Sotto sotto senti covare un risentimento, un livore, un astio che vengono da lontano e non possono più aspettare neanche la speranza di un fallimento per esprimersi con motivata ragione.
Eppure dovrebbero essere contenti. Intendiamo tutti quelli che, per le più svariate ragioni, spesso del tutto personali e non politiche, nutrono da tempo una profonda avversione per Matteo Renzi ed ora dovrebbero rallegrarsi di vederlo finalmente alla prova dei fatti, non più protetto dalla retorica della diversità antropologica e dalla distanza dalle istituzioni, ma costretto a misurarsi con la conduzione di un governo e di un paese, e dunque a forte rischio di giocarsi tutto in poco, anzi pochissimo, tempo.
Invece, misteriosamente, non lo sono; certo, si accaniscono a scrivere meschinità sulle donne entrate al governo – chè la misoginia, si sa, va ancora forte da queste parti – cazzeggiano flirtando con l’ondivago Civati, in perenne fuga da se stesso, oppure citano seriosi editoriali scritti dagli stessi che hanno incensato Monti e Letta ed oggi paiono improvvisamente presi dallo stesso fervore patriottico dei giovani mazziniani risorgimentali. Ma contenti, no, non lo sono, e sotto sotto senti covare un risentimento, un livore, un astio che vengono da lontano e non possono più aspettare neanche la speranza di un fallimento per esprimersi con motivata ragione.
Va da sè che per costoro non c’è dialogo, confronto, neppure una minima argomentazione che possa assumere almeno dignità dialettica, quindi è preferibile, ma anche molto più sensato, esprimersi invece sulla situazione reale, e rispondere ad una domanda che in questi giorni viene posta di continuo alla sottoscritta, ovvero: cosa pensi di questo governo Renzi – sottinteso: tu che lo hai sostenuto, ora non puoi esimerti dal criticarlo. Altrimenti non sei liberal, come dici di essere, ma soprattutto non sei credibile, se non ti unisci al coro dei puri a prescindere e degli indignati in servizio permanente effettivo.
Quindi, seguendo come sempre la ragione e la logica esercitate sui fatti, queste sono le considerazioni della sottoscritta, che discendono coerentemente da quanto ha sempre scritto e sostenuto negli anni:
– il passaggio elettorale sarebbe stato di gran lunga auspicabile, anche perchè avrebbe permesso la formazione di un governo spiccatamente improntato dal vincitore invece che formato su una maggioranza parlamentare precedentemente determinata. Così non è stato, facciamocene una ragione, ne abbiamo scritto a lungo nelle scorse settimane, non ha senso tornarci ancora sopra.
– il governo Renzi non è un governo giovane, è invece un governo di quarantenni, cosa che finalmente ci accomuna alla maggior parte delle democrazie non solo europee ma mondiali, e che significa sostanzialmente una cosa sola: una nuova generazione si assume la responsabilità di fare delle scelte di forte impatto sulla vita del nostro paese, come è naturale e persino fisiologico che accada, e finalmente accade anche in Italia. Nessuna poetica della giovinezza a prescindere, e dunque anche nessuna censura della giovinezza a prescindere, possono determinare un giudizio a priori – come già molte volte in passato, ribadiamo oggi che, piuttosto che continuare a subire le non scelte di una classe politica vecchia non solo anagraficamente ma per eccessiva continuità al potere, preferiamo anche pagare pegno agli inevitabili errori di inesperienza di una nuova generazione che si assume l’onore di mettersi alla prova. Deve pur accadere, prima o poi – da noi, ha prevalso abbondantemente il poi, ma ci siamo comunque arrivati, aspettiamo dunque di vedere come si muoverà questo governo, prima di criticarlo solo per la sua composizione generazionale. E fa particolarmente specie che questa critica arrivi spesso dalle stesse persone pronte ad indignarsi quando ai giovani in cerca di occupazione viene richiesta esperienza – il principio è lo stesso, dunque perchè non riconoscere, almeno, che la preparazione individuale si misura alla prova dei fatti?! Considerando, poi, che a quarant’anni non si è appena usciti da scuola, e si possiede già un bagaglio personale che ci ha formati.
– il governo Renzi appare come una Giunta allargata a livello nazionale, conseguente al modello del Sindaco d’Italia cui Renzi ha sempre detto di ispirarsi, e confermata dalla scelta di avere accanto a sè Delrio, a lungo Sindaco di Reggio Emilia, ed un altro Sindaco, la Lanzetta, fra i ministri. Il cui numero ridotto, conferma effettivamente la modalità Giunta, più che quella Consiglio dei Ministri. Sulla carta, questa scelta è tutta in chiave operativa, non la si può connotare positivamente o negativamente a prescindere, vale dunque quanto detto sopra, la potremo misurare solo alla prova dei fatti.
– il governo Renzi è il governo di Matteo Renzi, ovvero il suo banco di prova. Non dei ministri, non dei sottosegretari, ma il suo, perchè così viene percepito dagli italiani ma, soprattutto, così crediamo venga percepito da lui stesso. Renzi sa benissimo che tutto pesa e peserà su di lui: le aspettative di molti, così come il livore di molti altri. Sa che tutti guarderanno a lui come il principale attore di questa fase politica, sa altrettanto bene che tutto il clamore alimentato intorno al suo personaggio, alla Rottamazione, alle Leopolde, all’appeal mediatico, alla battaglia che in poco più di un anno lo ha portato a perdere le primarie contro Bersani, a vincerle prendendosi il Pd ed a diventare Presidente del Consiglio, ora rischia di trasformarsi in un clamoroso e potente boomerang contro la sua persona. Solo gli sciocchi persistono a considerare sciocco anche lui, ma chi è consapevole dell’intelligenza della persona non può certo pensare che ignori quanto lo aspetta o che non sia stato sincero nel dichiarare: “mi gioco tutto”. È la verità, pura e semplice, è ciò che ha voluto ed ora si ritrova ad avere, dunque ha solo due possibilità.
Può partire con alcuni provvedimenti da troppo tempo attesi su detassazione, lavoro, burocrazia, ed impegnarsi allo stremo perchè diventino esecutivi a tempi brevissimi e diano la scossa necessaria a rimuovere il nostro semiparalizzato sistema produttivo, il nostro Pil agonizzante, i consumi appiattiti, i numeri spaventosi della disoccupazione – sarebbe un buon inizio, quello che tutti si aspettano, a dire il vero, quello che con volontà, determinazione ed anche una buona dose di faccia dura, che al nostro non manca, si possono attuare a breve. Oppure può perdersi nella melina romana degli incontri senza esito, delle consultazioni infinite, delle vaghe promesse, degli eterni rinvii, sperando che la sua empatia col popolo lo salvi sempre e comunque.
Personalmente, ci aspettiamo che percorra la prima strada, e che lo faccia non solo con provvedimenti di facciata, ma con azioni incisive. Non crediamo nei miracoli nè nella Provvidenza, men che meno siamo disposti a scommettere sulla carta dell’empatia, dunque giudicheremo questo governo sulla base di ciò che farà, non solo, ma anche sulla base dei tempi e dei modi con cui si muoverà.
Nel frattempo, visto lo spettacolino offertoci da Grillo in settimana, ci permettiamo di ricordare a coloro che vedevano tacchini sui tetti e governi di rinnovamento con i Cinquestelle che, no, dopotutto, Renzi Premier non è proprio la peggior disgrazia che potesse colpirci. Con buona pace di chi sostenne Bersani ed oggi si appunta sul colore della giacca della Boschi.


Anch’io sapessi come lo capsico!
Io capisco il tormento del Direttore
Io francamente questo Pinelli non lo conosco, stava una volta in via S.Paolino il Pasquinelli, è c’è ancora ma con gestione cambiata. Comunque a Lucca si mangia molto, molto bene e fanno un pane d’ottima qualità. Per ragioni tristi ho dovuto vivere tre mesi a Firenze in viale don Minzoni, ebbene nel raggio d’un chilometro non ho trovato un fornaio decente, tutti artigiani improvvisati, se gli va male da fornai diventano scarpai oppure spaghettieri o altro. E i clienti non mancano, anzi più il pane è cattivo, mal cotto e inventato più vende, ma sappiamo bene che il fiorentino medio è un “newyorchista” sfegatato, un vero cosmopolita e del pane quasi si vergogna. Una città allo sbando socioeconomico e culturale, dimentica del proprio baricentro vero, rattrappito alle palle del David e alle faccine ebeti del Botticelli, e perciò città invidiata e modello dello sbando nazionale. C’è una verità perversa nel fatto che il suo sindaco sia diventato presidente del consiglio. Una verità disperata.
Parliamo di Lucca, i suoi abitanti spesso han il braccino focomelico, tirchi oltre ogni misura, arroccati in appartamenti antichi bellissimi e mai rinnovati veramente (costa!) con le luci fioche….beh conosco il Taddeucci per il buccellato, anche se in un panificio (credo proprio fosse il Giusti) lo trovai migliore. Ma per la torta co’ becchi (mi hai ricordato il nome!), pur avendo fatto il giro di tutte le sorte, son restato affezionato a quella di Pinelli, piu’ “umida” e alta, con meno pasta e piu’ ripieno, cioccolato o erbe con pinoli, e non so se son buone come a fine anni ’80, primi ’90, ma all’epoca era eccellente.
Parli del Taddeucci, ma il forno Giusti la torta coi becchi la fa ancora più buona, e soprattutto la treccia con le noci, una vera ghiottoneria. Sì, Lucca specie d’estate è una città dei balocchi, mare e montagne a un tiro di schioppo. Peccato che i lucchesi abbiano i braccini così corti, che sembrano un popolo di focomelici. Ti dico solo questa: a Lucca in pratica non circola la moneta da due euro, e non capivo perché. Poi mi spiegarono che in tanti ne fanno incetta e le mettono da parte. E sai cos’è accaduto? Che anch’io mi sono messo a farne incetta, quasi sempre i due euro che a Firenze mi piovono senza problemi. Ora ho due vasi da fiori ricolmi di monete, e rimando sempre il trasferimento in banca perché pesano troppo. Lucca mi ha adottato, una vergogna per un fiorentino doc!
Mi son ricordato persino il nome, Pinelli….
Beh, Lucca è una città dove ci si consola sempre, Puccini aleggia da là fino in Versilia, ma in quella via che va da Piazza Napoleone a Piazza San Michele c’é una piccola pasticceria dove ricordo le migliori torte alle erbe e al cioccolato, quelle un po’ alte tipo crostata, che allietavano le mie pause dalle prove al teatro.
E dove la metti la pizza al taglio allora, oppure Giulio in pelleria e Leo credo, con quelle zuppe fantastiche?
E come posso fare una pausa se ora vivo a Lucca che mi tormenta con Puccini da mattina a sera?
Bravo Marzio, ma non hai altro di meglio da fare che *sezionare* le movenze del Gianbabbeo? Da quando Renzi si è praticamente autonominato presidente del consiglio, ho molto piu’ tempo libero, niente tg, niente giornali internet, resta questo spazio ma è ben poco rispetto al martellamento che gli italiani devono subirsi! Per fortuna una Tosca mi è venuta in soccorso facendomi ricordare quali siano i toscani davvero rimasti nella storia, Puccini è uno di quelli, anzi per me il primo tra tutti.
Fai una pausa Marzio, e resta sul fiume ad attendere.
Il personaggio non può aspirare a simili paragoni. Ma ricorderete uno dei gesti più ricorrenti di Hitler, affondare nevroticamente l’indice della mano destra nell’aria dall’alto in basso, per dare concretezza all’enfasi delle sue stupidaggini. Ebbene il nostro Matteo tra i tanti tic ha anche questo, che ovviamente non denuncia alcuna affinità ideologica, ma semplicemente lo studio puntuale e l’imitazione della retorica oratoria dei becchini che hanno infestato il novecento. C’è solo da compatire le migliaia, i milioni di italiani, soprattutto della provincia, che hanno trascorso l’adolescenza e la gioventù a masturbarsi il cervello davanti alla televisione.
“La ricreazione è finita” è espressione che il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, usa spesso. Renzi s’ispira forse a De Luca?
Quello che dice Renzi non ha alcun senso, è solo un rumore, mi ricorda la canzone della Raffa, solo che la sua almeno fa ballare anche un morto, mentre la tiritera che Renzi intona fa morire i vivi che l’ascoltano, rumore, niente altro.
Ma questo semplicemente perché il modo rozzo col quale ha preso il potere, messo la da un partito che non ha vinto le elezioni, e screditato da lui medesimo (dire e predicare una cosa e fare poi l’esatto contrario…) non puo’ legittimarlo in alcun modo! Ricorda un golpe, stavolta davvero, mi meraviglio solo di come sia stato possibile arrivare a tanto, vuol dire che è tutto sfasciato, tutto da azzerare appunto. Ho solo visto una foto su internet di quelle marionette di ministri (appena ci eravamo abituati agli altri), che sono solo delle figurine, come al luna-park, alle fiere, quelle sagome che girano e che se fai centro vinci il pesce rosso o il peluche…..ma come fu per Berlusconi, i suoi sostenitori ripetono le frasi di sempre, vuote, trite e ritrite, un oceano di niente.
Bruttissima pagina di questo malconcio Paese, bruttissima, forse la peggiore da quando sono al mondo.
E poi il nostro è una miniera d’oro per il behaviorism. L’avete visto mentre passava in rassegna il picchetto, i calcagni puntati, lo capite cosa indica quel tipo di andatura? E i pantaloncini attillati coi poiedoni a punta da burino di via Tornabuoni o Pitti Uomo, lo sapete cosa indicano? E la sua reprimenda di stasera ai senatori che senza insorgere di fatto si sono sentiti dire che non rappresentano il paese, lui non eletto che osa rivolgersi così a degli eletti. Lo sapete cosa cova, lo sapete? Renzi non va ascoltato, tanto è capace di parlare per ore e ore senza dire niente, al di là della logorrea sul metterci la faccia, sul giocarsi tutto, e sullo slogan finale: o Renzi o tutti accoppati. No, Renzi va guardato spengendo l’audio. Provar per credere.
E poi a annunciare che ” la ricreazione è finita ” il buon Matteo s’imparenta ai tanti che venuti a galla grazie a una qualche ricreazione storico politica, pretesero poi di decretarne la fine. La storia è piena di questi esempi di parvenu della politica, basti ricordare in tempi recenti la miriade di buffoni rivoluzionari e filosofi del ’68. Renzi e i renziani non lo sanno, ma col loro nuovo vuoto ma pieno di tecnologie imitano i padri buffoni del ’68 come i ” nuovi partigiani ” degli anni settanta imitarono gli antichi partigiani del ’44. Le generazioni stupide e vacue si inseguono nella corsa al nulla se l’intelligenza latita da decenni.
Marzio, che perdita di tempo, francamente ignorare questi pezzi copia/incolla uguali da mesi credo che sia la migliore risposta. Il silenzio come il non voto alle prossime elezioni, poi attenzione, scrivi “sciocco” con questo insultone la maestrina ti fa toc toc sulle dita e ti scrive la nota, rischi pure l’espulsione!
Guarda, io ormai come faccio sempre nella vita, aspetto sulla riva del fiume, son passati già in tanti, figurati se non passano anche questi qua….e non devo neanche aspettare tanto! ;-)
” Solo gli sciocchi persistono a considerare sciocco anche lui “. Nelle scuole medie di tanti secoli fa, quando s’imparavano a memoria l’Iliade e le relative imprese di Ulisse, anche il più pedestre dei professori insegnava ai suoi alunni che una cosa è la furbizia, ben altra l’intelligenza, distinzione che appunto agli sciocchi sfugge.