Due novità interessanti, in questo fine settimana, confermano il precipitare della situazione italiana al limite del livelli di guardia.
La prima: Angelo Panebianco, in un suo fondo sul Corriere della Sera, per la prima volta mette in discussione la sopravvivenza del bipolarismo, da quindici anni assioma inviolabile di stampa, forze politiche ed economiche che concorsero ad insediare e mantenere l’attuale sistema.
La seconda: il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato chiaro e forte un monito sui rapporti tra politica e magistratura: "Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento”.
Le parole del presidente sarebbero una ovvietà in qualsiasi paese. Non in Italia, come dimostrano, nel loro piccolo, anche certe critiche che talvolta riceviamo su questo sito perché non perdiamo occasione di ripetere le stesse cose.
Naturalmente le due “esternazioni” non sono concordate. Eppure è impossibile non vedere come l’analisi del politologo e le preoccupazioni di Napolitano siano strettamente collegate.
Il sistema della mai nata “seconda repubblica” è ormai alla frutta: gli equilibri sono saltati e, per giunta, il sostegno dei gruppi finanziari ed imprenditoriali è venuto meno. Non è un caso se un giorno si e l’altro pure venga dato per imminente l’ingresso in politica di Luca Cordero di Montezemolo.
Il problema è che non si riesce a decifrare come sarà il domani. Per questo Panebianco (ma non solo) avverte che l’abbandono della scena politica da parte di Berlusconi porterebbe alla deflagrazione non solo il PDL ma anche il PD. E Napolitano sollecita " che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche" e che al tempo stesso "quanti appartengono all’istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione" ricordando che "spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia".
Due voci autorevoli, con responsabilità e punti di vista diversi, hanno sentito il bisogno di richiamare tutti al senso di responsabilità nel tentativo di salvare una situazione mediocre alla quale ne potrebbe seguire una peggiore.
E’ un tentativo apprezzabile per i sentimenti che lo ispirano. Ma è lecito dubitare che sia nell’interesse del Paese protrarre all’infinito una situazione ormai logoratasi a causa della precarietà e della inadeguatezza dei due partiti maggiori, PDL e PD e dei loro principali alleati ( Lega e Italia dei Valori ).
Ciò che soprattutto Napolitano non poteva dire è che da una situazione come quella attuale si esce soltanto con lo strumento di una Assemblea Costituente che dia vita ad una nuova Costituzione. Molte parti della vecchia potranno essere salvate. Ma non si può sfuggire all’esigenza di un nuovo patto. Per fare uscire il Paese dal clima di ricatti, odi e rancori che da troppo tempo lo ammorba, dotandolo della spinta necessaria ad un nuovo inizio.
Nicola Cariglia

Caro Nicola.
Non è una “primizia” l’esternazione del politologo Angelo Panebianco sul bipolarismo vigente in Italia, atteso le dichiarazioni spontanee di politici e uomini di cultura che hanno definito bastardo il bipolarismo in atto, che ha mutilato, di fatto, la sovranità popolare annullando l’esercizio del voto di preferenza per scegliere i candidati al Parlamento.
Un Parlamento formato da elementi nominati dai capi dei partiti e ratificati dal popolo, non è il Parlamento voluto dai Costituenti, come sancito dalla Carta costituzionale.
Il fallimento totale di ogni iniziativa per formare la seconda Repubblica porta ad auspicare un’Assemblea Costituente per scrivere una nuova Costituzione.
In un momento di grande confusione politica, di anarchia assoluta, di sospetti, di sfiducia generalizzata, di crisi dei valori, di accentuazione del conflitto tra la Politica e la Magistratura è difficile trovare gli uomini dotati di serenità intellettuale e preparazione professionale per formare l’Assemblea Costituente.
Lo stesso Capo dello Stato è seriamente preoccupato per il futuro della democrazia in Italia. Lo dimostra il suo accorato appello al rispetto reciproco dei ruoli istituzionali, al confronto civile tra la politica e la Magistratura. Appello vanificato subito dall’on. Antonio Di Pietro, che denuncia un Parlamento inquinato da elementi con carichi penali e dal giudice Palamara, che afferma di non voler essere oppresso da nessuno.
In altri termini più che sperare in una nuoca Costituzione, bisogna intervenire per il rispetto dell’attuale Costituzione, per un impegno comune tra le forze politiche e con la magistratura per formare delle leggi condivise per rendere la giustizia più giusta, per progettare la ripresa economica del Paese, per garantire la sicurezza sociale e un futuro migliore ai giovani senza lavoro ed esposti alle oscure tentazioni devianti.
Prima di scrivere una nuova Costituzione occorre affrontare e risolvere i problemi posti dalla globalizzazione.
Domenico Civitano
Caro Zeffiro,
mi farò mandare il libro e vorrei fare di più con l’aiuto del Gruppo dei Centouno, del Polo Laico Liberale e Socialista, dei lettori e di tutti quanti ci stanno: promuovere una iniziativa per rilanciare la proposta della Costituente. E, naturalmente, verrò a cercarti per ottenere la tua partecipazione e quella degli altri intellettuali che firmarono il libro (peraltro nostri comuni amici).
Un carissimo saluto,
Nicola
Caro Nicola,
ti segnalo il libro “Una costituente per le riforme” pubblicato da Liberal Libri a Firenze nel 2000 e insabbiato regolarmente perché sosteneva che solo con una costituente eletta col sistema proporzionale si può sciogliere per via democratica l’agonia della Prima Repubblica, nata – si badi bene – proprio con un’Assemblea Costituente. In quel libro, di cui anch’io sono autore assieme a Stefano Montezemolo, Giuseppe Mammarella e illustri giuristi e costituzionalisti, si indica la strada in termini tecnici e politici per l’elezione di una Costituente. Fattelo mandare dall’amico Gentile, che pubblicò quel libro senza sostenerlo.
L’offensiva giornalistica di sinistra, certa parte della magistratura, una sinistra ormai in mano a quel signor ex magistrato:” io, a quello lo sfascio” che, non passa giorno con insulti e minacce, vogliono cacciare questo governo votato (piaccia o no ) dal popolo, sono giunti ormai ad un punto assai preoccupante. Siamo ancora in piena crisi, apparteniamo all’Europa dei 27, per cui se si arrivasse alla conclusione voluta da questa opposizione, temo assai che la nostra bella Italia ne uscirebbe con dignità , e questo anche per la sinistra. Mi sembra strano che certi politici non abbiano ancora capito che la posta in gioco è grossa per tutti.