“Ti spiego il concetto: se puoi scrivere su un social che “stai vivendo una dittatura”, non stai vivendo in una dittatura”.
Eppure non c’è il lenzuolo delle prime urne, ma solo da segnare uno dei candidati sindaco. Non serve il green pass ma solo la misurazione della temperatura. Non è tempo di vacanze marine né montanare tanto meno lacustri.
Chiarissima la motivazione, dovuta alla enorme confusione creata negli elettori da mesi, ma soprattutto dagli eventi delle due settimane di intervallo.
Peccato che il silenzio elettorale sia stato turbato, anzi rotto inopinatamente, da manifestazioni che si pensavano fuori legge. Mi devo essere persa qualcosa.
Le discriminazioni e divisioni sociali imperano, le rivendicazione di diritti e dismissione dei doveri, pure. Conditi dalla estenuante contrapposizione Green pass si/no.
E poi la violenza nelle strade. Insieme alle violenze in famiglia, mai così imponenti. E incidenti sul lavoro, ormai moltecipli quotidianamente.
Una confusione sociale e di progressiva disfatta della politica interna e internazionale, che non si era mai vista. O, almeno, non si ricorda. Perchè gli anni di piombo non si pssono dimenticare.
Ma, tornando in contingenza, quale contributo può dare l’elettore che, pur avendo come unica arma il voto, vorrebbe cambiare lo stato delle cose, o il sistema, come si suole dire, ma intuisce che non srvirebbe a nulla e si sente impotente?
Eppure con buona volontà e buon senso, si dovrebbe partecipare. Senza indugi, proprio in momenti come questo.
“i veri sognatori non dormono mai”, diceva Edgar Allan Poe.
Purtroppo pare siano rimasti solo incubi, in questo mondo colpito così duramente dall’uomo e dalla natura, tanto da pensare, seppure increduli, a una maledizione. Immanente o trascendente.
E si parla di dittatura sanitaria, dopo che una percentuale altissima si è sottoposta volontariamente, per la maggior parte, ad una vaccinazione che, si sta ormai toccando con mano, ci dovrebbe portare fuori da questa empasse terribile che ha danneggiato o sbalestrato tutti gli esseri del pianeta. Con paziente resilienza.
Un amico feisbukiano, medico e saggio ci riporta alla realtà con questo pensiero:
“Ti spiego il concetto: se puoi scrivere su un social che stai vivendo una dittatura, non stai vivendo in una dittatura”
Talmente semplice che ricorda alla grande il rasoio di Occam. “E’ futile fare con più mezzi ciò che si può fare con meno”. Ma spesso semplificare è più difficie che rendere complicati concetti ovvi e lapalissiani.
Ma il cittadino può e deve quantomeno ascoltare. In modo empatico, selezionando il flusso incontrollato delle brutte e spesso orribili notizie su allarme climatico, emergenza sanitaria, odio e conflitti sociali.
“La capacità di ascolto è alla base di ogni percorso politico. È postulato della correttezza di ogni decisione. Pazienza, attenzione, concentrazione, curiosità, disponibilità, apertura e mente libera da pregiudizi, alle radici di un ascolto che sia fonte di arricchimento reciproco. Per recuperare l’ottimismo. L’ombra scura della negatività e del pessimismo serve solo a accrescere il potere di quei pochi che hanno in mano le redini del futuro di tanti, di quei pochi eletti non dal Popolo ma dal mercato”.
Aggressività e arroganza, indici di ignoranza, vanno sempre e comunque condannate.
Chi è sceso in piazza avrebbe reso servizio più utile esercitando il diritto di voto e la libertà partecipativa, che è principio e fine del vero cambiamento.
“Democrazia e meritocrazia sono presentati in tutta la loro decadenza. E il cittadino perde la speranza che qualcuno possa farsene carico. Sta vincendo chi rema infedelmente contro il principio di rappresentatività, prodotto invenduto”. E non va alle urne.
La politica della “non politica”. Alla fine la violenza delle manifestazioni di piazza degli ultimi giorni, non viene neppure disapprovata come dovrebbe, perché ormai serpeggia l’idea che, in fondo, le Istituzioni che non sanno essere vicine al Popolo meritino di essere attaccate. Eppure, più cresce la cittadinanza attiva, più si amplia lo spazio di partecipazione con le iniziative, meno potere è concesso a quanti disonorano e svalorizzano il concetto di democrazia.
“Non l’irruenza delle rivendicazioni, dunque, ma la serenità della riflessione nell’urna, è la vera arma contro il disagio”.
Carla Ceretelli

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