo, sotto il profilo della tutela della biodiversità vegetale ed animale per la cui conservazione e manutenzione occorre una preparazione specifica affidata ai Corsi di laurea in Scienze Forestali e Ambientali, il più prestigioso dei quali, e che per anni è stato il primo ed unico in Italia, si trova a Firenze fin dal 1912. Orbene quale è ora il destino di queste foreste che ammontano a circa 120 000 mila ettari ? Lo schema di decreto delegato varato dal Governo, in attesa però di essere formalizzato, è chiarissimo: saranno gestite in toto dall’Arma dei Carabinieri, così la Benemerita potrà vantarsi di soddisfare anche questo ulteriore servizio di interesse pubblico, oltre a quello tipico del mantenimento dell’ ordine pubblico. Se si fosse trattato non di un atto legislativo, quale è un decreto delegato, ma di un atto amministrativo, sarebbe stato con tutta certezza giustiziato dai Tribunali Amministrativi per straripamento di potere ovvero incompetenza assoluta.
Ma allora, Signor Presidente del Consiglio, non sarebbe il caso di ripensarci sopra visto che si tratta ancora di una bozza di decreto e ritenere preferibile o più opportuno, traferire queste foreste alla competenza del Ministero dell’Ambiente, considerato il tipo di gestione caratterizzato dall’interesse naturalistico?
E chiaro che la soppressione del Corpo forestale si riflette fatalmente sulla struttura del Ministero, comprensivo degli organi periferici, dal momento che viene privato del suo personale, ma più in generale si riflette sull’ intera materia forestale menomandola senza una comprensibile o sufficiente ragione. Già il Capo del Governo ha dato l’annunzio del mutamento del nome dello stesso Ministero che a breve diverrà, dismettendo l’attuale denominazione di Ministero delle Politiche Agrarie, Forestali ed Alimentari, Ministero dello Sviluppo Agroalimentare. C’è allora da chiedersi se Il Ministero, ossia lo Stato, sarà ancora rappresentativo dell’interesse forestale, oppure la materia Foreste diverrà con la riforma costituzionale in corso d’opera, di competenza delle Regioni che finora hanno mostrato scarsissimo interesse alla materia? Se così fosse saremmo davvero di fronte ad un fatto clamoroso poiché vorrebbe dire che lo Stato rinunzia a svolgere una politica forestale, quando si pensi che, se ci si riferisce al solo risvolto economico –produttivistico del bosco, senza considerare l’altro aspetto di natura ambientale, il saldo negativo della nostra bilancia dei pagamenti relativo alla voce legno è al terzo posto dopo quella relativa al petrolio e, almeno fino a poco tempo fa, al settore alimentare. Ma abbandoniamo questo rilievo sul quale ho il timore dovremo tornare prossimamente quando ciò che ora è un annunzio diverrà un dato fattuale.
Tornando all’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con i Carabinieri, potremmo elencare ulteriori competenze di natura ammnistrativa oltre quelle che abbiamo già evidenziate, funzioni tipiche del mondo forestale che ora si aggiungono di colpo ad una istituzione che ha per sua natura la funzione del mantenimento dell’ordine pubblico , quale è appunto l’Arma dei Carabinieri, mentre nel contempo si va annientando una struttura tipica ricca di esperienze e di uomini appassionati al loro lavoro di quasi due secoli. Ma qui di nuovo si configura un altro palese vizio di incostituzionalità del decreto legislativo in relazione alla violazione dell’art.97 della Costituzione sul “ buon andamento della Pubblica Amministrazione”.
La soppressione della cosiddetta forestale è stato detto più volte dal capo del Governo, si è resa necessaria per l’aggravio del bilancio pubblico. Ma se è vero che il suo mantenimento costituisce inevitabilmente un peso per il bilancio pubblico, è pur vero che superiore sarebbe stato, rispetto a questo costo, il vantaggio per l’interesse generale in termini di tutela dell’ambiente, se la struttura forestale fosse stata conservata ed anzi, potenziata, quando si considera il crescente unanime interesse per le problematiche ambientali.
La soppressione del Corpo Forestale dello Stato e l’accorpamento con l’Arma dei Carabinieri ha anche una ricaduta nel mondo dell’Università, mi riferisco all’affluenza ai Corsi di laurea di Scienze Forestali e Ambientali istituzionalizzati presso le Facoltà, oggi Scuole, di Agraria, che in questi ultimo tempi è decisamente aumentata. Questi Corsi di laurea hanno da sempre costituito il luogo di formazione dei futuri dirigenti del Corpo Forestale dello Stato. Come spiegare ora agli allievi che essi, in realtà, stanno frequentando una scuola di allievi ufficiali Carabinieri?

Il mio commento e’ lapidario: Questo governo con la soppressione del C.F.S. mette in essere l’ennesima cavolata e ce ne accorgeremo con le prime pioggie!
L’Arma semplifica da oltre due secoli il sottofondo cattolico inamovibile della storia italiana, dalla monarchia alla repubblica, dal fascismo all’antifascismo. Questo il significato dell’ “obbedir tacendo “. L’accorpamento della Guardia Forestale nell’Arma prefigura l’ingessamento della società italiana nel Partito della Nazione, una dittatura nemmeno originale, senza spunti intellettivi, in cui la nazione è ridotta a un pacco in giacenza a Bruxelles, una ex nazione ripiegata nel sonnambulismo di internet e buonista. L’Arma ben riassume l’Italia, perché è di per sé buonista e attentamente edulcorata da qualsiasi contaminazione politica estranea al buonismo, fin da quando il povero Berlinguer Enrico fantasticava sulla ” salsa cilena “. Se è un bene che nell’Arma non siano mai scattate imitazioni dei “carapintadas”, è pur vero che qualche dubbio sul buonismo davanti alla perdita di sovranità della nazione non stonerebbe affatto, una volta caduta l’illusione che le brighe dei servizi e il non detto emulsionato risarciscano la mutilazione. Diciamo allora che la Guardia Forestale, persa nei boschi, e troppo fantasiosa alla Robin Hood, potrebbe avere qualche dubbio in tal senso, ad esempio immaginando per affinità ambientale l’impossibilità che un bosco diventi islamico, e non è una battuta. La Guardia Forestale potrebbe allora al suo interno maturare quel dubbio imbarazzante per la repubblica cattolica, dubbio che invece difficilmente nascerebbe dentro l’Arma, di per sé metropolitana e paesana. Perciò è bene che la Guardia Forestale sia accorparla nel buonismo dei carabinieri, lo esige il Partito della ex Nazione impacchettata a Bruxelles, e in questo disastro storico cosa c’è di meglio dell’ “obbedir tacendo “? Poi le questioni e le opportunità amministrative ed economica sono molto secondarie. Ecco a quale asfissia politica porta l’antropologia cattolica, specie se atea.
trovo interessanti tutti i comunicati che pubblicate, però quante persone , non addetti ai lavori li leggono, perchè non vi comprate una pagina di vari quotidiani e pubblicate i comunicati anche su carta stampata?
Ci saranno altri accorpamenti
L unica soppressione doveva essere dei carabinieri.. Una dittatura militare nonché copia duplicata della polizia di stato. Ma Purtoppo i massoni ufficiali dell arma non lo permetteranno mai. Odio l Italia.