In piena pandemia con tutte le restrizioni, palesi ed occulte, abbiamo sentito il parere di un Preside, da poco in pensione, ma ancora attivo, sulla situazione delle scuole che i nostri politici disconoscono e nulla fanno o sanno per risolvere le varie problematiche che si sono manifestate.
Il prof. Marco Parma si è concesso più che volentieri a rispondere ad alcune domande inerenti alla scuola, dal punto di vista di operatore “in pectore” e non da operatore seduto ad un tavolo sistemato da chi, boh! Scusate la polemica, ma ci sta tutta.
Il prof. Marco Parma ha gestito scuole di ogni ordine e grado: la Scuola Media “Milani” di San Giuliano Milanese; gli Istituti Superiori: “Piero della Francesca” di San Donato Milanese, l’ Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri, con succursale di Istituto Professionale per il Commercio a Melegnano; l “Italo Calvino” di Rozzano, Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Commerciale presso la sede di Rozzano; l’ Istituto Tecnico Agrario e Liceo Scientifico presso la sede coordinata di Opera, per chiudere a fine carriera con l’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi”.
Inoltre la reggenza del Comprensivo “Fermi” di San Giuliano Milanese , “Barozzi Beltrami” di Rozzano, “Pezzani” di Milano, “Montessori” di San Giuliano.
Una carriera da Dirigente iniziata nel 1993 e terminata nel 2018.
Un suo parere, da vero “soldato in campo”, sulla situazione attuale della scuola
Ho qualche difficoltà a esprimere un parere sulla situazione attuale della scuola, che si è vista travolgere, come il resto della società, dalla tempesta della pandemia: che, nella scuola come nella vita sociale, ha messo ulteriormente in luce i nostri vizi atavici e, per fortuna, anche le nostre virtù. Infatti, se escludiamo qualche opportunistica presa di posizione (le solite “mele marce”, di cui è impossibile liberarsi), tantissimi docenti hanno affrontato con tanta buona volontà il passaggio alla didattica a distanza, al quale nessuno mai si era sognato di prepararli. Naturalmente, nessuno si è preoccupato di ringraziarli tangibilmente. Pandemia o no, i docenti italiani continuano a essere i peggio pagati d’Europa, e non mi pare che la questione sia stata posta all’ordine del giorno. Si è preferito buttare soldi per i banchi con le rotelle.
Ma erano utili. opportuni, veri anti-Covid? Altre soluzioni potevano essere più necessarie?
Nulla di male, intendiamoci, se si svecchiano gli arredi scolastici: ma, da spettatore, ho avuto l’impressione che durante la scorsa estate i banchi e il metro siano stati presentati come elementi risolutivi, invece di dedicarsi alla ridefinizione, almeno per il periodo-COVID, delle classi e degli organici, oltre che alla tempestiva nomina dei docenti. È un’operazione a carico degli uffici scolastici provinciali, che, almeno a Milano, sono in endemica carenza di personale: occorreva, secondo me, affidarla interamente alle scuole, naturalmente con una robusta “copertura” per i dirigenti in caso di contenzioso. Poi, c’è l’ormai famosa questione del trasporto scolastico. Poco e male ci hanno pensato, e i risultati si sono visti.
Come ha visto la chiusura delle scuole?
Appena si è affacciata l’emergenza, lo scorso mese di febbraio, molti hanno richiesto e, purtroppo, anche ottenuto, la chiusura delle scuole. Non si è per nulla valutato l’impatto sociale di questa misura: accentuazione delle disuguaglianze, aumento della dispersione scolastica. Si è pensato di risolvere la questione con qualche tablet, ma purtroppo la scuola ha ben altra funzione e importanza. L’anno scolastico 2019/2020 è andato perso. Il primo ciclo si è concluso con l’esamino da casa, il secondo con l’esame-burla cui mi è toccato partecipare, perché non si trovavano presidenti disponibili. Quest’anno, ahimé, ci siamo messi sulla stessa strada.
Ma i Comitati tecnici-scientifici hanno imposto la chiusura
Delle due l’una: se le misure imposte dai vari comitati tecnico-scientifici hanno un senso e un valore ai fini della sicurezza a scuola, proprio non si capisce perché le scuole debbano essere chiuse. Anzi, la scuola (se tutto avesse funzionato come dovuto) avrebbe potuto essere il luogo dove i contagi si intercettavano e si tracciavano meglio. Ma è risaputo che proprio il tracciamento è saltato, a scuola come altrove. Quindi ci si muove a naso, perché nessuno è in grado di dimostrare e quantificare dove effettivamente ci si contagia, e allora per non sbagliare si chiude tutto, e i ragazzi finiscono in mezzo alla strada o rinchiusi negli appartamenti, talvolta costretti a chiudersi in bagno per poter seguire le lezioni. Stefano Sportelli

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