
Qui non c’è nulla da mediare né da addolcire. La decisione di alcune farmacie di smettere di vendere farmaci “perché israeliani” è una forzatura grave, sbagliata e pericolosa. Non è attivismo, è abuso di ruolo. La farmacia non è una sezione di partito, non è un circolo ideologico, non è un palcoscenico morale. È un presidio sanitario. Fine.
Usare i farmaci come strumento di pressione politica significa superare una linea rossa. Perché quando entri in farmacia non stai facendo una scelta di consumo consapevole, stai esercitando un diritto fondamentale. E quel diritto non può dipendere dall’umore geopolitico del momento, dalla bandiera che va di moda o dalla causa che scalda i social.
Qui non si boicotta un vino, un telefono o una marca di scarpe. Qui si tocca la continuità delle terapie, l’accesso ai generici, la disponibilità immediata di medicinali essenziali. Chi decide che un farmaco non si vende più per ragioni ideologiche sta dicendo, di fatto, che la salute del cittadino viene dopo la propria posizione politica. È una deriva arrogante, paternalista, pericolosa.
C’è poi un altro aspetto che fa rabbrividire. Si colpiscono aziende, lavoratori, filiere industriali intere come se fossero un’estensione diretta di un governo. È una semplificazione rozza, degna dei peggiori slogan. Oggi tocca ai farmaci israeliani, domani a quelli americani, dopodomani a quelli cinesi. E poi? Si entra in farmacia con la lista delle guerre approvate e di quelle proibite?
La sanità deve restare uno spazio neutro, protetto, impermeabile alle ideologie. Proprio perché è uno degli ultimi luoghi dove lo Stato e le istituzioni hanno il dovere di non fare propaganda, ma servizio. Chi non capisce questa distinzione non sta facendo un gesto etico, sta solo giocando con cose che non gli appartengono.
Se qualcuno vuole fare politica, la faccia nei luoghi deputati. Se vuole boicottare, lo faccia con il proprio portafoglio. Ma lasciare che la salute diventi merce di scambio morale è un segnale inquietante di quanto si sia perso il senso del limite. E quando perdi il senso del limite su queste cose, non stai “prendendo posizione”. Stai solo dimostrando di non essere all’altezza della responsabilità che ti è stata affidata.
Piero Terracina

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