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La sete di morte unisce Hamas e Hezbollah

L’articolo di Marco Mayer, pubblicato su “Il Riformista” e ripreso da Pensalibero con il consenso dell’autore, analizza la connessione ideologica tra Hamas e Hezbollah, sostenuta dall’Iran. Oltre all’appoggio militare ed economico, ciò che accomuna queste due fazioni è l’esaltazione del martirio come mezzo per ottenere il paradiso. Mayer cita un’intervista del 1997 con Seyyed Nasrallah, leader di Hezbollah, in cui emerge l’idea di “amare la morte”. Questo pensiero si contrappone al grido delle donne iraniane “Donna, vita e libertà”, un messaggio di libertà che travalica le divisioni politiche e culturali.

di Marco Mayer | 8 Ottobre 2024
Free public domain CC0 photo.

Nel primo anniversario del 7 ottobre i media internazionali e l’l’ opinione pubblica mondiale  dovrebbe porsi la seguente domanda:

 nonostante le profonde  divisioni religiose tra sunniti e sciiti che risalgono alla morte del Profeta cosa unisce i miliziani di Hamas (sunniti)  con quelli di Hezbollah (sciti)?

Sul piano pratico lo sappiamo sono il sostegno economico e militare dell’ Iran. Ma c’è una dimensione esistenziale molto più profonda: la promessa che il martirio aprirà le porte del paradiso a sé stessi e alla propria famiglia. 

Questa esaltazione della morte terrena (dal suicidio del kamikaze all’ essere uccisi in combattimento) traspare in una impressionante intervista di Seyyed Nasarralh a Der Spiegel del 20 ottobre 1997 – poche settimane dopo l’uccisione in battaglia del figlio Hadi . https://www.spiegel.de/politik/wir-lieben-den-tod-a-e81c76a1-0002-0001-0000-000008805772. 

Il  titolo é emblematico “Noi Amiamo la Morte” . Di seguito alcuni stralci:  

…”Siamo orgogliosi di quest’uomo caduto. E io, come segretario generale di Hezbollah, sono felice”.  D. Anche come padre che ha perso suo figlio? Se volessi farti credere che la perdita di mio figlio non mi ferisce, mentirei. ……è morto martire, e questo è il sentimento di gioia più alto che può ispirare un padre. ...D Le tue motivazioni politiche sono più forti dei sentimenti di un padre? Noi crediamo in Dio e secondo la nostra fede il martire inizia una vita nuova, molto più bella in paradiso. … quando i buoni e i cattivi stanno davanti a Dio, il martire ha il diritto di intercedere per i suoi familiari… Quindi anche suo figlio si è sacrificato per la famiglia?  Hadi ci porterà sicuramente in paradiso; tutte le famiglie dei martiri avranno questa gioia… D.. Tre anni di allenamento – ciò significa che tuo figlio è diventato un combattente all’età di 15 anni. Si può lasciare ad un bambino una decisione così seria? No, vediamo i nostri figli a questa età come uomini in erba che possono prendere le proprie decisioni. E devo ammettervi che ero molto contento e felice della sua decisione. Ciascuno di questi giovani sa che la strada che ha scelto è la strada del martire. Ciascuno di loro attende la morte e desidera questo martirio. Non temiamo la morte, la amiamo e ne abbiamo sete….

L’amore per la morte e la sete di morte non appartengono alla stragrande maggioranza delle persone (credenti e non  o “diversamente credenti”  per usare l’espressione di Norberto Bobbio).  E’ per questo che il grido “Donna, vita e libertà” delle donne iraniane lancia un messaggio universale che va ben oltre la dimensione politica e culturale dell’ occidente. 

Marco Mayer

(da il Riformista) 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anniversario, bambino, battaglia, espressione, figlio, giovani, intervista, iran, opinione pubblica, persone, sostegno

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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