A Firenze ha funzionato. I problemi non sono stati risolti, ma abilmente elusi. Che il medesimo canovaccio possa funzionare con il governo è tutto da vedere.
E’ lo stesso schema applicato per la giunta comunale di Firenze. Un governo, quello presentato venerdì sera dopo il lungo incontro al Quirinale da Matteo Renzi, assai leggero. Con qualche accorgimento atto a rafforzare l’immagine “pop” e sbrigativa del neo Presidente del Consiglio: ministri giovani, pari numero di donne e uomini, esecutivo snello, personalità non troppo ingombranti, dunque non imbarazzanti e nemmeno in grado di fare ombra.
A Firenze ha funzionato. I problemi non sono stati risolti, ma abilmente elusi. Renzi è riuscito a concludere il mandato senza fare un passo avanti che sia uno alla tramvia, dopo il primo tratto realizzato dal suo predecessore, Domenici. In compenso, con la famosa pedonalizzazione di Piazza del Duomo, si è tolto da un bell’impiccio: decidere se la tramvia dovesse o meno passare sotto la cupola del Brunelleschi, come avevano deciso i progettisti e come, al contrario, non voleva la città, una volta tanto unita su qualcosa. Sono state ottime, poi, alcune battaglie di immagine, come quando Matteo ha metaforicamente preso a schiaffi i sindacati dell’azienda dei trasporti urbani e gli orchestrali del Maggio musicale. Trasporti e Teatro sono rimasti in crisi, in compenso la colpa è passata (almeno in parte) dall’amministrazione comunale ad altri soggetti.
Che il medesimo canovaccio possa funzionare con il governo è tutto da vedere. Da Presidente del Consiglio, Renzi non potrà cambiare i ministri come ha fatto da sindaco con gli assessori, contribuendo anche così a fare crescere la sua fama di decisionista. E la crisi economica e dell’occupazione non gli permetterà di resistere a lungo senza risultati: mercati, Bruxelles e i sessantamila convenuti a Roma in rappresentanza della esausta rete delle imprese italiane così come danno fiducia possono toglierla in un battibaleno.
Come sempre, il giudizio dovrà essere dato dopo. Se farà diminuire le tasse e aumentare i posti di lavoro, Renzi meriterà gloria eterna. Ma se si dovesse ostinare anche nella manifesta impossibilità di raggiungere questi risultati, la sua esperienza rientrerà, a pieno titolo, nella madornale serie di errori della cosiddetta seconda repubblica. E dovrà essere considerata un ulteriore “contributo” al deterioramento della nostra democrazia.
Molto si è detto del coraggio di Renzi che in questa occasione (come in altre, del resto) si gioca il tutto per tutto. Ma una cosa sono i rischi della propria personale carriera, un’altra i rischi del Paese per i quali la cautela è d’obbligo. La finta telefonata tra l’ex ministro Barca e Vendola ha, se non altro, illuminato sul clima torbido nel quale si fanno e disfanno i governi quando la fonte della loro legittimazione non è il voto popolare. Ciò, in Italia, accade da troppo tempo, così come, da troppo tempo esiste un Parlamento non di eletti ma di nominati in base ad una legge, oltretutto, dichiarata incostituzionale. Se tutto ciò è accaduto, non è colpa di Renzi. Ma con lui accade una volta di più, in modo tale da sbugiardare tutti i suoi precedenti proclami: quelli che gli erano valsi un larghissimo favore popolare. Questo basta per fare del nuovo presidente del consiglio non il primo di una nuova stagione politica, ma l’ultimo e il più giovane di una stagione che dura da troppo tempo. Per farselo perdonare, dovrà faticare e soprattutto realizzare non poco.


Se ai tedeschi che nel 2005 hanno fatto il governo di larghe intese tutti plaudono, se un italiano che si è stancato di questa melma che blocca il paese vuol fare le stesse cose non và bene. La situazione non si può protrarre oltre, martedì scorso hanno scioperato i padroni non gli operai a Piazza del Popolo.
Matteo Renzi ha dato il calcio d’inizio alla partita di calcio che finirà ai calci di rigore.Vedremo le azioni del primo tempo,del secondo,dei supplementari ed infine i calci di rigore.Non cci sono in gioco lo scudetto o la coppa Italia,ma le sorti del Paese..Non prevediamo un bellissiomo gioco,ma un catenaccio con tante pedate negli stinchi,peggio di quelle che il buon Beppe Chiappella sapeva rifilare agli attaccanti avversari.Come finirà?Auguriamoci bene , dicersamente il popolo stanco ed incazzato ,è la volta buona che scambierà il culo dei politici con il pallone di calcio.
Ascoltato il discorso di Matteo Renzi al Senato, pare proprio che lo schema Giunta comunale di Firenze applicato al Governo non possa funzionare.