
Siamo arrivati alla commemorazione per l’ottantesimo anniversario dall’inizio della Resistenza, ma non mancano le polemiche.
Il 23 agosto 2023, il Corriere della Sera, a pag. 35, sulla rubrica per la Cultura, ha pubblicato un articolo di Federico Fubini dal titolo “Chi moltiplicò i partigiani”.
L’articolo trae spunto da un documento conservato nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma, in un fascicolo intestato al Ministero dell’Interno. Il documento è datato 19 settembre 1945 in formato anonimo e pone soprattutto la questione della reale entità del contributo dei comunisti alla lotta partigiana a Roma. In quel documento, redatto secondo lo stile dei Servizi segreti del regime fascista, si legge: “Alcuni giorni prima della liberazione di Roma, il comitato centrale del Fronte Clandestino di Resistenza tenne una riunione dei capi delle varie bande partigiane.
Subito dopo la liberazione della capitale, ciascun capo (del Fronte Clandestino di Resistenza) presentò l’elenco dei propri iscritti. Venne accertato che dei 7-8mila partigiani organizzati ed aderenti ai vari partiti, 1.200 circa appartenevano al Partito comunista, oltre tremila alla Democrazia cristiana ed il resto al Partito d’Azione, democratico del lavoro e liberale.”.
Federico Fubini spiega che l’elenco si trova presso “l’Ufficio patrioti”, istituito presso la Presidenza del Consiglio ed affidato all’allora colonnello Siro Bernabò, un personaggio non secondario. Negli anni successivi venne promosso fino a diventare generale di corpo d’armata ed anche a comandante delle forze terrestri Alleate per il Sud Europa (con sede a Verona). In quel ruolo ebbe una funzione importante nella guerra fredda e nel contenimento dell’influenza sovietica e nelle tensioni (anche coperte) che attraversarono l’Italia in quel periodo storico. Nel documento si legge anche: “Recentemente, in occasione del rilascio dei brevetti, ricompense, etc., si è venuti a conoscenza che la lista dei partigiani comunisti da 1.200 iscritti è salita a circa 14.000, mentre quella degli altri partiti ne figuravano alcune centinaia di meno. Questa nuova situazione sarebbe stata creata dall’Ufficio patrioti, il cui personale è pressochè totalmente comunista”. Il documento conclude: “All’alterazione pare vi sia stato il tacito assenso del colonnello Bernabò, il quale si sarebbe prestato alle manovre dei social-comunisti, particolarmente di Togliatti, i quali gli avrebbero fatto intendere che a lui sarebbe stata riservata un’importante carica dell’assistenza Post-Bellica”.
Secondo lo storico Franzinelli la velina che colpirebbe Bernabò sembrerebbe ispirata da suoi avversari interni allo Stato o all’esercito. In realtà, nell’assolvimento delle proprie funzioni, i servizi segreti hanno il dovere di avvertire sullo stato dei fatti in essere e quindi il documento anonimo potrebbe rispondere a criteri di veridicità. Se è vero che Ferruccio Parri da presidente del Consiglio e Ministro degli Interni avrebbe potuto verificare immediatamente quei dati, probabilmente non lo ha fatto perché impegnato in questioni di più altro profilo e non ha voluto perdere tempo con queste bassezze morali. Invece, sembra verosimile che Togliatti, non sapendo fare altro, abbia esercitato pressioni per fare apparire più importante il contributo del suo partito alla liberazione della capitale e dell’Italia. In proposito, Federico Fubini cita lo storico Marcello Flores che ha formulato due ipotesi: “Al segretario del PCI allargare il numero dei presunti partigiani poteva far comodo per ragioni politiche o clientelari, dato che a ogni attestato corrispondevano benemerenze, sussidi, facilitazioni. Del resto forse le due opzioni non sono incompatibili tra loro e potevano coesistere”.
Il Corriere della Sera conclude: “Di certo la battagli politica per il controllo della memoria era già iniziata. E non riguardava il passato, ma il futuro: la supremazia morale e ideologica della guerra fredda”.
All’articolo del Corriere della Sera di Federico Fubini, che ha messo in discussione il ruolo di primi della classe dei partigiani comunisti, ha risposto Davide Conti, storico dell’Anpi con un articolo pubblicato il 26 agosto 2023 dal “Manifesto”.
Davide Conti rivendica il primato dei comunisti nella lotta partigiana romana ignorando le azioni dei socialisti, dei cattolici, del Partito d’Azione, degli anarchici e dei liberali. Conte non risparmia nemmeno le parole per infangare la figura di Ferruccio Parri, un esempio di alta moralità, umanità e levatura politica.
Non è un buon servizio ai valori della Resistenza quello di mettere in luce soltanto alcuni fatti ignorandone tanti altri che con pari dignità lottarono per i valori della Resistenza e di Giustizia e Libertà.
Nessuno mette in dubbio che la Resistenza romana rappresenta un patrimonio storico del Paese: basta ricordare le Fosse Ardeatine con i 335 martiri della resistenza, trucidati dopo l’azione gappista di via Rasella. Un’azione che condannò a morte gli altri compagni di lotta di diversa appartenenza politica.
Che dire poi dell’amnistia di Togliatti? Dovremmo chiederci quali motivazioni spinsero il capo del partito comunista a salvare molti fascisti dalle condanne per violenze e per atti criminosi. Forse, doveva salvare anche i compagni di partito che durante la Resistenza assassinarono altri partigiani come nell’episodio della Brigata Osoppo (tra i quali fu ucciso anche il fratello di Pier Paolo Pasolini).
Non parla Davide Conti dell’azione intelligente dei socialisti fatta senza colpo ferire per fare evadere dal carcere di Regina Coeli Giuseppe Saragat e Sandro Pertini. Non parla nemmeno di Giovanni Borromeo e monsignor Montini che salvarono migliaia di ebrei attraverso l’ospedale Fatebenefratelli.
L’unica preoccupazione di Davide Conti è quella di smontare le dichiarazioni contenute nella velina del 19 settembre 1945. Non parla Conti delle spie infiltrate tra le fila della Resistenza e ignora che anche tra i fascisti ci furono coloro che fecero da spia per la Resistenza. Il problema di uno storico deve essere quello di fare emergere la verità nella sua interezza. Davide Conti sa che i GAP non hanno lasciato nessuna prova documentale sulle loro azioni nella Resistenza romana. Viene spontaneo chiedersi perché distrussero tutti i loro documenti. Poi, resta ancora da chiarire la verità sull’assassinio di Bruno Buozzi. Anche queste sono storie della Resistenza che spesso vengono ignorate. Non si può ridurre la lotta per la Resistenza a Roma e anche fuori Roma ad una semplice narrazione di parte.
Ma è proprio dall’articolo di Conti che si trova conferma su questa logica di parte e di primi della classe dei comunisti quando scrive: “Un luogo dove il conflitto coinvolse una vasta minoranza di civili e militari; donne e uomini; classi colte e popolari. Dove i comunisti affondarono quelle radici che permisero loro di concorrere alla rifondazione dello Stato con la Costituzione e a far nascere la Repubblica”.
La verità storica non è fatta dal racconto collettivo di parte che vorrebbe mettere a tacere narrazioni individuali diverse, ma va ricercata con la verifica delle documentazioni storiche.
Infine, grazie alla citazione di Davide Conti, è emblematica l’affermazione di Mario Fiorentini: “Non diremo mai che siamo stati i migliori, ma ripeteremo sempre che nessuno è stato migliore di noi”. Una frase che suona come quando le cornacchie si vestono con le penne di pavone.
Oggi, la ricorrenza va fatta con umiltà e con alto senso di rispetto per tutti i martiri della Resistenza, per quei valori di giustizia e libertà che sono fondanti della nostra democrazia. Non possono esserci primi della classe perché fu lotta di popolo che ha pagato un tragico tributo per il riscatto dalle ingiustizie sociali e umane subite. La democrazia va difesa tutti i giorni, ricordando di attuare la giustizia sociale e rispettando la libertà di pensiero anche se diversa dalla propria. Invece, la supponenza di alcuni ha fatto perdere credibilità alle istituzioni, ed il “politicamente corretto” ha fatto il resto: lo Stato garantista si sta gradualmente trasformando in uno Stato di Polizia vanificando i valori della Resistenza.
Salvatore Rondello
(da “Avanti Online”)

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