
Nell’Eurozona servono (nuove regole e più sovranità condivisa), ha ribadito l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi in un intervento pubblicato sull’edizione online dell’Economist.
Le strategie che nel passato hanno assicurato la prosperità e la sicurezza dell’Europa, affidandosi all’America per la sicurezza, alla Cina per l’export e alla Russia per l’energia, sono diventate insufficienti, incerte o intollerabili, in questo momento così particolare ha afferma l’ex presidente della Bce, per il quale sul fronte delle politiche di bilancio tornare passivamente alle vecchie regole sospese durante la pandemia sarebbe il risultato peggiore possibile.
Draghi analizza l’aspetto economico e dice che l’Europa deve ora affrontare una serie di sfide (sopranazionali) che richiederanno enormi investimenti in tempi brevi, tra cui la difesa, la transizione verde e la (digitalizzazione), osserva spiegando che allo stato attuale l’Europa non dispone di una strategia federale per finanziarli, né le politiche nazionali possono accollarsi il ruolo, poiché le norme europee in materia di bilancio e aiuti di Stato limitano la capacità dei Paesi di agire in modo indipendente.
C’è il serio rischio che l’Europa non raggiunga i suoi obiettivi climatici, non riesca a garantire la sicurezza richiesta dai suoi cittadini e perda la sua base industriale a vantaggio di regioni che si impongono meno vincoli. Per questo motivo, tornare passivamente alle vecchie regole fiscali, sospese durante la pandemia, sarebbe il peggior risultato possibile.
Nelle parole di Draghi dette 1992 si capisce come il concetto di privatizzazione vada oltre lo schietto significato economico. Ribadisce che la politica dovrebbe vedere le (privatizzazioni) come un’opportunità concreta per approvare leggi e generare cambiamenti istituzionali per potenziare rapidamente l’efficienza e le dimensioni dei nostri mercati finanziari.
Giuseppe Basilico
(da “Avanti Online”)

Lascia un commento