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La Russia è una nazione in crisi: non è più una superpotenza

L’alto Rappresentante Ue, Kaja Kallas ha affermato: “Oggi, la Russia è una nazione in crisi. La sua economia è gravemente danneggiata, e la sua capacità di proiettare potere su scala globale è fortemente indebolita. La Federazione Russa non è più una superpotenza. L’economia russa, infatti, ha visto una serie di contraccolpi devastanti, acuiti da anni di conflitti e, soprattutto, dalla guerra in Ucraina che sta ormai entrando nel suo quinto anno”. Nel corso dell’ultimo decennio, la Russia è stata sempre vista come una grande potenza regionale con ambizioni globali. Tuttavia, con il conflitto in Ucraina, avviato nel 2014 con l’annessione della Crimea, e la successiva invasione su vasta scala nel 2022, le sue risorse si sono progressivamente erose.

di Salvatore Rondello | 19 Febbraio 2026

L’alto Rappresentante Ue, Kaja Kallas ha affermato: “Oggi, la Russia è una nazione in crisi. La sua economia è gravemente danneggiata, e la sua capacità di proiettare potere su scala globale è fortemente indebolita. La Federazione Russa non è più una superpotenza. L’economia russa, infatti, ha visto una serie di contraccolpi devastanti, acuiti da anni di conflitti e, soprattutto, dalla guerra in Ucraina che sta ormai entrando nel suo quinto anno”.
Nel corso dell’ultimo decennio, la Russia è stata sempre vista come una grande potenza regionale con ambizioni globali. Tuttavia, con il conflitto in Ucraina, avviato nel 2014 con l’annessione della Crimea, e la successiva invasione su vasta scala nel 2022, le sue risorse si sono progressivamente erose. La brutale offensiva contro l’Ucraina ha esposto non solo la debolezza strategica della Russia, ma anche il suo isolamento economico. Le sanzioni internazionali, l’esodo di capitali e la fuga di intellettuali e talenti hanno messo a dura prova l’economia russa, portando alla perdita di accesso a molte tecnologie cruciali e a una crescente dipendenza dalle risorse naturali come unica fonte di reddito.
Il governo russo ha cercato di mascherare la situazione, ma i dati economici e le statistiche ufficiali non sono riusciti a nascondere la realtà: l’industria tecnologica è indietro di decenni rispetto agli standard globali, l’inflazione è alle stelle e le capacità di produzione sono in calo. La Russia, una volta leader nel settore energetico, ora affronta una concorrenza crescente dai principali produttori alternativi e la domanda di gas e petrolio è in calo, complicata dalle politiche verdi di molte nazioni.
La guerra in Ucraina ha avuto un impatto devastante anche sul piano umano e sociale. Più di 100.000 soldati russi sono stati uccisi o feriti, e le perdite civili sono incalcolabili. La mobilitazione parziale voluta da Vladimir Putin ha avuto un effetto negativo sul morale della popolazione, con milioni di russi che hanno lasciato il paese per evitare di essere chiamati a combattere o semplicemente per sfuggire alla crescente repressione interna.
L’isolamento internazionale della Russia è diventato evidente, con il Paese sempre più marginalizzato in un sistema geopolitico che ha spinto la Russia a cercare alleanze con paesi autoritari come la Cina, l’Iran e la Corea del Nord, ma senza riuscire a ritrovare quella centralità che aveva negli anni precedenti. Il confronto con l’Occidente, nonostante la retorica di grandezza, ha messo in luce la crescente debolezza russa, incapace di competere con le economie avanzate e con le potenze militari come gli Stati Uniti e la stessa NATO.
L’intervento di Kaja Kallas arriva in un momento cruciale, in cui la guerra in Ucraina è ben lontana dalla fine, ma le prospettive per Mosca sono tutt’altro che rosee. La prima ministra estone ha anche messo in guardia l’Europa dall’abbassare la guardia nei confronti di un regime che potrebbe essere disposto a fare qualsiasi cosa per mantenere una parvenza di potere, ma che sta affrontando crescenti difficoltà interne.
Kallas ha ribadito che, nonostante la retorica di Putin e le sue rivendicazioni imperialistiche, la Russia non ha più la forza né economica né militare per contrastare l’Occidente in maniera significativa. Ha evidenziato, inoltre, che la Russia sta subendo una “decadenza strategica” che la rende sempre più vulnerabile. In altre parole, la “superpotenza” che molti temevano non è più tale. La Russia, oggi, è una nazione che sta lentamente autodistruggendosi, con un futuro incerto e pieno di sfide.
Una situazione già ipotizzata da tempo ma che da qualche mese viene segnalata da alcune agenzie di stampa con maggiore insistenza. Oggi la Russia sta perdendo l’appoggio dell’Iran e non ha più i mercenari con cui ha iniziato la guerra in Ucraina. La Cina pensa ai suoi affari e mira più allo scambio commerciale con l’Unione europea che con la Russia. Poi, non sappiamo quanto durerà il sostegno militare della Corea del Nord.
Dopo oltre un decennio di conflitti, di cui quattro anni di guerra su vasta scala in Ucraina, la Russia ha superato i limiti del 2014 a un costo di 1,2 milioni di vittime, secondo quanto ha affermato l’Alto rappresentante Ue. In questa situazione, Mosca sta cercando di ottenere più vantaggi possibili ai tavoli negoziali di quanti ne abbia raggiunti sul campo di battaglia, forte del suo arsenale nucleare.
L’esponente europea ha inoltre evidenziato i continui tentativi della Russia di indebolire o sabotare i Paesi membri dell’Unione europea, ricordando che la guerra in Ucraina rappresenta solo l’inizio delle ambizioni russe sul piano geopolitico.
Rivolgendosi ai partecipanti della Conferenza di Monaco, Kallas ha affermato che contrariamente a quanto sostengono alcuni, l’Europa ‘woke’ e decadente non è destinata a scomparire. Infine ha concluso: “L’Unione europea continua a essere un punto di riferimento internazionale e molti Paesi, come il Canada, desiderano ancora farne parte. L’Europa a volte è lenta e ha bisogno di riforme, ma sappiamo perfettamente cosa rappresentiamo”. Speriamo che alle parole possano seguire fatti concreti per rafforzare l’Unione europea anche politicamente e istituzionalmente.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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