L’inaugurazione di qualche giorno fa in piena pompa della scuola dei marescialli, nella piana vicino all’Osmannoro felice osai delle gru di Chichibio, è stata una beffa verso i terremotati e il terremoto, ultimo avvenuto, anzi dei due terremoti, con riferimento a quello dell’Aquila, che in questi ultimi anni hanno scosso il paese. Come calamità naturali, travolti da scandali a ripetizione in tutto questo lasso di tempo in Italia, la scuola dei Marescialli è stata un’opera incompleta ma orribile, dormiente, indifferente alle tragedie, creata in nome della Protezione Civile; o almeno così ha fatto credere: Come se, appena aver seppellito il marito, poco dopo la moglie convogli a nuove nozze con tanto di apparato militare, bargello e fanfara. Ahi Geltrude, moglie di un gran re! Un po’ più che congiunto e meno che figlio. E’ un giardino non purgato dalle male erbe, che crescono in semente. Un’inutile struttura costata alla collettività, uno sproposito, un ritorno pari allo zero. Enorme, avveniristica, quanto superflua, irride, questa cittadella fuori non da Firenze, ma dal buon senso, ai bisogni dell’Italia dopo più di dieci anni rimasta lì a candire, ottusa e fredda. C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca. La Protezione Civile non ne aveva alcun bisogno. Sarebbero bastate le caserme dismesse in Firenze da ristrutturare a far risparmiare processi, accuse, furti, tempi morti, valutazioni, perizie, in classico stile tricolore. Con tutte le necessità che ha Firenze, fino a Pistoia, d’infrastrutture efficienti, l’edificazione di un mostro del genere che emerge dalle nebbie da palude ai margini di Castello, crea sgomento e irritazione. Del resto, come altre opere pubbliche abbandonate, ferme da date immemori per le quali il cittadino, orbo nei suoi impegni quotidiani, non vi bada più e li rimuove nel migliore dei casi, pensando di desinare con un panino col lampredotto e un gotto di vino davanti ad una delle tante bellezze architettoniche della città che fu. Un mese appena dalla tragedia di Amatrice, causata sì dall’incuria, ma che poteva essere evitata se in Italia ci fossimo dati da fare a mettere le abitazioni appenniniche anche se antiche, in sicurezza antisismica. Un lavoro ciclopico? In quaranta anni si sarebbe potuto fare di più; ma anche negli ultimi dieci, come per tante altre cose. Con scosse del genere in Giappone, non si sarebbero accorti quasi di nulla, mentre da noi sono tragedie che oltre al male che provocano, accendono risate fuori luogo e solenni cerimonie. Al limite dell’assurdo, anche l’obolo donato dagli italiani nelle forme più svariate e pubblicizzate, quando già versiamo allo Stato inutili ed esose tasse che ai cittadini evidentemente pesano. La scuola dei marescialli, allora, come Cartagine andrebbe distrutta e cosparsa di sale. Hic et nunc. La speranza, ultima dea.
Enrico Martelloni

E’ ovvio che le mogli dei carambas preferissero fare shopping a Firenze invece che nelle Calabrie. Ma occorrerebbe rileggere le dichiarazioni dei politici locali, e non solo, al tempo del mirabile progetto e della posa della prima pietra. E tornare alla fucilazione per alto tradimento. Metropoli? Citrullopoli!!