
Rispondo volentieri alla lettera aperta, inviatami dal caro amico e compagno Roberto Biscardini, compagno di lotte vecchie e più recenti dalla Lombardia sino al resto d’Italia.
Sinteticamente vorrei preliminarmente confermare un convincimento che non appartiene solo a me, ovvero che la Sinistra largamente intesa o é anche Socialista o non é, così come mi sembra assai difficile se non impossibile piantare la bandiera del socialismo o trasferire i suoi valori in terreni diversi o addirittura antitetici ad esso.( Quando assieme a Gianni e ad altri dirigenti socialisti lo facemmo in un’alleanza elettorale che consideravo tecnica e “transitoria” fummo solerti a spostare il nostro accampamento costruito in una fase drammatica della vita civile e democratica a ricollocarlo in naturale posizione)
Nell’era della Controdemocrazia, per dirla con Rosanvallon, e della sfiducia verso la politica ritrovare sintesi efficaci attorno a valori che noi riteniamo ancora vitali ed universali come quelli del Socialismo per noi deve diventare un terreno comune di intesa e di ripresa e di dialoghi scevri dall’ingombro delle camicette di forza imposte dalle organizzazioni pulviscolari extra parlamentari che nel suo nome abbiamo generato in questi anni, mantenendo tuttavia in vita la continuità con l’ultracentenario PSI risorto dopo la Costituente nel 2007 ( a cui partecipammo entrambi).
Ed è chiaro che sull’agenda che tu proponi (leggi elettorali da rigettare, riforme istituzionali pasticciate, politica estera inadeguata, politiche del lavoro e dell’immigrazione impraticabili, ruolo dello Stato nel governo delle nuove tecnologie, rifiuto delle corse dissennate verso il riarmo per dirne alcune) é necessario allargare il dialogo ed individuare terreni di lotta comuni. Ed è giusto riservare i prossimi mesi a discussioni aperte e utili;
Con uno slogan vorrei dire che nella recente tenzone referendaria ad un Sí di merito da noi proposto opponevate un NO di contesto.
Siccome il voto doppio o disgiunto non era consentito la disputa si è fatta lacerante ed aspra, a volte anche troppo fra noi ma soprattutto con i sostenitori del NO.
Ho trovato aberrante Difendere la costituzione e i suoi diritti e poi attaccare in maniera misogina, come è avvenuto, al direttore dell’avanti Giada Fazzalari o il sottoscritto perche difendevamo le nostre posizioni politiche. Ho rispetto e comprensione per chi ha assunto una posizione diversa, é la logica referendaria che spinge a separare punti di vista su questioni di merito. Nessuno si è lasciato andare a pronunciamenti che assomigliassero a scomuniche. Troppi
Fondamentalismi stanno guastando il Mondo ed anche le nostre Democrazie.
Per una Giustizia giusta le direttrici socialiste sono e devono rimanere, fermamente il riformismo ed il garantismo.ed il tema non deve sparire dall’agenda politica. Sarebbe facile affidarsi alla sconfitta elettorale e quasi dimenticare o voler far dimenticare – come qualcuno ha fatto – di aver lottato per una battaglia che, in questo momento, secondo queste forme, non è stata accolta dalla maggioranza di coloro che si sono recati alle urne. C’è una parte importante, anche nella sinistra, che condivide – come pilastri della propria cultura politica e giuridica – il garantismo e il riformismo, lo ripeto perché riformare la
la giustizia é necessario perché esse è soggetta ad alcune distorsioni e fragilità che hanno ricadute serie e importanti sulla vita di cittadini, nulla a che vedere con la facile critica di chi intravedeva nella nostra battaglia una sete di vendetta; le storture del ceto giudiziario c’erano e tali sono rimaste aggravate dalla iattanza con la quale hanno salutato l’esito elettorale; così come é rimasto in piedi ammaccato il
Governo delle destre incapace dí spiegare le ragioni del Sì gravati come sono di una cultura di base che è tutt’altro che riformista e garantista. Il tema resta attuale ed è terreno di dialogo ma anche di scontro se necessario con il resto del centrosinistra;
Si deve e si può aprire il dialogo ad aree diverse nel centrosinistra, non bisogna avere pregiudizi o paure, purché venga mantenuto il nostro profilo autonomo, il nostro legame con la sorgente originaria che non è solo il PSI del primo e del secondo centrosinistra ma che è la storia ultracentenaria di un movimento che ha saputo nella storia rinnovarsi e nel nostro caso, seppur in ridotta condizione minoritaria, non far scomparire le sue radici perché, seppur divisi, abbiam saputo creare “movimento”, ora la medesima prova di esistenza in vita deve trovare ragioni e spazio possibile in una convergenza unitaria convincente nelle battaglie che contano che in definitiva restano quelle che cambiano in meglio le sorti dei nostri concittadini, del nostro paese e financo del pianeta.
Questo è quanto penso sia necessario fare partendo da analisi che sono comuni prima di avventurarsi su un terreno che a noi non é sconosciuto. Potremmo sbagliare le rotte, ma credo che gli approdi che abbiamo solo intravisto in questi anni continuano a necessitare di una presenza di una più larga convergenza socialista.

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