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La scuola oggi…pandemia permettendo

Se le misure imposte dai vari comitati tecnico-scientifici hanno un senso e un valore ai fini della sicurezza a scuola, proprio non si capisce perché le scuole debbano essere chiuse. Anzi, la scuola (se tutto avesse funzionato come dovuto) avrebbe potuto essere il luogo dove i contagi si intercettavano e si tracciavano meglio

di Stefano Sportelli | 26 Novembre 2020

In piena pandemia con tutte le restrizioni, palesi ed occulte, abbiamo sentito il parere di un Preside, da poco in pensione, ma ancora attivo, sulla situazione delle scuole che i nostri politici disconoscono e nulla fanno o sanno per risolvere le varie problematiche che si sono manifestate.

Il prof. Marco Parma si è concesso più che volentieri a rispondere ad alcune domande inerenti alla scuola, dal punto di vista di operatore “in pectore” e non da operatore seduto ad un tavolo sistemato da chi, boh! Scusate la polemica, ma ci sta tutta.

Il prof. Marco Parma ha gestito scuole di ogni ordine e grado:  la Scuola Media “Milani” di San Giuliano Milanese;  gli Istituti Superiori:  “Piero della Francesca” di San Donato Milanese, l’ Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri, con succursale di Istituto Professionale per il Commercio a Melegnano; l “Italo Calvino” di Rozzano, Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Commerciale presso la sede di Rozzano;  l’ Istituto Tecnico Agrario e Liceo Scientifico presso la sede coordinata di Opera, per chiudere a fine carriera con l’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi”.

Inoltre la reggenza del Comprensivo “Fermi” di San Giuliano Milanese , “Barozzi Beltrami” di Rozzano,  “Pezzani” di Milano, “Montessori” di San Giuliano.

Una carriera da Dirigente iniziata nel 1993 e terminata nel 2018.

Un suo parere, da vero “soldato in campo”, sulla situazione attuale della scuola

Ho qualche difficoltà a esprimere un parere sulla situazione attuale della scuola, che si è vista travolgere, come il resto della società, dalla tempesta della pandemia: che, nella scuola come nella vita sociale, ha messo ulteriormente in luce i nostri vizi atavici e, per fortuna, anche le nostre virtù. Infatti, se escludiamo qualche opportunistica presa di posizione (le solite “mele marce”, di cui è impossibile liberarsi), tantissimi docenti hanno affrontato con tanta buona volontà il passaggio alla didattica a distanza, al quale nessuno mai si era sognato di prepararli. Naturalmente, nessuno si è preoccupato di ringraziarli tangibilmente. Pandemia o no, i docenti italiani continuano a essere i peggio pagati d’Europa, e non mi pare che la questione sia stata posta all’ordine del giorno. Si è preferito buttare soldi per i banchi con le rotelle.

Ma erano utili. opportuni, veri anti-Covid? Altre soluzioni potevano essere più necessarie?

Nulla di male, intendiamoci, se si svecchiano gli arredi scolastici: ma, da spettatore, ho avuto l’impressione che durante la scorsa estate i banchi e il metro siano stati presentati come elementi risolutivi, invece di dedicarsi alla ridefinizione, almeno per il periodo-COVID, delle classi e degli organici, oltre che alla tempestiva nomina dei docenti. È un’operazione a carico degli uffici scolastici provinciali, che, almeno a Milano, sono in endemica carenza di personale: occorreva, secondo me, affidarla interamente alle scuole, naturalmente con una robusta “copertura” per i dirigenti in caso di contenzioso. Poi, c’è l’ormai famosa questione del trasporto scolastico. Poco e male ci hanno pensato, e i risultati si sono visti.

Come ha visto la chiusura delle scuole?

Appena si è affacciata l’emergenza, lo scorso mese di febbraio, molti hanno richiesto e, purtroppo, anche ottenuto, la chiusura delle scuole. Non si è per nulla valutato l’impatto sociale di questa misura: accentuazione delle disuguaglianze, aumento della dispersione scolastica. Si è pensato di risolvere la questione con qualche tablet, ma purtroppo la scuola ha ben altra funzione e importanza. L’anno scolastico 2019/2020 è andato perso. Il primo ciclo si è concluso con l’esamino da casa, il secondo con l’esame-burla cui mi è toccato partecipare, perché non si trovavano presidenti disponibili. Quest’anno, ahimé, ci siamo messi sulla stessa strada.

Ma i Comitati tecnici-scientifici hanno imposto la chiusura

Delle due l’una: se le misure imposte dai vari comitati tecnico-scientifici hanno un senso e un valore ai fini della sicurezza a scuola, proprio non si capisce perché le scuole debbano essere chiuse. Anzi, la scuola (se tutto avesse funzionato come dovuto) avrebbe potuto essere il luogo dove i contagi si intercettavano e si tracciavano meglio. Ma è risaputo che proprio il tracciamento è saltato, a scuola come altrove. Quindi ci si muove a naso, perché nessuno è in grado di dimostrare e quantificare dove effettivamente ci si contagia, e allora per non sbagliare si chiude tutto, e i ragazzi finiscono in mezzo alla strada o rinchiusi negli appartamenti, talvolta costretti a chiudersi in bagno per poter seguire le lezioni.                                                                                                                                                  Stefano Sportelli    

Pubblicato in : Primo pianoTag: coronavirus, Covid 19, dirigenti scolastici, fini, importanza, milano, misure, pandemia, pensione, punto di vista, scuola, soldi

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