
Perché Zelensky non chiama Putin e gli chiede cosa vuole davvero per porre fine alla guerra? Qual è la vera ragione di questo conflitto infinito che ha trasformato la vita delle persone comuni ucraine in un inferno? Ormai sembra che non ci siano più interessi o principi da difendere, perché per quanto Mosca possa ottenere sul piano militare difficilmente recupererà ciò che ha speso in termini economici, politici e umani. Dall’altra parte non si comprende fino in fondo cosa voglia realmente il presidente ucraino, né quali siano gli interessi delle persone che influenzano le sue decisioni. Francamente è difficile intravedere motivazioni razionali che non siano un odio reciproco talmente profondo da rendere impossibile qualsiasi compromesso. Eppure la fine di ogni guerra, chiunque la vinca, passa sempre attraverso un compromesso. Solo il Giappone consegnò agli Stati Uniti una resa incondizionata dopo Hiroshima e Nagasaki. È davvero questo il punto a cui si vuole arrivare? Intanto la Russia sembra avvicinarsi sempre più a una soglia pericolosa, precedente all’ipotesi atomica, utilizzando su Kiev l’“Oreshnik”, il missile balistico a raggio intermedio che il Cremlino presenta come ipersonico e difficilmente intercettabile. Il presidente ucraino aveva già lanciato l’allarme sabato, citando informazioni dell’intelligence alleata. L’attacco ha colpito oltre quaranta punti della capitale: quartieri residenziali, infrastrutture civili, uffici e aree commerciali. Nel distretto centrale di Shevchenkivskyi un missile ha centrato un edificio di nove piani, mentre un centro direzionale è stato colpito lasciando intrappolati molti lavoratori in un rifugio sotterraneo. Danni anche alla stazione della metropolitana Lukyanivska mentre migliaia di persone cercavano riparo nei tunnel. Su Maidan Nezalezhnosti sono stati danneggiati edifici storici di Ukrposhta. Colpiti anche il Museo nazionale di Chernobyl e la Casa dei Contratti nel quartiere di Podil. Incendi e crolli si sono verificati anche nei distretti di Solomyanskyi, Darnytskyi, Obolon e Holosiivskyi. Le esplosioni hanno costretto migliaia di persone a trascorrere la notte nei rifugi: stazioni della metropolitana, parcheggi sotterranei e cantine. La corsa ai rifugi è stata provvidenziale, ma ci si chiede quanto a lungo si possa continuare a vivere così. Secondo Kiev l’offensiva sarebbe la risposta agli attacchi ucraini dei giorni precedenti contro obiettivi russi, inclusi un centro di comando nella regione occupata di Kherson e uno stabilimento militare situato a 1.700 chilometri dal confine ucraino. I droni di Kiev avevano inoltre violato più volte le difese dell’area di Mosca. L’attacco non ha colpito soltanto la capitale. Nella regione di Kiev sono stati danneggiati condomini e magazzini a Fastiv, Bucha, Obukhiv, Brovary, Vyshhorod e Boryspil. A Odessa sono stati lanciati missili da crociera contro infrastrutture civili e religiose.
Perché l’Europa non suggerisce a Zelensky di trattare una resa negoziata e mettere fine a questo massacro? E allora, parafrasando Pirandello, viene spontaneo chiedersi: quali sono i veri interessi di tutte le parti in commedia?
Angelo Santoro

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