Il masochismo genera eroi, il sadismo carnefici. L’uno e l’altro non accetti, sebbene con valutazioni diverse, alla consapevolezza e dignità di vivente. Quando è rivolo di sangue. Depauperazione del respiro. Spavento colorato –a volte compassionevole o immaginifico, in bianco e nero- del possibile. Senza più padri o madri o figli o emulazioni da compiangere. Con lacrime che non siano svelate. Poi, asperse sul cammino.
Il gioco è aperto. Tra compiacimenti e sortilegi. In sequenze alternate con costrizioni e rinunce. Di perversioni, senza vizi. Di rassegnazioni, senza pietà.
Il cilicio ne è il vessillo. Aculei per la scarnificazione. Paramenti per la denudazione.
Si indossa. Con la vestizione sacrale conferita all’inutilità. Alla mostruosità che non ha la cognizione della propria diversità stupefacente. Annientante. Sfigurante.
Siamo in una società che ha valicato l’orrido della inconsapevolezza. Agghindata dei superflui dell’ipotetico e del commestibile. Carne umana relazionata alla incongruenza degli oggetti in cui trasfonde ogni scomposta necessità. Per una sopravvivenza devastata. Per un piacere senza traccia.
Mi sono comparse dinanzi immagini. Di cento morti laceri e di cento donne esaltate di merletti.
Le viscere, entrambe, trattenevano orine e feci.
Per esse il cilicio è superfluo.
franchini

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