
Settant’anni d’apologia delle nostre simpatiche miserie hanno fatto perdere di vista il peso dell’Italia, al punto che almeno due generazioni erano e sono felici se all’estero ridono di noi, previo scoprirsi, se occorre, patrioti di sinistra. Invece credo fermamente che il collasso dello stivale causerebbe a catena il collasso di tutto l’Occidente allargato, e credo pure che a giocare duro e andare a vedere il bluff, anche la pistola puntata dello spread si sarebbe rivelata una pistola di cioccolata, un morso e via. Perché il problema della crisi è il giochino dell’omo nero, riuscire a farlo rimbalzare in casa d’altri, purché non sia chi l’ha creato. Ora invece è accaduto che l’omo nero ce lo siamo fatti imporre, e abbiamo pure preso l’impegno di curarlo per la malattia che non è una nostra malattia, perché sappiamo che in economia speculativa illimitata le responsabilità sono direttamente proporzionali al circoscritto preso in esame, e più il circoscritto è limitato più crescono le sue magagne. L’Europa obbliga al circoscritto, ci obbliga al nostro rendiconto locale nell’ambito d’una speculazione globale aizzata dalle varie agenzie. Siamo David senza fionda, un’assurdità che alla fine sfiancherebbe anche la locomotiva tedesca se non avesse avuto accortezza e furbizia per crearsi un proprio mercato all’est. Quel mercato che l’Italia avrebbe dovuto aprirsi nei paesi del nord-Africa e che alla meno peggio aveva cominciato a fare con Gheddafi e Moubarak. Ma chissà perché le cose sono andate diversamente, e lo spread ci ha riportati in riga, all’obbligo di curarci d’una malattia che è generale, ben sapendo che la cura sarà un palliativo, un rinvio perché l’omo nero rispunti in casa d’altri prima di ritornare a noi. Questo gioco mette appunto il nulla sottovuoto, e non è una metafora nichilista ma la semplice descrizione della nostra storia e del nostro tempo che vivono di aspirazioni morte e di tanti curatori fallimentari d’una politica morta e però così ingenui da smaniare per entrare in scena. È quasi ovvio allora che in epoca a forte sentore apocalittico il cattolico, esperto di apocalissi e salvezze relative, ritornasse in auge, motivato molto più dal suo DNA piuttosto che dai giri bancari un po’ massoni, un po’ vaticani, sì proprio loro, i vecchi nemici ottocenteschi che da tanto vanno a braccetto. Il cattolico annusando odore di salvezza è scattato alla bisogna, e il buon dì si vede dal mattino. Il giorno dell’incarico a Monti i media ci diedero uno spezzone di cinegiornale franchista, infatti il nostro fu ripreso uscire con consorte dalla messa in una cappella simile a una tomba di famiglia. Ora l’ambiguità congenita di tutto ciò che è immagine ha sempre permesso all’informazione televisiva di giocare tra l’apologetico e l’ironico, in sostanza producendo qualunquismo. Ma l’idea di Monti che va a messa prima di salire al Quirinale per ricevere un incarico stravoluto da quella che una volta si chiamava sinistra è davvero una ghiottoneria, perché segna il trionfo oceanico, come ci ricorderebbe Oscar Luigi Scalfaro, di quella serenità politica di cui il cattolico è specialista indiscutibile. Monti è un sereno, e ci mancherebbe, porta famiglia, si confessa, farà cose buone per il bene nostro e per di più risorgerà, perché non dovrebbe essere sereno? Tra nulla sottovuoto e serenità c’è un rapporto d’identità, nel senso che la serenità che non sconti la vita è solo il nulla sottovuoto, e messa sottovuoto la serenità del nulla resta un alimento commestibile in qualsiasi stagione, occupa poco spazio e si conserva bene, e avere in saccoccia una riserva simile ci rassicura. A ben vedere la serenità del nulla sottovuoto potrebbe anche aspirare a una resurrezione anticipata, magari risorgere prima di morire per non scoprire di non aver mai vissuto, una performance strabiliante che nemmeno Gesù Cristo poveretto prevedeva, ma c’è sempre qualcuno che ci fa le scarpe. Per restare al concreto la serenità del nulla sottovuoto pratica la politica del tennis, ossia ricacciare in casa d’altri l’omo nero attraverso giochetti di contabilità aziendale applicati a un popolo, gli stessi di Berlusconi sia chiaro, tolgo qua e metto là, tolgo là e metto qua, calcolo domani e spendo oggi, spendo domani e calcolo oggi e così via, con in mano la frenesia delle ultime statistiche, previsioni e sondaggi, ma il tutto ora finalmente inquadrato in severi studi bocconiani che garantiscono e ci zittiscono. Altro che essere governati dallo sfigato di Arcore che appena sveglio correva sui siti pornografici, ora c’è aria nuova, Monti va a messa. Fin qua si è scherzato. La verità è che l’omo nero resta in salute e cresce e crescerà perché le dottrine dello stato non tentano nemmeno alla lontana di concepire qualcosa che in una storia mai vista vada oltre l’antitesi delle antiche società povere tra democrazie e dittature, tra libertà e assolutismo. Amiamo, adoriamo davvero il nuovo tecnologico? Ma allora occorre ripensare e inventare nuove forme organizzative della convivenza umana, ossia nuove forme stato fino ad oggi supplite dal mercantilismo speculativo e dai risultati del libero scambio e del diritto internazionale con le sue varie organizzazioni, consessi e vincoli tra nazioni rette con forme stato obsolete, paralizzate e paralizzanti. È grazie all’impotenza delle forme stato fin qua conosciute che la nozione sbagliata di illimitatezza s’è impossessata dell’economia, un’illimitatezza che capitalismo, collettivismo e dirigismi vari hanno sempre preteso di controllare e indirizzare, mai spengere. Inventiamo e tentiamo nuove forme stato imposte dalla storia inedita dell’umanità e l’omo nero sparirà insieme alla serenità del nulla sottovuoto e dei suoi corifei. E che i giovani non sappiano mai quanto i loro cervelli per questo dovranno faticare dopo l’astinenza di padri, nonni e bisnonni.

continuiamo a lustrare il sedere al buon Vaticano..come se non luccicasse già
Caro Marzio,
Hai ragione completamente, te lo dice un super critico, cui non va mai bene nulla delle ricette altrui.
Speriamo che Matteo abbia il buon senso di prenderti come cosigliere e che tu voglia fare l’immane sforzo di tradurre il rozzo Leghismo del Nord in qualcosa di funzionale, che possa liberare e unire Toscana, Sardegna, Corsica e Sicilia,
Ti garantisco che tutta la Costa Adriatica, Grecia compresa e poi tutto il Mediterraneo, fronte giusta autonomia e crescita, tornerà il Mare Nostrum.
Mi sembra che sia latente un gravissimo conflitto quando un Napolitano qualsiasi finge di ignorare che decine di migliaia di donne in gravidanza smaniano nel nord Africa per venire a partorire in Europa, Italia in primis perché la più vicina. Mutatis mutandis niente è cambiato da quando nel 1919 la sinistra sputava sulle medaglie d’oro, la situazione è anzi peggiorata perché la globalizzazione si maschera da fratellanza universale. La Lega ha di fronte grandissime responsabilità storiche, deve uscire dal seminato del varesotto e intraprendere quella che chiamo rivoluzione nazionale.