In Francia, in Gran Bretagna, in Germania per accedere agli impieghi nelle amministrazioni, statali, regionali, provinciali e comunali è necessario aver frequentato con successo la Scuola superiore della pubblica amministrazione. Da noi no.

Una bella idea (ovviamente inattuata) perché l’organizzazione della scuola è affidata all’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali su base regionale, che a sua volta a livello nazionale dipende da un consiglio d’amministrazione, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (e sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’interno) e composto da due sindaci nominati dall’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) , da un presidente di provincia nominato dall’Upi (Unione provincie italiane) , da tre segretari comunali e provinciali eletti tra gli iscritti all’albo e da due esperti designati dalla Conferenza Stato-città e autonomie locali. Insomma come si capisce bene è l’ennesimo bel “carrozzone” ingessato, che distribuisce ai suoi componenti lauti gettoni e poco importa se i dirigenti sono inefficienti e non capiscono nulla, meglio così per avere le mani libere nelle stanze del potere e nei forzieri dorati della pubblica amministrazione.

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