Dalle contraddizioni del governo Lombardo ai pasticci delle primarie di Palermo.

Per tanti anni l’isola (come altre volte abbiamo ricordato) è stata considerata laboratorio di formule politiche a volte assolutamente originali, fucina di indicazioni e scelte rivelatesi poi valide non solo a livello locale. Per questo motivo non pochi l’hanno assunta come termine di paragone e sollecitatrice di scelte di solito con buoni risultati a livello nazionale. Si pensi per tutte al primo centro-sinistra.
Ultimamente, però, s’è andata collocando su un piano fortemente inclinato.
Avremmo molto da dire sul governo in carica, sui rapporti tra i partiti, su quanto è avvenuto di recente in occasione delle scelte dei candidati a sindaco di Palermo.
Nella impossibilità di farlo col necessario approfondimento, ci limitiamo qui ad alcune pennellate iniziando dal governo.
Va subito detto che nella sua attività non sono mancate delle novità positive. Esso ha ingaggiato coi poteri forti una lotta che ci auguriamo possa dare buoni risultati, e ha operato positivamente in alcuni settori mentre in altri si è rivelato alquanto debole ottenendo scarsi risultati.
Tra l’altro ha ridotto drasticamente il debito e gli sprechi in diversi settori, ha deciso l’accorpamento degli ATO ambientali con un notevole risparmio della spesa complessiva, ha bloccato le elezioni provinciali resistendo alle pressioni di molti che, in contrasto con quanto previsto dallo Statuto, premono per la loro conservazione, mentre l’ARS deliberava coraggiosamente sulla contrazione da 90 a 70 dei deputati regionali, sulla riduzione dei consiglieri e assessori comunali e sulla riduzione degli emolumenti e concedeva il diritto di tribuna ai partiti non rappresentati. Ha conservato però una posizione equivoca sulla istituzione dei Liberi Consorzi dei comuni previsti nell’art, 15 dello Statuto dopo l’abolizione delle province, e non ha saputo finora rispondere alle tante attese in relazione alla situazione economica, giunta a livelli tragici. Eppure il mare in cui il governo naviga è perennemente agitato, ed esso vive tra lodi e critiche, convergenze non sempre stabili e fughe.
Singolare è l’atteggiamento di alcuni partiti nei suoi confronti Tra le formazioni che lo promossero, l’MPA di Lombardo, il PD, FLI, API, l’UDC, quest’ultimo ha improvvisamente deciso di abbandonarlo.
La maggiore formazione del centro-sinistra da qualche tempo sembra entrata nel vortice di un ballo estremamente mosso.
Per alcuni mesi è apparsa tutta impegnata a decidere se sostenere ancora il Governo oppure staccare la spina e abbandonarlo al suo destino.
Referendum interni, animate riunioni di quadri a livello regionale, espressione di rapporti tra gruppi sempre più tesi, l’hanno portato in una posizione ondivaga, nella quale un giorno sembra decisa a lasciare e il giorno dopo invece chiede di entrarvi con propri uomini per farne da largamente tecnico qual è ancora oggi un governo politico.
Quanto alle alleanze in vista del rinnovo dell’ARS, un giorno è per una alleanza molto ampia, dalla sinistra radicale a quella riformista possibilmente estesa al centro, e il giorno dopo è invece per un’alleanza delimitata a sinistra ed estesa al centro, corrispondente alle forze che sostengono il governo..
In vista delle elezioni amministrative di Palermo, primarie, scelta dei candidati, accordi tra partiti e movimenti si sono rivelati tali da suscitare perplessità, stupore e critiche anche forti.
Partecipando alle primarie del centro sinistra svoltesi a Palermo, con regole poco chiare, il PD ha sostenuto in pratica tre candidati, uno dei quali (la Borsellino) con dichiarato orientamento antilombardiano, fortemente voluto da IDV e SEL e da alcuni movimenti, oltre che, dopo non poca indecisione, da Bersani, un altro (Ferrandelli) transfuga di IDV da cui tempo fa è stato espulso, sostenuto solo da una componente del partito favorevole alla prosecuzione dell’esperienza di governo, un altro ancora, unico tesserato al partito (Faraone) sostenuto da Renzi, semplicemente “rottamatore” e sicuramente minoritario.
Ha vinto Ferrandelli, subito però combattuto dall’eterno paladino Orlando, che assieme a IDV, non riconoscendo i risultati delle primarie, minaccia di presentare un candidato della estrema alternativo a Ferrandelli.
Il centro e la destra concorrono per parte loro all’arricchimento dello spettacolo con passaggi disinvolti di candidati e “adozioni” interessate. Costa, presentato prima come candidato puro e duro da UDC, MPA e FLI contro la destra, ha improvvisamente accettato di essere candidato dell’UDC, del PdL e di Forza del Sud, ma ha perduto il sostegno dell’MPA e di FLI, che, non volendosi alleare con la destra, hanno provveduto a scegliere un altro candidato.
Non per questo i giochi sono fatti. In arrivo pare ci siano altri candidati e si pensa che per i vari partiti e movimenti si cimenteranno alla fine non meno di dieci candidati.
Andando così le cose, l’isola finirà presto per collocarsi su un piano assolutamente nuovo e meriterà la nuova qualifica di laboratorio di confusione, cancellando qualche buon ricordo del tempo passato.

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