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Parlar chiaro e parlar politico

di Fabrizio Binacchi | 23 Febbraio 2014

Facciamoci degli amici. Secondo voi Renzi e Cuperlo si capiscono, si parlano chiaro? Secondo voi D’Alema e Veltroni si erano parlati chiaro? Non c’è niente da fare, sembra proprio una condizione (o condanna) antropologico culturale

renzicuperloInevitabile. Ineluttabile. Inesorabile, Ine… quel che volete.  Parlar chiaro non è quasi mai parlar politico. Ma soprattutto parlar politico non è mai parlar chiaro. Ci ha provato Renzi a far coincidere parlar chiaro e parlar politico da candidato segretario e anche da segretario e ora vedete che da presidente non potrà che parlar diplomatico. In passato anche Berlusconi aveva provato a fare l’imprenditore in politica e poi, inevitabilmente, prevale la ragion di Stato, che in Italia significa anche parlar  ingarbugliato per non prendere una parte, per non scontentare nessuno. Eppure questi sono i giorni e le settimane delle scelte. Qualcuno si deve scontentare. Diceva il Vangelo dell’altra domenica in un passaggio molto  noto e conosciuto: “Ma il vostro parlare sia SI SI NO NO ciò che è in più vien dal maligno”. (Mt.5,37) Addirittura il diavolo dietro l’ambiguità. Se un politico si dice cattolico dovrebbe pensare quindi di far peccato se parla ambiguo (?!) Parlar chiaro vuol dire farsi capire subito.  Parlar chiaro vuol dire usare termini che tutti noi possiamo interpretare senza ricorrere a schemi complicati e inestricabili. Una delle espressioni simboliche del parlar politichese della prima Repubblica fu proprio “convergenze parallele” , espressione che metteva in crisi menti e geometrie. Al confronto di alcune espressioni di oggi tipo “piccole larghe intese” o “contratti variabili di legislatura” oppure ancora “maggioranza di governo, maggioranza di riforme” impallidiscono anche gli esempi storici degli anni Settanta e Ottanta. Ma è così difficile parlar chiaro in politica come invece pare avvenga in altri Stati? Perché in Svezia e Danimarca, perché in Gran Bretagna e persino in Germania riescono a “parlar chiaro” metterci tempo, magari tre mesi, per fare un accordo ma poi mettono tutto nero su bianco,  come un vero contratto d’affari e su quel programma fanno il governo anche gli opposti? Da noi non riescono a parlar chiaro nemmeno all’interno dello   stesso partito, a volte non si capiscono nemmeno all’interno della stessa corrente. Facciamoci degli amici. Secondo voi Renzi e Cuperlo si capiscono, si parlano chiaro? Secondo voi D’Alema e Veltroni si erano parlati chiaro? Non c’è niente da fare, sembra proprio una condizione (o condanna) antropologico culturale quella per la quale noi Paesi politici latini siamo costretti a parlar politico quando si dovrebbe, per esigenze della storia e della società, parlare molto chiaro. Renzi in 5 minuti ha spiegato cosa vorrebbe fare entro i prossimi 4 mesi: una riforma epocale ogni trenta giorni. Noi lo auguriamo a lui e lo auguriamo soprattutto a noi italiani. Se ci riesce prepariamo subito una cerimonia di beatificazione. Il parlar chiaro non sarà più una scelta ma un obbligo. Verso l’Europa e verso di noi, verso le migliaia di piccoli imprenditori artigiani commercianti che l’altro giorno hanno riempito piazza del Popolo annunciando che le tasse li sta strangolando, verso quelle centinaia di migliaia di non lavoratori non per loro colpa ma perché il lavoro è scappato, verso quelle migliaia e migliaia di giovani e studenti che vorrebbero entrare nel mercato del lavoro giusto e non nel baratto delle raccomandazioni malefiche. Parlar chiaro sarà indispensabile per rinnovare la pubblica amministrazione e tagliare quei miliardi di costi tra politica e para politica inutile che appesantiscono il nostro bilancio nazionale. Che sia si si oppure no no. Un po’ di San Matteo (quello vero)  sarà utile. Se già questo sarà il governo del parlar chiaro avrà sicuramente battuto un primo record: quello della comprensibilità immediata. A volte la forma è già sostanza.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adalberto Scarlino

    24 Febbraio 2014 alle 23:00

    Parlar chiaro, ma – se possibile – non al contrario ( di quello che si sia detto il giorno prima ). NON è cosa buona, nè giusta. Nemmeno utile. Neanche in politica, direi.

    Rispondi

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