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La sinistra vada oltre Alcatraz e Macondo

di Franco D'Alfonso | 18 Agosto 2012

A volte penso che la lettura preferita di qualche dirigente del centrosinistra italiano sia ancora “L’eterno ritorno dell’Uguale” di Friederich Nietzsche: non si spiega altrimenti la pervicacia con la quale vengono riproposte da venti anni a cadenza regolare le stesse formule politiche per lo più dagli stessi esponenti (tutti uomini, tranne Rosi Bindi) riverniciandole di fresco ogni volta che si profila il pericolo di una qualche novità rispetto  alle etichette e soprattutto ai leader che lo schemino  centrosinistra di governo = Pds-Ds-Margherita-Pd o prossimo nome che lo stesso  eterno gruppo dirigente intende darsi  e sinistra antagonista= personaggi magari stimabili ma istituzionalmente impotabili.
Questa  strumentale contrapposizione, in grado di garantire vita e vegetazione alla destra più improbabile d’Europa per lustri , si basa su pochi assunti sempre uguali e con l’obiettivo di eliminare prima di tutto qualsiasi tentativo eccentrico rispetto all’elementare definizione dei ruoli  identica dal 1994, si tratti dei “sindaci cacicchi” del 1996 o dei disturbatori arancioni del 2011, riproponendo sempre due immutabili modelli che chiamerò “ Alcatraz” e “ Macondo”.
Il modello Alcatraz è quello sul quale è stato costruito il Pd, a vocazione maggioritaria o minorataria che fosse . L’alternativa alla destra può venire solo in un’area politica che – in origine ormai talmente lontana da averne perso sostanzialmente memoria, come non si aveva  più memoria della legge vigente nel penitenziario sull’isola – era quella dell’ex Pci- sinistra Dc. Nel territorio sono ammessi anche estranei alle tribù politiche dominanti, ovviamente  abitando nelle celle e non certo nei piani istituzionali , godendo anche di qualche  libertà di movimento, che trova il suo limite principale nel fatto che non si può andare da nessuna altra parte essendo su un’isola e nell’intervento delle guardie e dei  capi reparto che alternano bonarietà piacentina al rigore sabaudo per mantenere la situazione calma ed in ordine, in maniera che il misterioso e distante Direttore  dalle fattezze ignote ( pare in realtà siano due , che si alternano, uno con severi baffetti e sorriso sardonico ed uno con una certa pinguedine che gli attribuisce una inesistente maggiore bonarietà ) possa dedicarsi alle sue altrettanto misteriose incombenze maggiori , interrotte solo di tanto in tanto per  ordinare la punizione ed il rientro in cella di qualcuno che si è scordato la sua condizione di detenuto o subordinato.
Il modello complementare più che alternativo è quello di Macondo , inesistente città della felicità costruita intorno ad un rispettato e rispettabile combattente di più di cento battaglie tutte rigorosamente perse . La felicità  coincide con l’essere in pace con sé stessi,  ripetendo sempre le stesse cose avvolti in una nuvola di fumo creativo o seduti intorno ad un sacerdote autoproclamatosi unico interprete del Fatto della Giustizia ovvero all’ascolto di un predicatore urlante dalla montagna web. La sinistra sempre  talmente “contro” da non ricordarsi più nemmeno “per” cosa sia nata, al punto da far giustamente dubitare che i suoi predicatori  abbiano anche solo a che fare con la sinistra, vive felice così , dividendo il proprio tempo fra il lancio di invettive politiche contro tutti e la ricerca ossessiva dell’inviato del Nemico che si è infiltrato nella Città Felice e che si palesa proponendo orride tattiche di alleanza dopo aver raggiunto un ruolo qualsiasi di responsabilità , fosse quello di sindaco di Parma o di segretario di struttura di Canicattì.
Fuori da questi due luoghi, politicamente parlando, non possono esserci  per definizione che velleitarismo, personalismo, in una parola disturbo , da eliminare attraverso il ritorno nei confini tracciati o il disconoscimento  e l’esilio politico .
Nel frattempo però è successo che il mare ha ristretto sempre più il territorio dell’isola di Alcatraz senza che il Direttore di turno desse troppo ascolto al capo dei Guardiani che si permetteva di segnalare le sempre più frequenti fughe mentre molti abitanti della città di Macondo hanno deciso che cento anni erano abbastanza  ed hanno lasciato la città in mano a pochi banditori che la governano sempre più  con  urla e minacce che con la distribuzione di  fiori e collanine. Ed è successo che la gente proveniente tanto da Alcatraz che da Macondo si sia ritrovata nei vari Municipi d’Italia, a partire proprio da quello di Milano, accomunata dal desiderio di scrivere una storia diversa da quelle fino ad allora conosciute e, come per miracolo, abbia scoperto di essere in grado di scriverne, pur con la necessaria fatica e senza trovare scorciatoie effimere, molte di più e diverse , aventi  però in comune un fondale color arancione tessuto di volontà di lavorare assieme, scelte di cambiamento molto più pragmaticamente radicali di quelle sognate e mai realizzate, di volti di uomini e donne che  decidono di “dare” e non di “chiedere” .
al di là della fortuna e della capacità che le amministrazioni  ed i singoli  sindaci ed amministratori sapranno esprimere,  è stato dimostrato che esiste un’altra via, nuova ed antica allo stesso tempo, per essere di sinistra, per una politica fatta di partecipazione e passione, per un senso dello Stato e delle istituzioni che non debba scendere a patti sul piano dell’etica ed al contempo sia in grado di affrontare con realismo e pragmatismo i problemi  reali e quotidiani.
Einstein disse: “solo gli stupidi ripetono gli stessi esperimenti con le stesse modalità aspettandosi risultati diversi”. E se questa volta si provasse a cambiare metodo, oltre che ricercatore, una occhiata non superficiale ai municipi arancioni potrebbe essere utile.

Pubblicato in : Primo piano

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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