Sabato 6 gennaio, invitata dal partito comunista cinese, Ségolène Royal è partita per una visita di quattro giorni in Cina in modo da riallacciare delle “relazioni nuove” tra i due paesi.
Un viaggio che i giornali francesi, soprattutto quelli più vicini alle posizioni di M.me Royal, giudicano positivo sia dal punto di vista tattico che diplomatico.
Ben consigliata dal suo entourage, la candidata socialista è partita insieme a Lionel Jospin e Gaston Deferire che, già nel 1981, avevano accompagnato l’allora futuro presidente Fronçois Mitterand nello stesso viaggio qualche mese prima della sua elezione (Libération, 5 gennaio, Le Nouvel Observateur, 7 gennaio).
La “rosa di Francia”, come l’ha definita il quotidiano China Daily, ha voluto con questo viaggio “rassicurare la sua credibilità sulle questioni internazionali” (Le Monde 5 gennaio) e, durante la visita, M.me Royal ha trattato i temi “della mondializzazione, dell’ambiente e dei diritti dell’uomo” (Le Monde) usando toni giusti e ossequiosi, come si conviene nell’intrattenimento di relazioni con il mondo orientale.
Dal punto di vista dell’economia, M.me Royal ha affermato quanto sia necessario “cogliere l’occasione delle sviluppo della Cina” e “aiutare le imprese, piccole o grandi, a esportare meglio in questo paese” (Le Nouvel Observateur, 7 gennaio).
A 18 mesi dall’apertura dei giochi olimpici di Pechino, Ségolène Royal ha intravisto un “duplice effetto acceleratore” sia per i cinesi, che desiderano accedere a una maggiore e migliore forma di consumo, sia per le imprese francesi che devono approfittare di questa occasione per aumentare le esportazioni soprattutto nel settore agroalimentare e dell’industria sportiva. “La Cina è una nuova frontiera per noi – ha detto M.me Royal prima della partenza per Pechino – e dobbiamo guardare a questa nuova frontiera con un forte spirito di conquista ma senza ingenuità” (Libération, 5 gennaio).
Lunedì 8 gennaio Ségolène Royal ha incontrato il vice presidente cinese Zeng Quinghong con il quale ha parlato di diritti dell’uomo. Criticata soprattutto dalla destra per sua espressione “diritti umani”, comprensiva sia dei diritti dell’uomo che dell’ambiente, la candidata socialista ha comunque approfittato dell’occasione per difendere la causa di cinque francesi, tre giornalisti e due avvocati, imprigionati da tempo dalle autorità cinesi.
I quotidiani locali hanno apprezzato M.me Royal auspicando che la sua apparizione sulla scena politica francese e internazionale “possa contribuire a instaurare relazioni continuative e strategiche tra i due paesi” (Le Monde, 8 gennaio).
Un successo a cui la “droite” ha ben poco da controbattere visto che un recente sondaggio, commissionato dal Journal du Dimanche, ha stabilito che, se le elezioni si fossero svolte domenica 7 gennaio, Ségolène Royal avrebbe vinto con il 50,5% dei voti contro il 49,5% dell Presidente dell’UMP Nicolas Sarkozy.
La settimana di M.me Royal – In Cina sulle orme di Mitterand
a cura di Elisabetta Failla

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