L’avvocato amministrativista Fabio Massimo Nicosia autore di numerosi saggi e volumi sul diritto amministrativo, esperto di filosofia del diritto, tra le sue opere ricordiamo “Il sovrano occulto, “Beati possidentes” e “Il dittatore Libertario”, propone proposte concrete per una giusta ridistribuzione “liberista” delle “capacità di potere nel mercato”, attraverso la previsione di una rendita di esistenza collegata all’iscrizione in bilancio dello stato dei beni demaniali statali. Domenico Letizia, alla luce anche delle ultime richieste della Finlandia alla Grecia di contabilizzare a bilancio una parte del suo patrimonio storico a causa della crisi, intervista Nicosia proprio sulla proposta di iscrizione a bilancio dei beni demaniali statali.
Cosa significa, precisamente, iscrivere il valore dei beni demaniali nel bilancio dello stato?
Significa rompere una tradizione non più al passo dei tempi e fare un’operazione rivoluzionaria di trasparenza. Si tratta di inserire nel bilancio dello Stato un conto patrimoniale che dia atto delle immani ricchezze dello Stato, facendo opera di verità sulla situazione politico-economica del Paese.
Perché tale proposta è una proposta libertaria e come inserirla nel contesto sociale?
Perché applicherebbe allo Stato la disciplina civilistica prevista per le società per azioni. Ed è una proposta antistatalista perchè smaschera un bluff statalista dalle conseguenze non piccole. Ad esempio, smonta tutti i presupposti delle manovre finanziarie e delle conseguenze negative per la cittadinanza in termini di tagli e di imposte. E le agenzie internazionali di rating non potrebbero che prenderne atto.
Come collegare tale iscrizione in bilancio con il reddito di esistenza e chi distribuisce questo reddito?
Io distinguo la rendita di esistenza dal reddito di cittadinanza. Il primo fa parte del modello perfetto, se vuoi “utopico”, del first best. Il secondo fa parte della fase di transizione e competerebbe allo Stato, il quale, una volta iscritti in bilancio i beni demaniali, vedrebbe di gran lunga superato il problema del debito, e potrebbe porsi il problema di ammortizzatori sociali non discriminatori ma a vantaggio di tutti.
Alcune associazioni stanno sviluppando questa vertenza in ambito comunale attraverso petizioni e altro, come ritieni che debbano muoversi?
Chiedendo l’inventario dei beni demaniali posseduti a livello locale e pretendendo una stima del loro valore potenziale di mercato.
Esponenti del partito radicale stanno osservando e analizzando la proposta di iscrizione a bilancio dei beni demaniali dello stato, cosa dici loro?
Di fare i radicali. Cioè, come da loro tradizione, non avendo paura di essere inizialmente isolati in una battaglia, per poi dimostrare, nel medio periodo, di essere stati i primi ad avere ragione.
Quali metodi e categorie “scientifiche” utilizzare per dar valore ad opere storiche o fiumi, laghi, vette ecc..?
La risposta te la può dare un architetto o un buon geometra. Già oggi si fanno stime di questo tipo, come nel caso della valutazione dei terreni da espropriare al fine di determinare l’importo dell’indennità da corrispondere al proprietario espropriato. Tieni conto, poi, che oltre ai beni demaniali in senso stretto non sono iscritte in bilancio nemmeno le riserve auree, che ammontano, nel nostro Paese, alla bellezza di 2.500 tonnellate!
In mancanza di un organo statale chi gestirebbe il tutto?
Questo è un problema che si porrebbe in un momento successivo, quando agenzie in concorrenza potranno effettuare i relativi conteggi e dar vita alle riscossioni. Oggi, che siamo in un sistema statalista il problema non si pone, anche se nulla impedisce ad agenzie private di supervisionare tale attività.
Quale sarebbe il vantaggio economico di tale agenzie?
Si darebbe vita a un dibattito pubblico sulle valutazioni effettuate dallo Stato dei suoi propri beni. Mi immagino che le agenzie di rating possano essere interessate a tale attività.
Come dovrebbe muoversi uno stato più liberale che voglia prendere in considerazioni tali ipotesi?
Dovrebbe abbandonare il principio dell’invalutabilità dei beni demaniali, che è una norma non scritta. Se necessario, si potrebbe approvare una normativa che espliciti il cambiamento di rotta: è solo una scelta di diritto positivo, l’invalutabilità viene fatta assurgere a dogma contabile, ma non sta scritta da nessuna parte.
Anche se l’iscrizione in bilancio di un bene statale venisse effettuata, come diverrebbe questa concretamente ricchezza per tutti?
Lo vediamo proprio in questi giorni, in cui si discute di manovre lacrime e sangue. L’iscrizione in bilancio del valore di stima di mercato dei beni demaniali porterebbe già di per sé il bilancio al pareggio, e forse all’attivo. Per questo sono necessarie commissioni di studio di massima del valore di quei beni.
In passato, qualche intellettuale o economista ha già proposto simili modelli di gestione del demanio statale prima della richiesta della Finlandia?
Ho cercato, ma non ho trovato quasi nulla. Gli unici accenni positivi sono in un testo di Jacques Attali, “Come finirà? – L’ultima chance del debito pubblico”, nel quale quantomeno si dà atto che non esistono criteri assoluti per redigere un bilancio dello Stato. E, proprio con riferimento alle ricchezze artistiche dell’Italia, dice che il nostro Paese è avvantaggiato rispetto, per dire, all’Ucraina, perché quelle ricchezze leniscono il significato del nostro debito pubblico. Allora, dico io, tanto vale fare il passo successivo e iscrivere direttamente quei beni all’attivo.
Domenico Letizia

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