
L’unico dato che attraversa davvero queste amministrative è il vuoto nei seggi: la partecipazione in Sicilia si ferma al 58,79% e non è un semplice calo, è la prova che una parte crescente dei cittadini ha smesso di credere ai Partiti che per anni hanno governato l’Isola e il Paese senza riuscire a cambiare nulla.
Ad Agrigento vota il 59,19% degli aventi diritto, a Enna il 61,89%, a Messina poco più del 61%, numeri che raccontano una stanchezza profonda, non più mascherabile con le solite analisi di rito.
La gente non si allontana dalla politica: si allontana da chi la politica l’ha ridotta a un esercizio di potere senza risultati.
In questo scenario il centrodestra, che nel resto d’Italia mostra una compattezza quasi granitica, in Sicilia appare improvvisamente fragile.
A Messina Marcello Scurria resta fermo tra il 28 e il 30% mentre Federico Basile supera il 57%.
A Enna la distanza è abissale, con Crisafulli oltre il 63% e De Rose molto indietro.
A Marsala il centrosinistra chiude la partita al primo turno.
È un logoramento che non esplode ma corrode, un lento sgretolamento della presa dei Partiti tradizionali proprio nei territori dove un tempo bastava il simbolo per garantire consenso.
E poi c’è Agrigento, dove la frattura diventa terremoto.
I dati aggiornati alle 22:23 mostrano Michele Sodano al 40,6% con 6.935 voti e Dino Alonge al 34,6% con 5.918 voti. È un vantaggio netto, più ampio di quanto apparisse nelle prime ore, e soprattutto è un risultato che non appartiene alle categorie politiche tradizionali.
‘Controcorrente’, il movimento guidato da Ismaele La Vardera, non si limita a inserirsi nel quadro: lo ribalta. Intercetta la rabbia, la delusione, la voglia di rompere un sistema che ha già dimostrato di non funzionare, e lo fa con un linguaggio diretto, riconoscibile, non filtrato dalle liturgie dei Partiti. È un voto che non cerca appartenenze ma rotture, non cerca garanzie ma cambiamento, non cerca apparati ma volti che non abbiano già fallito.
Oltre lo Stretto il film è diverso: il centrodestra vince a Venezia con Venturini oltre il 51%, domina a Reggio Calabria con Cannizzaro vicino al 70%, mantiene le sue roccaforti e mostra una solidità che in Sicilia sembra evaporata.
Il centrosinistra avanza in Toscana e in alcune città del Sud, ma non c’è un’onda nazionale, non c’è un trend uniforme, c’è un Paese che si muove in ordine sparso mentre la Sicilia manda un messaggio che nessuno a Roma ha voglia di ascoltare.
I Partiti tradizionali non sono più un riferimento, le coalizioni non sono più un rifugio, gli elettori non seguono più i copioni scritti nelle segreterie.
La vera frattura non è tra destra e sinistra, ma tra chi crede ancora nel voto e chi non ci crede più.
E la Sicilia, come spesso accade, anticipa ciò che altrove arriverà più tardi: quando la politica non cambia, cambiano gli elettori; quando i Partiti non ascoltano, gli elettori smettono di seguirli; quando qualcuno offre un’alternativa nuova, aggressiva, non compromessa, quella alternativa diventa immediatamente credibile.
‘Controcorrente’ non è un episodio locale, è il sintomo di un vuoto nazionale che i Partiti hanno creato e che ora non sanno più riempire.
La Sicilia lo ha capito prima degli altri e lo ha detto con la sola voce che la politica non può ignorare: quella delle urne, anche quando sono mezze vuote.
Angioletta Massimino

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