SOFOCLE “ANTIGONE” e “EDIPO RE” RCS Libri SpA, Milano 2012
Le leggi possono entrare in conflitto con principi etici diversi
da quelli sui quali sono fondate le regole imposte ai sudditi. Di Bepi Lamedica
Eva Cantarella, nella prefazione a questa edizione delle due principali
tragedie di Sofocle distribuita con il Corriere della Sera, a proposito della
tragedia di Antigone scrive: “Sono molte altre, accanto a quella tra leggi
scritte e non scritte, le opposizioni rappresentate dallo scontro tra Antigone
e Creonte: uomo/donna, giovane/vecchio, individuo/società, vivo/morto, essere
umano/divinità. Ma a far rivivere il mito nel tempo e a moltiplicare le sue
riproposizioni è la tensione che si verifica ogniqualvolta nel tempo, e ovunque
nel mondo, l’applicazione della regola del diritto si scontra con una realtà
sociale e una valutazione che non ne riconoscono il fondamento etico. Stanno in
questo, appunto, la sua eternità e attualità.”
Infatti la tragedia di Antigone può essere letta come la tragedia del
legislatore. Le leggi possono entrare in conflitto con principi etici diversi
da quelli sui quali sono fondate le regole imposte ai sudditi. Il legislatore
deve sforzarsi di porre delle regole che non offendono chi la pensa in modo
diverso. E’ difficile ma questo sicuramente non è possibile nello “Stato
etico”, diventa possibile solo con una organizzazione laica. La laicità della
legislazione, perciò, è il presupposto per rispettare il “politeismo dei
valori” come affermava Weber.
La tragedia di Sofocle consegue ad una precisa scelta della protagonista. Dice
Antigone alla sorella Ismene: “Dei nostri due fratelli (Eteocle e Polinice),
Creonte non ha forse deciso di concedere all’uno onorata sepoltura e di
lasciare l’altro indegnamente sepolto?…a danno dei trasgressori è prevista la
morte per pubblica lapidazione… è bello per me morire in questa impresa. Cara a
lui che mi è caro giacerò, per un santo crimine: perché ben più a lungo dovrò
essere cara ai morti che ai vivi. Laggiù infatti riposerò per sempre”
Il dramma si rende evidente nel dialogo tra l’individuo Antigone e chi
rappresenta il potere, ossia chi fa le leggi.
“CREONTE (ad Antigone) … Neghi o ammetti di aver compiuto il fatto?… Conoscevi
l’editto, che vietava proprio ciò che hai fatto?
ANTIGONE: Si lo conoscevo. E come potevo ignorarlo? Era pubblico.
CREONTE: Eppure hai osato trasgredire questa norma?
ANTIGONE: Sì, perché questo editto non Zeus proclamò per me, né Dike, che
abita con gli dei sotterranei. No, essi non hanno sancito per gli uomini queste
leggi; né avrei attribuito ai tuoi proclami tanta forza che un mortale potesse
violare le leggi non scritte, incrollabili, degli dei, che non da oggi né da
ieri, ma da sempre sono in vita, né alcuno sa quando vennero alla luce. Io non
potevo, per paura di un uomo arrogante, attirarmi il castigo degli dei. Sapevo
bene – cosa credi? – che la morte mi attende, anche senza i tuoi editti. Ma se
devo morire prima del tempo, io lo dichiaro un guadagno … Affrontare questa
fine è quindi per me un dolore da nulla; dolore avrei sofferto invece, se
avessi lasciato insepolto il corpo di un figlio di mia madre; ma di questa mia
sorte dolore non ho.”
Nella democrazia il dialogo è la fonte della legislazione. La capacità di
ascolto da parte della maggioranza delle ragioni della minoranza rendono
liberale la democrazia, che potrebbe, invece, trasformarsi in una tirannia
implacabile.
“CREONTE: Si appelli pure a Zeus protettore dei consanguinei; ma se lascerò
crescere l’insubordinazione nel seno stesso della mia famiglia, cosa dovrò
tollerare dagli estranei? Chi è saggio verso i propri familiari si mostrerà
giusto anche verso i cittadini …No, a chiunque la città abbia affidato il
potere, a costui si deve obbedienza nelle cose piccole e grandi, giuste e non
giuste.”
Le ragioni di Antigone non devono essere prese in considerazione! Dura lex,
sed lex.
Proprio per questa rigida regola, che presiede la solidità delle istituzioni,
la legge non può fondarsi su una etica esclusiva, se non vuole essere uno
strumento di tirannia piuttosto che di libertà.
SOMMARIO: Prefazione di Eva Cantarella – Antigone – Edipo Re – Nota biografica

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