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Se il Wi-Fi free è solo per finta

di Fabrizio Binacchi | 18 Agosto 2012

Il più delle volte è uno specchietto per le allodole, una copertina senza prodotto. Sì, il tablet o lo smart si connette pure ma quando è ora di navigare sei incagliato.

Il cartello dice Wi-Fi free, evvai rete libera e collegamento sicuro. Wireless per tutti.  Sotto il porticato, davanti al bagno di spiaggia, nella hall dell’albergo. E invece no. Il più delle volte è uno specchietto per le allodole, una copertina senza prodotto. Sì, il tablet o lo smart si connette pure ma quando è ora di navigare sei incagliato. Al massimo ti viene fuori una bella paginata web con la pubblicità del server e la richiesta di registrazioni, account, pin, sotto pin, codici e talora persino il numero di scarpe. Eddai. E questa sarebbe l’Italia Digitale? E questa sarebbe l’Italia che richiama i turisti? Questa fa scappare anche gli italiani.  Ma, io dico, come mai all’estero funziona e da noi no? Ti ritrovi seduto in un normalissimo pub, a Bruxelles, ad esempio, mica a Melbourne o a Vladivostok, e il tuo cell o il tablet ti comunicano che sei tranquillamente e soavemente in rete senza nemmeno cercarla ed averlo chiesto e invece qui, nella magica Italia, non solo devi chiedere permesso ma anche quando hai il permesso ti chiedono soldi o ti fanno il terzo grado, il nome della prima maestra delle elementari o dell’albergo in cui andavi quando studiavi le tabelline. Magica Italia. E poi, se sei fortunato e ti connettono, beh devi fare alla svelta perché il segnale diventa  improvvisamente scadente o scompare. Wi-Fi lampo. Sei lì che leggi le ultime di sport o di spread e la pagina si fa grigia, come la vita. C’era una volta un grande piano nazionale, già annunciato dal ministro Scajola, per navigare tutti in rete, più o meno allegramente, perché tutto doveva diventare digitale. E invece eccoci qui a cercare un barlume di segnale come un ago nel pagliaio. Ovvio che è un problema economico. Che ne farebbero di tutte quelle chiavette e quegli abbonamenti promozionati se qualcuno facesse la rete gratuita? Ma ne va del processo di modernizzazione del Paese. E perché, se funziona in Francia o in Belgio, non deve funzionare in Italia. Tra Tolosa e Marsiglia ci saranno venti centri commerciali, mi telefona dalla vacanza l’amico e collega Dario Carella, vicedirettore Rai da Bruxelles per la Tgr, e qui la grande distribuzione si è fatta carico del segnale Wi-Fi libero per tutti. Bel pensierino. Vallo a dire in Italia. Qui ci sono alberghi, come può testimoniare Enrico che col web ci lavora, che ti chiedono minimo tre euro al giorno per la password di internet, per un Wi-Fi. E’ un capitolo da mettere in agenda. Se non ti colleghi sei fuori, ormai. E collegarsi non è più un optional, ma una necessità operativa. Il problema è che certi nostri amministratori pensano ancora che navigare sia un passatempo, un privilegio. Come si diceva negli anni ‘70 per ben altri temi, qui c’è bisogno di un “salto culturale” Ma molto “salto” . E non si sa quanto culturale. Con la battaglia dell’acciaio ci sarà da ingaggiare il riscatto del Wi-Fi. A proposito di Wi-Fi: complimenti a Claudio Tirinnanzi, collega webmaster di Pensalibero.it, e Giulia Bacci di Firenze che hanno distribuito le partecipazioni di matrimonio via rete. Niente carta, niente plastica, niente stampa. Un matrimonio 2.0 in perfetta regola. E come scrive in mail Claudio: la presente vale come partecipazione valida, rapida, ecologica! Cosa vuoi di più dalla vita.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Fabio Scappi

    20 Agosto 2012 alle 09:55

    “…e la pagina si fa grigia, come la vita…”
    Parole sante, caro Fabrizio, parole sante…
    Qualche anno fa andai a Zanzibar, in luoghi dove mai mi sarei aspettato di trovare connessioni internet (men che meno free). Beh, qualcuno aveva attaccato un modem wi-fi direttamente ad un palo del telefono (non chiedermi come) col risultato che avevamo tutti una connessione internet decente e free.
    Tutto questo in tempi in cui da noi vigeva ancora la legge Pisanu…
    Suggerirei ai nostri amministratori di adottare un comodo slogan: “preferisco connettermi”. Purché prima si connettano loro, ovviamente.

    Rispondi

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