Abbiamo un governo, nuovo di pacca, e non abbiamo ancora finito di leggere la lista dei ministri che già si è aperto il banco delle scommesse: è a tempo, è di scopo, è di servizio, è politico – quanto durerà?!

Quindi, se per caso aveste trascorso gli ultimi due mesi in qualche remoto angolo del pianeta, privi di ogni strumento di comunicazione con il resto del mondo; se foste usciti solo ora da un ritiro spirituale di strettissima clausura; se vi foste improvvisamente ripresi da un coma etilico, una aviaria da quarantena od una prolungata astinenza da web, bè, tranquilli, qui è tutto come prima. Vi pare di ricordare che ci siano state elezioni? Ma no, si è trattato solo del ripetersi di un simpatico rito collettivo, allietato dalla novità del comico arruffapopolo, ma non è successo nulla, si faceva per scherzare. Il Presidente della Repubblica? Ah, bè, sì, quello è stato eletto, ma in tempi di crisi abbiamo responsabilmente adottato il riciclo, chè un Presidente è bene sfruttarlo fino in fondo, ed il nostro ha appena 88 anni, quindi può arrivare a cento su una gamba sola, per cui non vi preoccupate di dover imparare un nome ed una faccia nuovi, sempre Napolitano è. Poi, ci sarebbe da dire che, almeno, c’è un nuovo Papa, ma quello precedente c’è ancora, quindi ne abbiamo due, comunque, questa situazione è stata fonte di grande ispirazione per la politica, visto che ora abbiamo due Letta, uno al governo e l’altro pure, si distinguono solo da un particolare: quello che governa davvero ha i capelli.
Però abbiamo un governo, nuovo di pacca, e non abbiamo ancora finito di leggere la lista dei ministri che già si è aperto il banco delle scommesse: è a tempo, è di scopo, è di servizio, è politico – quanto durerà?! La domanda è del tutto legittima, trattandosi di un governo nato dopo due mesi di esasperante stallo post-elettorale e dopo la tonante invettiva lanciata da Napolitano in Parlamento contro i partiti; si è trovato un compromesso per non sciogliere le camere e tornare subito a votare, ma è pur vero che questo governo è figlio di tutte le debolezze che in esso si sommano, e che rischiano, o meglio minacciano, di esplodere ad ogni passaggio importante, ad ogni provvedimento urgente, ancora più ad ogni abbozzo di riforma che verrà affrontato. E’ un governo che unisce la crisi gravissima del Pd con la precaria stabilità del Pdl – ovvero un partito attualmente acefalo con uno che sta insieme solo per evidente mancanza di un altro leader.
Non è purtroppo difficile ipotizzare che queste debolezze si rifletteranno inevitabilmente sul governo, rischiando di farne il terreno di scontro di tutti i malpancismi interni ai partiti, di farne oggetto di veti incrociati, di mire personali, di piccoli calcoli di sopravvivenza – non essendoci più l’alibi dei tecnici dietro cui nascondersi, e dovendo rispondere in prima persona ad un elettorato ormai stremato dagli incomprensibili tatticismi degli ultimi due mesi, si rischia di cadere nella classica situazione in cui ognuno rilascerà dichiarazioni continue e personali, riaprendo la compagnia di giro dei talk show, senza che ci sia una vera autorevole regia a guidare un progetto realizzabile.
Certo, di un governo abbiamo bisogno; certo, è interamente colpa dei partiti, del loro mancato autentico rinnovamento, se oggi ci troviamo in questa situazione così incerta e privi, soprattutto, di un progetto politico di ampio respiro; certo ci sono alcuni provvedimenti non più rinviabili, sia per far ripartire l’economia sia per mettere finalmente mano ai costi della politica, alla legge elettorale, ad una riforma complessiva del disegno istituzionale, ma le forze in campo sono le stesse, e non hanno fatto nulla per migliorarsi. Non vorremo peccare di pessimismo, ma scrivemmo le stesse cose all’indomani dell’insediamento di Monti, segnalando due pericoli: che i partiti adoperassero la pausa del governo tecnico per nascondersi, invece di autoriformarsi, e che nel frattempo il sovrastimato Monti trasferisse le proprie ambizioni nell’agone della competizione elettorale. Effettivamente, si sono avverte entrambe.
Oggi, ne vediamo altre due, altrettanto preoccupanti: che questo governo nato in extremis sia ostaggio delle debolezze dei partiti che lo compongono, e che alcuni dei suoi esponenti considerino il proprio ruolo una conferma, ora, ed una spinta, poi, per ambizioni personali a lungo coltivate – ed a lungo frustrate – nei rispettivi schieramenti. C’è il rischio che l’ansia di mantenere o consolidare una posizione forte all’interno dei propri partiti, entrambi con una successione aperta – chè Bersani si è dimesso ma Berlusconi non può essere eterno – prevalga sul ruolo istituzionale e, soprattutto, sull’interesse del paese, rischio che la natura di mediatore, più che di leader, di Letta, potrebbe aggravare, chè di troppa mediazione si può morire e qui avremmo invece molto bisogno di decisioni forti e consapevoli. In sintesi: speriamo in un cambiamento, potrebbe toccarci un dejavu.

Consiglierei di non fare più della politica il palcoscenico delle nostre frustrazioni, come è accaduto a Grillo, comico fallito. Serve a poco chiedere alla politica ciò che la politica non ha mai dato né mai darà, la realizzazione delle nostre persone, ed anche esigere i mezzi per quella realizzazione è pretesa molto opinabile, da costituenti grilli canterini, cattolici più o meno atei e morsi da una delusione implacabile. In circolazione ci sono troppi ” dreams ” molto, molto bolsi, che passano per grandi ideali e non valgono la carta per conservarli. Stasera anche Crozza a Ballarò era sgradevole e fuori luogo. Diamoci respiro, diamo respiro a Letta e vediamo cosa combina.
Caro Paolo, di Emrico Letta ricordo la fantastica affermazione rilasciata a reti unificate subito dopo l’insediamento di Monti, ovvero: con la caduta di Berlusconi, lo spread crollerà immediatamente e questo,porterà subito nelle tasche degli italiani 140 euro in più al mese. Io, questi soldi, ancora li devo vedere. Il problema non è essere Pisani, ma economisti per mancanza di prove :)
Ci sono dei simboli, Chiara, che lasciano ben sperare, la nomina di un ministro di colore, nell’italietta gretta della Lega, è un segno a mio avviso di grande importanza storica e di sdoganamento di certi pregiudizi. La nomina della Bonino, che da italiano all’estero, mi fa sobbalzare di gioia, colei che era la piu’ votata come Presidente della Repubblica è almeno Ministro degli esteri, e non è assolutamente poco! Poi la Cancellieri (ovvero la reincarnazione di Tina Pica) integerrima, e che come la Pica potrebbe far sua la frase “Parliamoci da uomo a uomo…”, nomina che forse fa abbassare le quote rosa, ma apre al pluralismo dei generi.
Il tocco cattolico, per strizzar l’occhio a Papa Francesco e poi un primo ministro pisano! Te , ormai nelle vesti di Maga Mago’, ci sei andata vicina….speravi in un fiorentino, e invece eccoti là il pisano, che farà cambiare anche un altro proverbio (dopo quello sul Papa e sul fatto che tutti siano utili e nessuno indispensabile, vedi Napolitano…), cioé , meglio un morto in casa che un pisano al governo!
Ma sempre meglio un pisano di un pisanu, no?